Masterclass Deutz

Masterclass champagne Deutz

A Roma, lunedì 30 maggio, Masterclass Deutz

Continua il programma delle Masterclass e stavolta tocca a un altro nome di altissimo valore: Deutz. Antica maison di Ay, ha conosciuto un netto sviluppo con il cambio di proprietà del 1993 e oggi vanta una gamma di champagne straordinariamente ricca che conta la bellezza di tre cuvée de prestige. Nel corso della serata saranno proposte tutte e tre in degustazione al fianco dell’immancabile sans année (Brut Classic), della sua declinazione in rosa (Rosé), perfino di un Blanc de Blancs millesimato (nonostante sia legata al Pinot Noir, Deutz vanta una lunga tradizione con lo Chardonnay).

Bottiglie champagne per Masterclass Deutz
Sei delle otto etichette in degustazione. Già… ben otto champagne, tra cui due vere chicche…

Al termine, due autentiche perle: due vecchie annate provenienti direttamente dalla Vinothèque! A ulteriore dimostrazione dell’imbattibile longevità dello champagne, infatti, saranno proposti in degustazione anche il Blanc de Blancs 1995 e il Brut Vintage 1988 in magnum…
Oltre agli champagne saranno servite focacce direttamente sfornate dal forno adiacente del locale e taglieri di salumi.

Blanc de blancs 1995 Brut Vintage 1988 in magnum
Due autentiche chicche direttamente dalla vinothèque della maison:
Blanc de blancs 1995 e Brut Vintage 1988 in magnum. un’occasione più unica che rara!

Tutte le info per partecipare alla serata, al seguente link. Mancano pochissimi posti…

INFO PER ISCRIVERTI ALLA MASTERCLASS DEUTZ DEL 30 MAGGIO 2016

8 commenti su “Masterclass Deutz”

  1. Gentile Alberto buona sera
    Si sono spente da poco le luci sulla bellissima serata Charles Heidseck con AIS Milano che già guardo alla prossima.
    La tua è stata una “lectio magistralis”. Esaudiente in tutti i sensi, da competente quale sei .
    COMPLIMENTI!!!!!!!
    Volevo chiederti se sai già l’elenco delle tue Masterclass Champagne a Roma e a Milano con AIS.
    Cordiali saluti
    Luca Arisi

    1. Domanda:sto notando la tendenza di molti produttori a proporre Champagne non dosati.
      Secondo te è una moda oppure è il mercato che lo richiede? Il gusto sta cambiando nelle persone? E’ un cambiamento dei tempi come lo fu a metà dell’800 che abbassarono notevolmente il dosaggio zuccherino per andare incontro al “gusto inglese”?
      Ciao e buona giornata
      Luca Arisi

      1. Non credo ci sarà una rivoluzione come il passaggio dagli champagne ‘dolci’ ai Brut. Indubbiamente, il cambiamento del clima sta giocando a favore dei non dosati anche in Champagne, ma a patto di pensarli in origine come tale e non certo limitandosi a non dosare quello che normalmente sarebbe un Brut.
        Moda? Non proprio, ma in molti produttori stanno senza dubbio guardando con interesse a questo diverso modo di proporre gli champagne. E il mercato li chiede… Ma attenzione a non diventare schiavi di questo stessa mercato e impazzire esclusivamente per questi non dosati, bocciando così sulla carta alcuni champagne da dosaggio apparentemente alto. Infatti, come la mattiamo con le varie eccellenze targate Louis Roederer e Charles Heidsieck, tanto per citare due nomi, che sulla carta sfoderano dosaggi tra i 9 e gli 11 g/l?

    2. Grazie! Di cuore.
      Oddio, per ora posso dirti che domani (!) avrò a Roma la Masterclass Deutz, poi se ne riparlerà a settembre.
      Per Milano, invece, con Hosam abbiamo ipotizzato Bollinger, sempre dopo l’estate, ma ne dobbiamo riparlare.
      Ti farò sapere.
      Un caro saluto

  2. Buonasera Alberto. Leggo da tempo i tuoi racconti spumosi e ti faccio i miei complimenti sia per la scrittura chiara, precisa e accattivante senza essere saccente, sia per la voglia di scoprire sempre cose nuove in terra di sciampagna.
    Non ci racconti qualcosa su come è andato questo incontro su Deutz? Soprattutto sulle bottiglie più “pascolate”…
    E’ una casa che frequento ahimé poco, ma mi sono imbattuto un paio di settimane fa in una Cuvée William Deutz Rosé 1996 che avevo da tempo in cantina, e sono rimasto folgorato. A memoria, il miglior rosé mai bevuto (mi manca però il Cristal ’88… 😉
    Grazie.
    Lorenzo

    1. Ottima idea! Alla luce delle due Masterclass fatte (Roma e Lecce), mi sembra doveroso un punto della situazione su Deutz, anche perché la maison sembra essere in uno stato di grazia…
      A presto, allora!

  3. Buon giorno Alberto
    leggo ogni tanto nelle tue note sulla produzione di alcuni champagne: uso di lieviti indigeni.Cosa sono?Sono differenti dai lieviti tradizionali?
    I lieviti usati per la seconda rifermentazione variano da produttore a produttore? La quantità è da disciplinare oppure ogni produttore si regola autonomamente?
    C’è anche qui una qualità diversa?
    Ho riguardato la masterclass Charles Heidsieck :come mai per terzo è stato scelto il brut millesimato 2005 e successivamente è stato servito il millesimato rosè 2006?
    Cordiali saluti
    Luca Arisi

    1. Buongiorno Luca,
      allora i lieviti indigeni sono quelli presenti naturalmente nell’uva. Ovviamente lo sono se si persegue una viticoltura lontana dalla chimica, altrimenti… poco o nulla. Pertanto, la fermentazione avviene con questi stessi lieviti e non con lieviti aggiunti (detti “selezionati”). Poi, alcuni produttori di champagne (ad esempio Selosse) utilizzano questi stessi lieviti indigeni anche per la rifermentazione in bottiglia.
      La quantità è ovviamente libera e ciascuno utilizza tot lieviti per le proprie fermentazioni, alcolica o in bottiglia. Come avrai letto, ad esempio, Roederer ne usa meno della media per una propria filosofia di vino.
      Domanda Charles: di solito i rosé si servono dopo i bianchi, tutto qua. È vero, in questo caso c’era differenza di annata, ma uno o pochi anni permettono ancora di rispettare questa regola. Ovvio, che se il rosé fosse stato del 2006 e il bianco del 1995 o più vecchio, quest’ultimo sarebbe stato servito successivamente…

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