Quando il grande Pinot Noir di Vertus diventa un ottimo champagne rosé

André Jacquart Rosé Experience

Mi piace tanto la André Jacquart, non l’ho mai nascosto. Anzi, spero che questa piccola e giovane realtà (RM) creata da Marie Doyard possa trovare presto – e finalmente – una valida distribuzione in Italia. Ma, in proposito, penso che ci siamo quasi…

A ogni modo, nonostante sia legata a doppio filo allo Chardonnay, Marie produce anche un ottimo rosé. Era presente nella prima edizione (2012) della guida Grandi Champagne, ma, purtroppo, è mancato nell’ultima per rottura dello stock: d’altronde, se ne producono soltanto 5.000 bottiglie l’anno… Questo rosé è stato fermamente voluto da Marie per omaggiare la grande tradizione del Pinot Noir a Vertus, che, nonostante sia un’enclave dello Chardonnay (ultimo villaggio della Côte des Blancs ‘classica’, classificato 99% Premier Cru), vanta una zona storicamente dedicata all’uva a bacca nera.

Per questo motivo, la ‘formula’ del rosé secondo André Jacquart esalta il Pinot Noir: l’uva è selezionata in una vecchissima parcella e raccolta a un particolare grado di maturazione per favorire la concentrazione, la vinosità. Poi, questo Pinot Noir viene fatto macerare per 36-48 ore e poi è vinificato in barrique Seguin Moreau. Prima dell’imbottigliamento, poi, questo vino rosso viene assemblato con un po’ di Chardonnay targato Le-Mesnil, anch’esso vinificato in barrique. Non ci sono vins de réserve in quanto si tratta di un millesimato (2012) non dichiarato, anche perché la maturazione sui lieviti dura circa 30 mesi. Dopo il dégorgement, infine, lo champagne è dosato a 4 g/l (extra-brut).

Marie Doyard
Marie Doyard, rampolla di due grandi famiglie champenoise e anima di André Jacquart, presenta il suo ottimo rosé.
Controetichetta
La controetichetta racconta brevemente lo champagne, ma, soprattutto, ci indica il dosaggio e il dégorgement.

Rosé Experience

Bottiglia André Jacquart Rosé Experience80% Pinot Noir in rosso, 20% Chardonnay
dég. mar. 2015 – Sorprende innanzitutto il colore Cerasuolo carico, che porta a un olfatto intrigante per il suo essere senza dubbio un vino Pinot Noir, nonché per la sua complessità, che va dal sandalo alle speziature, anche queste orientali e dolci, quindi ecco la immancabile – e sottile – mineralità. In bocca… sorpresa: ti aspetti un rosé polposo e dolce, invece eccone uno giustamente asciutto ma rotondo, quasi spesso, stavolta con il frutto – piccolo, rosso e selvatico, quindi fresco – in evidenza, oltre a un accattivante supporto minerale che rinfresca ulteriormente la bevuta, di elevata piacevolezza, complice anche lo splendido finale da vino rosso, ancora asciutto, pulito. Insomma, una gran bella bottiglia di rosé, di forte personalità e fuori dai soliti schemi.
Voto: 90/100

Che dire? Nel non facile panorama dei rosé, e soprattutto in quello ancora più difficile dei rosé degli RM, questo sa unire molto bene vinosità e vivacità da champagne, carattere da grande Pinot Noir in rosso e la mineralità, per un risultato non solo vincente e convincente, ma anche piacevolissimo. Pertanto, posso dire che si tratta di un ottimo rosé e non semplicemente di un Coteaux Champenois Rouge (i vini rossi fermi di Champagne, N.d.A.) con le bollicine, forse un Borgogna (ottimo), sempre con le le bollicine, se proprio volete, ovviamente con la freschezza dello champagne. Ma è pure un rosé coraggioso, che va controcorrente rispetto alla maggioranza (non solo della Côte des Blancs…) per proporsi ‘maschio’, incisivo, autorevole, ma mai sgraziato. Anzi… Da provare.

6 commenti su “Quando il grande Pinot Noir di Vertus diventa un ottimo champagne rosé”

  1. Buongiorno

    A Vertus c’è anche Larmardier-Bernier con un Rosé, se non erro il Rosé de Saignée

    Coridiali saluti

    Gianfranco

    1. Sì, certo. A onor del vero, però, nella precedente edizione della guida ci piacque tantissimo, in questa per niente, al punto da non metterlo.
      Dovrei riassaggiarlo per verificare se è stato un caso o se anche Larmandier soffre del problema di molto RM, ovvero l’incostanza delle cuvée…

  2. mai bevuto il rose’ ma posso confermare la bonta del blanc de blanc , ne faccio puntualmente scorta ad ogni visita in territorio Francese con un rapporto q/p inavvicinabile ai piu!!!

    1. I Blanc de blancs… Tutti ottimi, dal Premier Cru fino al Grand Cru Millesimato. E sì, rapporto q/p da standing-ovation, nel senso più positivo del termine!
      Posso aggiungere che potremmo vederlo presto (e finalmente…) in Italia. Vedremo.

    1. Vista la sua forte caratterizzazione, ma il suo gusto asciutto, ci sono diverse opzioni: grandi salumi, tartare di ricciola o tonno, carpaccio di manzo con scaglie di Parmigiano. Ma anche un aperitivo diverso dal solito, con fritti, mica sarebbe una cattiva idea…
      Assolutamente no desperte di frutta, come si fa invece con altri rosé.

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