I dodici ‘piccoli’ champagne da non mancare

Richiesto a gran voce, ecco finalmente l’articolo dedicato agli champagne degli RM (récoltant manipulant), quindi coloro che producono champagne da sole uve di proprietà). I cosiddetti ‘piccoli’, se preferite. Come visto con altre selezioni di ‘best’ che ho proposto in passato, si tratta di soli dodici nomi, non necessariamente i migliori (anche se, probabilmente, lo sono…), ma quelli che ritengo debbano essere assolutamente provati almeno una volta. Poi, che la maggior parte di questi sia anche ‘bio’, in una delle varie sfumature che questo aggettivo comporta, è un caso e non rappresenta certo una discriminante – cosa, peraltro, tanto cara ai ‘talebani’ – però va certamente vista come un di più. Perché, non lo dimentichiamo mai, il vino deve essere prima di tutto piacere!

champagne de vigneron
Anselme Selosse: con lui è nato non solo un altro modo di fare champagne, ma è sbocciato il successo dello ‘champagne de vigneron’.

Comunque, a proposito di questi champagne dei cosiddetti ‘piccoli’, va notato come si tratti di un fenomeno iniziato quasi in sordina una venticinquina di anni e poi cresciuto costantemente fino a rasentare la moda. All’epoca, l’offerta di champagne fuori dalla Francia si basava interamente sui grandi nomi di tradizione: c’erano Moët, Veuve Clicquot, Mumm, anche Taittinger, poi Krug, Bollinger e Roederer per i più evoluti e poco altro. Gli champagne degli RM rappresentavano una vera rarità, ma poi, anche grazie alla ‘rivoluzione selossiana’, le cose sono man mano cambiate e in molti hanno iniziato a scoprire questi champagne ‘diversi’. Il resto è storia, ma oggi siamo arrivati al punto, almeno qui in Italia, di esagerare addirittura, tanto che molti non vogliono neanche sentir più parlare dei grandi nomi dello champagne per puntare esclusivamente a questi piccoli… Calma, le esagerazioni non fanno mai bene e rischiamo di passare da un estremo all’altro. Lo champagne è un caleidoscopio di produttori, fatto di tante realtà, di numerose sfaccettature, ed è questo il bello di questo mondo.
Personalmente ritengo che alcuni mostri sacri dei grandi siano capolavori inavvicinabili dai piccoli, inoltre la maggior parte di questi ultimi soffre ancora di una certa mancanza di costanza di anno in anno, ma l’eccellenza di diversi nomi è fuori dubbio. Come questi dodici che vi propongo qui…

Agrapart Champagne

Agrapart

Uno dei tre ‘mostri’ di Avize, che, in tal senso, si dimostra un villaggio particolarmente fortunato. Produzione piccola, quindi non tanto contesa dagli appassionati, ma addirittura ricercata con ossessione, al punto che si arriva a prenotare le bottiglie con largo anticipo. Sei le etichette prodotte, cinque blanc de blancs e un assemblage che ha rimpiazzato il rosé. Impazzisco letteralmente per l’Avizoise, millesimato frutto di due vecchissime parcelle della stessa Avize. È uno champagne profondo e di un equilibrio perfetto, per questo sa essere tanto importante quanto piacevolissimo.

 

Alexandre Champagne

Alexandre Filaine

La rivelazione di questa edizione (2016-17) della guida Grandi Champagne! Fabrice Gass è un autentico personaggio e i suoi champagne eccezionali, immediatamente e irresistibilmente coinvolgenti, frutto dell’ettaro di vigna di proprietà dello stesso Fabrice, che ha lungamente lavorato da Bollinger. L’unico problema? Produce solo 5.000 bottiglie, così averle diventa una guerra. Era giusto un anno fa quando Roberto Mangione (l’oramai mitico titolare de La Salsamenteria di Roma) mi fa assaggiare uno champagne che non conoscevo. Era la Cuvée Spéciale di questo produttore e fu amore a prima vista! Vi auguro di vivere la stessa esperienza…

 

André Jacquart Champagne

André Jacquart

Va bene, lo confesso, con questo produttore sono di parte: l’ho scoperto per caso a una cena del CIVC, ne sono rimasto colpito e l’ho subito inseguito e apprezzato. Anno dopo anno. E credo anche di essere finalmente riuscito a riportarlo in Italia, in esclusiva con una cantina di primissimo piano (a breve l’annuncio ufficiale, spero…). Non vi confondete con la cooperativa Jacquart, perché qui siamo a Vertus, con la maggior parte dei vigneti a Le-Mesnil, però. Lei è Marie Doyard, rampolla di un’importantissima famiglia della Champagne, che dodici anni fa fonda la maison con il nome del nonno legandosi alla più rigorosa tradizione champenois: fermentazione in legno e no malo. Eccellenti le cuvée 100% Le-Mesnil, ma basta anche il suo ‘base’, il Brut Experience, per capire la sua bravura e cosa significa champagne di piacere…

 

Benoit Lahaye Champagne

Benoît Lahaye

Bouzy, patria del Pinot Noir, soprattutto se in rosso. Ma, pur producendo un ottimo Rosé de saignée, questo produttore si fa apprezzare per la declinazione in bianco della nobile uva nera. Allevata in maniera biodinamica, ma senza la benché minima improbabilità in bottiglia… Anzi, il suo Blanc de Noirs, forse l’etichetta simbolo del produttore, fermentata in buona parte in barrique, con la malolattica svolta solo parzialmente e l’impiego di una piccola quota di vins de réserve. Prodotto in 8.000 bottiglie, è senza dubbio tra le migliori espressioni del Pinot Noir in purezza. Soprattutto perché sa essere scuro senza diventare immanente.

 

Collard Picard Champagne

Collard-Picard

Altro nome a me molto caro, perché l’ho scoperto quasi per caso, perché l’ho sempre più apprezzato, perché ne ho caldeggiato l’arrivo in Italia, perché sono diventato amico di Olivier, nipote del grande René. Ma non è solo questione di coinvolgimento personale, perché Olivier ha creato una bellissima realtà champenoise insieme alla moglie Caroline, senza imitare a tutti i costi il nonno. Il risultato è una gamma di champagne complessi ma mai ostici, ovvero molto piacevoli, con una bellissima articolazione in gamma. Quale consigliare, dunque? L’eccellente Dom.Picard? Beh, sì, certo, ma non dimentichiamo lo champagne simbolo di questo produttore, quella Cuvée Prestige che sintetizza il savoir-faire delle famiglie Collard e Picard, la loro tradizione, il loro concetto di champagne come vino di piacere. Per tutti.

 

De Sousa Champagne

De Sousa

Torniamo nuovamente ad Avize e al suo ‘magnifico trio’ con un’altro dei produttori a me più cari. Devo confessare che me l’ha fatto riscoprire ed amare Federico Angelini, suo fan da tantissimo tempo. I suoi tratti distintivi sono uno splendido Chardonnay, abilmente sposato al legno per donargli spessore, ma mai gusto boisé, oltre al frutto gustoso, alla coinvolgente mineralità e al suo strizzare l’occhio alla vinosità, pur senza velare un solo istante il suo essere assolutamente champagne. E, senza scomodare le etichette top, già con il Réserve Grand Cru (il suo blanc de blancs ‘base’…) si apprezza appieno la grandezza di Erick De Sousa… Anche in condizioni (breve maturazioni sui lieviti e dégorgement recente) non ottimali per uno champagne d’autore: vedasi in proposito il recente Salotto dello Champagne.

 

Champagne Diebolt

Diebolt-Vallois

Ancora Chardonnay Grand Cru – noblesse oblige… – ma stavolta non siamo più ad Avize bensì a Cramant, per molti champenois, come detto in altre occasioni, il ‘miglior’ villaggio della Côte des Blancs. Ebbene, qualcuno potrebbe obiettare che questo produttore è un NM e non un RM, ma le sue 150.000 bottiglie sono frutto delle uve della famiglia e solo le ferree regole della AOC portano a questo diverso status, quindi mi sento d’inserirlo comunque in questa selezione. Bene, per quanto il loro classico Blanc de blancs sia da provare senza riserve, stavolta mi sento di consigliare il sans année alto di gamma, il Brut Prestige, frutto delle uve di tre Grand Cru (anche Le-Mesnil e Chouilly) elevate in botte e poi assemblate su tre annate. Champagne denso ma teso, burroso ma fresco, agrumato e minerale. Insomma, proprio buonissimo!

 

Egly Champagne

Egly-Ouriet

Non semplicemente uno dei top RM, ma uno dei migliori produttori di champagne in assoluto, tanto da essere praticamente un mito. Molto acuta la definizione di “produttore borgnognone in Champagne” riservata a Francis Egly, ma non pensiate che le sue cuvée tendano un solo istante alla vinosità a discapito della natura di champagne, perché non è mai e affatto così! Ci sarebbero tante etichette da consigliare, perché sono una più buona dell’altra, ma per me Egly-Ouriet significa prima di tutto Blanc de Noirs Les Crayères, un non millesimato d’eccezione frutto delle vigne più vecchie e una trasposizione in champagne veramente d’autore. E più passa tempo dal dégorgement e più questo champagne migliora. Da provare almeno una volta nella vita!

 

Champagne Georges Laval

Georges Laval

Cumières, forse il Premier Cru più quotato della Vallée de la Marne, ha un interprete d’eccezione in Vincent Laval. E questo avviene invariabilmente con il solo Pinot Noir, in assemblaggio e perfino con lo Chardonnay in purezza, per non parlare del singolare ma eccellente rosé. Un artigiano nel senso più positivo del termine, Vincent, ma forse anche un artista, abilissimo nel pennellare bellissimi quadri fatti di vecchie vigne, coltivazione naturale, fermentazione in legno, bassissima SO2, rémuage e dégorgement manuali, dosaggi da extra-brut. L’unico problema è che produce solo 12.000 bottiglie… Iniziate ad apprezzarlo con il suo ‘base’, il Brut Nature, intenso, affilato, pulitissimo, per certi versi anche un po’ rustico, ma tale da renderlo veramente affascinante.

 

Champagne Selosse

Jacques Selosse

Il terzo del ‘fantastico trio’ di Avize. Un mito. Per chiunque. Anselme ha dato il via a un modo diverso di fare champagne e si può dire che sia stato uno spartiacque: prima di lui c’era un certo champagne dei piccoli, dopo un altro. Profondamente diverso. Migliore. I suoi hanno una personalità fortissima, ad alcuni potranno pure non piacere, ma sono innegabilmente profondi, raffinati, sofisticati, opulenti, vinosi, soprattutto… naturalmente naturali. Comunque, credo proprio che conosciate tutti Anselme Selosse, almeno di fama. Quale champagne per apprezzarlo? Dovrei dire l’Initial, il suo champagne più diffuso, ma quel qualcosa in più che ha il V.O. (ne rappresenta la selezione, matura più a lungo sui lieviti e non è dosato) mi porta a consigliare questa etichetta quale simbolo, prototipo, sintesi del grande Anselme.

 

Champagne Maillart

Maillart

Segnatevi questo nome perché tra un po’ esploderà definitivamente. Ne sono certo. Nicolas Maillart è un produttore rigoroso e di non minore talento e la sua opera in seno alla maison di famiglia inizia a farsi sentire prepotentemente. Non dimentichiamoci, infatti, che se nel vino i tempi sono lunghi, nello champagne lo sono sensibilmente di più, così se le prime cuvée Maillart della gestione di Nicolas potevano non convincere del tutto, ora la musica sta cambiando. Solo Pinot Noir (predominante) e Chardonnay, illuminato uso del legno sulla base delle uve a disposizione, elevata componente di vins de réserve, bassi dosaggi. E, per iniziare a scoprirlo, vi consiglio il suo Rosé (peraltro una categoria di champagne nient’affatto facile, in special modo con gli RM…), minerale, più agrumato che banalmente fruttato, gustosamente carnoso, fresco, sapido. Ottimo, insomma.

 

Champagne Vilmar

Vilmart

Un piccolo grande produttore. No, un grande produttore. Di più, uno dei migliori nomi tra gli RM. Non basta: tra i migliori produttori di champagne. Ecco Laurent Champs, che nella parte nord della Montagne de Reims dà vita a splendidi champagne fortemente legati allo Chardonnay anziché alla nobile uva nera. Vecchie vigne, coltivazione la più naturale possibile ma senza proclami e isterismi, legno grande e piccolo a seconda della cuvée, niente malolattica e, curiosamente, maturazioni sui lieviti relativamente brevi. Ma la formula funziona eccome! Anche in annate scalcagnate come la 2001. Cosa consigliare, difficile… Mah, forse il classico millesimato, il Grand Cellier d’Or, grasso, tropicale, minerale, brillante, coinvolgente. E in magnum, poi!

 

PS: so benissimo che per qualcuno mancherà questo o quel produttore (ad esempio Vouette et Sorbée, Larmandier-Bernier e pure Fresnet-Julliet, tanto per citarne alcuni non meno validi…), sì, ne sono conscio. Ma, oltre al fatto che dodici è comunque un numero che costringe a limitare la scelta, si tratta pur sempre della ‘mia’ scelta, che piaccia a meno… Ma sono dispostissimo a parlarne, a confrontarmi, anzi, vi invito a farlo.

PPS: tutti questi produttori e i loro champagne li trovate recensiti nella nuova edizione (2016-17) della guida Grandi Champagne.

 

45 commenti su “I dodici ‘piccoli’ champagne da non mancare”

  1. Alberto ciao, non discuto i “tuoi” 12, nel senso che

    a) come dici tu, sono gusti soggettivi
    b) ho imparato che la tua soggettività è molto più oggettiva di quanto pensi – passami il gioco di parole.

    Quindi le tue liste non si discutono, si studiano!

    In ogni caso, che mi dici di Dumangin? Mai entrato nel tuo radar?
    Andrea

    1. Grazie, troppo buono!
      Dumangim? L’ho provato lo scorso anno per la guida, ma non mi ha convinto e per questo non l’ho inserito…

  2. Salve Alberto,non conosco tutti questi produttori ma ultimamente ho avuto modo di sentire più volte Savart,cosa ne pensa lei?

  3. Mi ritrovo in larga parte nella tua lista. A gusto mio avrei inserito Ulysse Collin e come hai detto tu Voutte et Sorbee e Larmandier-Bernier. Olivier, Bertrand e Pierre mi sembra stiano facendo un gran bel lavoro. Saluti.

    1. Ecco, lo sapevo, che saltava fuori un nome che sarebbe dovuto assolutamente esserci: Ulysse Collin!
      Diciamo mia parziale discolpa, che gli champagne del buon Olivier sono una vera rarità per via della ridottissima produzione…
      Tra parentesi, lo vedrò la prossima settimana, quindi scriverò un pezzo a seguire.

  4. Buongiorno Alberto, la scelta non poteva che “scatenare” discussioni, per fortuna aggiungo io, ed avendo avuto modo più volte di assaggiare Champagne di questi produttori ( ad eccezione di Filaine che ho già messo nel mirino) concordo al 90% , il che mi sembra molto buono. Battute a parte, cosa ne pensa del trio RM Paul Bara , E. Barnaut, Paul Louis Martin tutti di Bouzy?
    Saluti
    Marco

  5. Salve Lupetti, bravo, bravo, bravo, le sollecitai un articolo sui RM giusto un anno fa ed ha mantenuto la promessa.
    Il mio trio delle meraviglie assente dal panel (oltre a Larmandier-Bernier) è: Marie-Noelle Ledru, Marguet, Emmanuel Brochet. Lo su numeri piccolissimi ma che qualità! Un suo parere?

    1. Meglio tardi che mai!
      Scherzi a parte, come detto Larmandier avrebbe dovuto esserci, ma alla fine ho dovuto fare delle scelte.
      La Ledru è molto interessante, ma a mio avviso un po’ troppo rustica e altalenante nella qualità.
      Margret ha un grandissimo potenziale, ma vorrei prima studiarlo più approfonditamente, ovvero vedere su quali livelli riuscirà a muoversi nei prossimi 2-3 anni. Prima di dare un giudiziose definitivo. La sua storia, infatti, è piuttosto complessa.
      Brochet discreto…

    1. Tra le grandi enoteche (tipo Achilli al Parlamento) e piccole realtà (tipo La Salsamenteria) dovrebbe trovarli tutti…

  6. Per chi è assuefatto al Brut premier di Louis Roederer, quale consiglia tra questi “poco noti” per non allontanarsi troppo ?
    La ringrazio
    Alberto

    1. Una bellissima assuefazione…
      Direi il Grand Cellier (quindi il sans année, perché il d’Or è millesimato) di Vilmart.

  7. Illustre Alberto salve, di Agrapart ho bevuto più volte lo splendido ‘mineral’ e di Egly un paio di Les vignes de vrigny (non facile)….aggiungerei P L Martin, non so se lo conosce….a presto

  8. Marguet suggerisco il millesimato 2008 che è ottimo e di Emmanuel Brochet l’Hauts Meuniers 2008 100% Meunier di gran qualità. Di Ledru il Cuveè de Goultè 2009. Poi, ecco, un altro che manca e non piace a tutti ma il 2005 Grand Cru Ambonnay di Andrè Beaufort per me è uno spettacolo (anche se lei lo recensì negativamente sulla guida lo scorso anno – forse una bottiglia sbagliata?).

    1. Come detto, Marguet ha potenziale ma vorrei verificarlo più approfonditamente nei prossimi 2-3 anni, Brochet deo a questo punto riassaggiarlo con maggiore attenzione, visto che lei come altri ne parlate tanto bene, Ledru la conosco da anni, ma non mi sembra così “in forma” come qualche tempo fa ed è innegabile la sua vena rustica…
      Diverso il discorso su Beaufort. Mitizzato da molti, a me proprio non convince. I suoi champagne li trovo improbabili e l’incostanza qualitativa, non solo di annata in annata, ma addirittura da bottiglia a bottiglia, non è né tollerabile, né giustificabile con l’estrema artigianalità.
      Poi, il mondo è bello perché è vario, quindi Beaufort a molti piace, ai talebani fa letteralmente impazzire, ma lo champagne è per me altro.

  9. Buonasera, leggo e seguo i suoi consigli da sempre, con grande trasporto. Mi permetto questa volta di segnalare un RM (aLei certo notissimo) di cui, sono certo sentiremo parlare: Emmanuel Brochet.
    Pochi ettari, da sempre bio dinamico, vicinissimo a Reims. Le Mont Benoit, un extra brut di livello altissimo.

  10. Buongiorno,

    mi hanno appena regalato una bottiglia di V.O. di Selosse, degorgiato del 2010.
    Quanti anni potrebbe stare in cantina correttamente conservato?

    Grazie mille in anticipo
    Stefano

    1. Almeno altri cinque anni senza problemi, anche se la tentazione è forte! Infatti, con cinque anni di post-dégorgment sarà una goduria…

  11. Gentile Alberto, mi permetto una piccola provocazione: i capolavori delle maison sono irraggiungibili soprattutto per… le maison stesse. I prodotti alla base della loro gamma, spesso, non sono neanche lontanamente paragonabili con i migliori. Che poi, tra l’altro, sono prodotti “un po’” come fanno i piccoli sui loro migliori: uve di proprietà, rese basse, lavoro scrupoloso in vigna, selezione, niente fretta e compromessi in cantina.
    Che ci sia una comunità dei talebani degli RM è senz’altro condivisibile; non è però più numerosa dei talebani di DP, Salon, Krug come unica rappresentazione della massima qualità in champagne.
    Al di là delle certificazioni e delle pratiche esoteriche, credo che una viticoltura ragionata e più rispettosa dell’ambiente sia un aspetto assolutamente prioritario, se vogliamo continuare a godere dello e della champagne per i tempi a venire. Lei certo ricorda le distese di rifiuti in mezzo alle vigne…
    Cos’ha un Agrapart in meno di una grande maison, in termini di qualità? Non certo la qualità della materia prima, o il terroir, o il talento dei migliori chef de cave, o la cantina, o le botti… ecco l’unica cosa che i RM non hanno sono le liqueur e i vin de reserve… ma in un mercato che richiede sempre più millesimati non dosati come espressione di annata e terroir, la mancanza risulta tutto sommato di poco conto.
    Oramai, e andrà sempre meglio, le maison non hanno nemmeno la facile reperibilità tra le frecce al proprio arco; quasi tutto è e sarà sempre più a portata di clic, cosa che oramai si riflette anche nelle carte dei ristoranti.
    Del resto è così in tutti i settori; le grandi produzioni artigianali non hanno nulla da invidiare in qualità ai prodotti “industriali”, e champagne prodotti in milioni di bottiglie fanno per forza i conti con le regole dell’industria e i suoi compromessi.
    Certo molti produttori possono “non piacere”. Anche a me Beufort non ha mai convinto e non piace; però i gusti e le mode cambiano, altrimenti staremmo ancora bevendo champagne dosati a venti grammi/litro…
    Credo che tutto ciò sia un bene, e che permetta di bere meglio.
    Dal mio punto di vista poi, che bere meglio significhi bere Roederer o Collin poco cambia… certo che il brut nature con l’etichetta di Starck sembra uno champagne di un RM fatto e finito 🙂
    Un caro saluto.

    1. Ottima riflessione, dalla quale non mi discorso tanto… Ci sono degli RM d’eccellenza assoluta, ci mancherebbe, ma sono pochi che riescono a mantenere la stessa qualità rocciosamente anno dopo anno. Per esempio, De Sousa, Selosse, Vilmart non sbagliamo mai un colpo e si muovono sempre in una dimensione d’eccellenza, ma questo discorso non vale per tutti.
      Per quanto riguarda le top cuvée, sì, è vero, sono quasi introvabili e/o inavvicinabili, però rappresentano comunque dei pezzi d’opera irraggiungibili, ecco dove trovo superiori le maison.
      Discorso a parte DP: fare quella qualità su quella quantità è un miracolo! E parlo del “semplice” Vintage…
      Rispetto della natura: anche i grandi sono sempre più sensibili a questo aspetto, a partire dal colosso Moët. E poi chi è il più grande biodinamico di Champagne? Roederer, che è una maison…
      Poi, certo, anch’io berrei a ettolitri Les Pierreres base 2008 di Ulysse (Olivier) Collin per puro piacere!
      (ma i successivi non riescono a eguagliarlo, almeno finora…)

      Vabbè, in linea di massima ci siamo, salvo piccole differenze personali. Giusto?
      Buona serata

  12. Visto la lista e sono d’accordo però scavando nei più piccoli dei piccoli mi permetto di segnalare alcuni produttori : hubert paulet , voirin jumel , moutard pere et fils , pascal doquet , francis boulard ,pierre moncuit e non ultimo yves ruffin .

    1. Buoni, molto buoni, per carità, ma a mio avviso non a livello degli altri che ho indicato…
      Poi, come detto, ciascuno ha i suoi gusti, quindi le proprie preferenze!

  13. sara’ che mi sono andato a scegliere le cuvee piu rappresentative oppure i millesimi buoni come le 2002 e 2008 e quindi ottime bevute 😉

  14. Buonasera Alberto, io credo che nel valutare uno champagne non si possa prescindere dal prezzo. Mi spiego: se spendo più di 70 euro per una bottiglia, o addirittura più di 100 euro (penso a Selosse, fra quelli che lei ha citato), mi aspetto di trovare nel bicchiere non solo uno champagne “buono” (nelle virgolette ci vuol essere tutta la relatività della parola buono) ma anche un’Esperienza, esattamente come quando mi siedo alla tavola di un ristorante stellato. Più difficile è invece trovare degli RM alla portata di tutti (di tutti gli appassionati, diciamo) che emozionino. A me per esempio è capitato con 2 produttori che non ho trovato nelle discussioni precedenti: Herbert Beaufort e Pascal Mazet. Mi piacerebbe conoscere il suo parere su queste due cantine e su due NM che mi stanno particolarmente a cuore: Jacquesson e Philipponat. Grazie.

    1. Caro Luca,
      tocca un argomento per me spinoso. Mi spiego, mi sono sempre chiesto: tenere conto del prezzo nella valutazione o no? Certo, è facile dire che un DP P3 sia eccellente, con quello che costa! Sì, lo capisco, ma il prezzo ritengo che, nel giudizio iniziale, possa comunque rappresentare una sorta di “velo”. Così, per la guida e il sito, ho deciso, anzi abbiamo deciso tutti insieme i degustatori di Grandi Champagne, di non tenere conto nel prezzo. Quindi assaggiamo, discutiamo e diamo il punteggio; poi, se il prezzo se è anche particolarmente competitivo, ne diamo menzione nel testo.
      Di solito, poi, gli champagne con un punteggio elevato, diciamo oltre i 94/100 (mentre quelli tra 90 e 93 sono eccellenti), rappresentano un’esperienza, nonostante il costo…
      Herbert Beaufort l’ho assaggiato un paio di volte e non ho ricordi notevoli: sarà la mia idiosincrasia per il nome Beaufort? Scherzo… Invece non conosco Pascal Mazet.
      Philipponnat: eccellente maison. Anzi, da quando l’ha (ri)presa in mano Charles è cresciuta in qualità anno dopo anno. Clos des Goisses a parte, ne sono dimostrazione il classico brut sans année (anche nella versione non dosata), il nuovo Blanc de Noirs millesimato e le inedite Selezioni Parcellari. Quindi…
      Jacquesson? Un mito. Senza se e senza ma. Quindi…

  15. Ciao Alberto. Ti (e vi) disturbo con una domanda di logistica. Vorrei andare direttamente nella Regione dello champagne a provare e comprare qualche bottiglia nelle varie cantine.
    Ma se compro (solo) un paio di bottiglie per ogni cantina poi come posso fare per farli spedire in Italia?

    A Reims o in quelle zone c’è qualche spedizioniere a cui posso consegnare una dozzina di bottiglie comprate nelle varie cantine??

    Grazie Mille a tutti!
    Daniele

    1. La cosa più semplice è la posta (La Poste), che per questi quantitativi (due cartoni da 6 o uno da 12) dovrebbe avere anche costi accettabili.
      Altrimenti c’era uno spedizioniere ad Ay, ma non so dove ho messo i suoi riferimenti e se spedisce quantità così piccole…
      Mi spiace non poter essere di maggiore aiuto!

  16. Preg. Mo Alberto non sono un grande intenditore, ma appossionato del buono bello e gastronomia. Anni fa ho bevuto un perrier jouet riserva blason de france con etichetta argentata confrontato con un Crystal ho un ricordo superiore per il 1° oggi questo champagne è difficile da trovare in Italia. Al riguardo che ne pensi di questetichetta e dove la trovo. Spero mi rispondi. Saluti ferdinando materazzo

  17. Grazie a questo pezzo sui RM, mi si è aperto un mondo, visto che non avevo assaggiato quasi nessuno di questi produttori. Come sempre è illuminante, signor Lupetti!
    Che dire del blanc de Blancs di de Sousa che ha consigliato, è stato amore al primo assaggio! Non so attribuire un voto numerico ad un vino come fate voi e cogliere tutte le sfumature, quindi probabilmente sto per dire una eresia, ma mi ha lasciato di stucco così come rimasi quando assaggiai la grande annee 2004, con la differenza non trascurabile che il de Sousa è costato meno della metà…
    Altro vino che è piaciuto tanto è stato terroirs di agrapart.
    Grazie e continuate così, lei, il suo staff, la bravissima Vania con le sue belle storie in Champagne. Siete indispensabili per noi che ancora abbiamo mosso pochi passi in questo mondo meraviglioso

    1. No, sono io a dire grazie!
      Sono appassionati come lei a darmi, a darci la forza di andare avanti e cercare di fare sempre meglio!

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