Dom Pérignon e la cinquina di Richard: 2002-2006

Verticale champagne Dom Pérignon

Vale soprattutto per me: sono talmente ben abituato a quei ‘mostri’ di P2 e P3 da dimenticarmi troppo spesso il classico Dom Pérignon, il Vintage (che poi è il vino da cui derivano i suddetti ‘mostri’…). Nato nel 1936 con l’annata 1921, ha poi conquistato la sua piena identità nel 1947 per spingersi fino all’attuale 2006, per un totale di 40 annate ‘dichiarate’ finora. Che poi significa aver millesimato quasi cinque volte per decade, in media. Poco o tanto? Dipende. C’è chi, per scelta, stile aziendale o addirittura propria visione dello champagne, millesima solo nelle annate eccezionali, il che avviene circa tre volte ogni dieci anni. Poi c’è chi millesima in quelle annate che sono ‘fotografabili’ nel rispetto dello stile della maison, allora saliamo intorno alle cinque volte, che poi è quella media che abbiamo visto. Ma, nel caso di DP, dovremmo andare ad analizzare gli ultimi 35 anni, cronologicamente parlando, quando questo champagne ha visto la luce tra le sei e le otto volte ogni decade. Già lo so, qualcuno dirà con sarcasmo: “beh, è il Gruppo LVMH, deve farlo, deve produrre!”. Analisi superficiale, miope, sciocca. Sentite un po’ cosa mi ha detto Richard Geoffroy qualche giorno fa: “credo che non sia giusto limitarsi a millesimare solo nelle annate eccezionali, troppo scontato. Meglio vedere il millesimato come una sfida, quindi provare a farlo anche nelle annate meno interessanti, per non dire addirittura difficili. Perché Dom Pérignon deve esprimersi ed esprimere ogni annata senza restrizioni…”. Capito? Ecco perché sotto la sua ‘gestione’ il DP ha visto la luce sette volte negli anni ’90 e lo farà addirittura otto nella prima decade degli anni Duemila. Non solo, tra questi otto ce ne sono cinque che sono stati addirittura consecutivi: 2002, 2003, 2004, 2005 e 2006. Mai successo nella storia di DP: “per la prima volta Dom Pérignon osa millesimare per cinque volte consecutive!” esclama trionfante il mitico chef de cave.

Richard Geoffroy
Richard Geoffroy, il mito! Ha saputo esaltare la sfida di Dom Pérignon nei confronti dell’annata, stabilendo anche il recordo di cinque Vintage consecutivi!

Ecco perché nell’ultima degustazione che ho avuto il piacere di fare all’Abbazia di Hautvillers Richard ha voluto iniziare l’assaggio proprio con questi cinque vini tutti contemporaneamente nel bicchiere. Un’occasione molto interessante per riassaggiarli a distanza di mesi o anni, a seconda dei casi, e verificarne così la condizione a distanza di tempo. Ne riporto le mie impressioni sintetiche e quelle più articolate di Vania Valentini, con me per l’occasione insieme ad altri amici appassionati. I punteggi tributati, invece, rappresentano una fotografia dello champagne al momento, pertanto possono – giustamente – essere variati rispetto ad altre degustazioni.

Dom Pérignon Vintage

 

Dom Pérignon Vintage 2006

2006

55% Pinot Noir, 45% Chardonnay; 5 g/l
Alberto: ottimo come sempre. Conferma tanto il giudizio di Grandi Champagne 2016-17, quanto essere una delle più belle creazioni di Richard.
Vania: l’approccio olfattivo è incentrato sul frutto maturo, quasi esotico per poi virare all’innalzarsi della temperatura sulle note fumé, gli accenni di erbe aromatiche, agrumi dolci, cedro e infine craie. Il sorso è verticale, dalla tessitura scattante data dall’ancora vigorosa acidità, tuttavia già in perfetto equilibrio con la trama sapida, evidente anche nel finale. Succoso e concentrato il centro bocca. È un Dom Pérignon ricco, già maturo, nel senso che è ‘pronto’, in anticipo sui tempi rispetto ai precedenti. Contemporaneo.
Voto: 95/100

 

Dom Pérignon Vintage 2005

2005

38% Pinot Noir, 62% Chardonnay; 5 g/l
Alberto: il DP Vintage che mi ha convinto meno e ho sempre espresso queste mie perplessità a Richard. Che, giustamente, sa il fatto suo perché, con mia sorpresa, ecco il tempo iniziare a giocare a favore di questo champagne. Ancora denota quel finale amaricante tipico dei 2005, ma accidenti se sta pian piano migliorando! È cresciuto nel rispetto delle tipiche caratteristiche DP e, soprattutto, in bevibilità.
Vania: meno stimolante degli altri, all’olfatto spicca la frutta matura, poi propone note salmastre e iodate, spezie orientali e, infine, un curioso spunto di curcuma. È, tuttavia, meno sfaccettato, complesso dei soliti Dom Pèrignon, sembra meno tridimensionale, non possiede le consuete sfumature scure, profonde. Anche il sorso è meno incisivo, mancando un po’ del solito dinamismo, dell’energia yin e yang… insomma, della tensione tipica della filosofia di Geoffroy. Tuttavia, mantiene buona sapidità e personalità. Empirico.
Voto: 92/100

 

Dom Pérignon Vintage 2004

2004

(53% Pinot Noir, 47% Chardonnay; 6,5 g/l)
Alberto: per me rimane uno dei DP Vintage più buoni mai fatti! Forse non eccelle in articolazione e profondità, ma compensa con una bevibilità che non ha eguali! Mi si permetta di definirlo così: da berne a litri…
Vania: decisa e potente la mineralità, quasi esplosive le note di craie. In evoluzione, ecco evidenti note di bergamotto, conquat e spezie orientali. Più sfaccettato e stratificato al palato, dove è denso, fitto, profondo e denso, ma dall’acidità risoluta e ampia, che lo lancia sulla via della longevità e che fa da sostegno a una complessità e una trama esemplari. Immortale.
Voto: 95/100

 

Dom Pérignon Vintage 2003

2003

(62% Pinot Noir, 38% Chardonnay; 6,5 g/l)
Alberto: ricordo le numerose bocciature al debutto e, in effetti, anche io rimasi piuttosto perplesso. Ma sapevo che Richard non si sarebbe lanciato in una simile sfida senza avere la certezza di poter dare vita a un DP degnissimo di questo nome. E così, il tempo gli sta dando ragione, perché la degustazione di qualche giorno fa è stata una vera sorpresa! Ho trovato un DP gustoso e brillante, fruttato e minerale al naso, al quale fa seguito una bocca equilibrata, non banalmente leggera, ma addirittura elegante. E che lunghezza! Sorrido al pensiero di quelli che dovranno rimangiarsi le parole di stroncature…
Per la cronaca, Richard ricorda che si ebbero solo 20 hl/ha di Chardonnay e che si tratta di un DP in una “dimensione tannica e strutturata”.
Vania: rispetto ad assaggi che ricordo, stavolta spiccano immediatamente all’olfatto note di craie e pietra bagnata. Poi si apre al consueto ventaglio che propone accenni frutta gialla matura, nespola, albicocca, ananas, ma anche spezie orientali, che, all’innalzarsi della temperatura, si fanno sempre più evidenti come la curcuma e il curry. Sfumature di erbe aromatiche nel finale. Il sorso è equilibrato e complesso, manca tuttavia un po’ di tensione e slancio. Inebriante.
Voto: 93/100

 

Dom Pérignon Vintage 2002

2002

(48% Pinot Noir, 52% Chardonnay; 5 g/l)
Alberto: ne sono sempre più convinto: è questo il DP Vintage che ha più e ancora bisogno di tempo, ma un giorno sarà notevolissimo. È grasso, soprattutto sul fronte della frutta secca, con un finale piacevolmente maturo. Più acutamente, Richard parla di “sovramaturazione aromatica dello Chardonnay, che si fa addirittura viscoso. È un DP sensuale”. Appunto.
Vania: giallo dorato intenso e luminoso. Naso evoluto e sfaccettato: burro di montagna, cenere, agrumi, timo e limone. La sboccatura non recentissima (2010) gli ha donato note ossidative eleganti e gourmand, come gli accenni di torrefazione, mou e crème caramel che, all’innalzarsi della temperatura, si fanno sempre più intensi. Al palato è cremoso e soffice, complesso, di una grassezza ben integrata e non fine a se stessa, ma con una dinamica di bocca travolgente per via della spalla acida ben sostenuta e ampia. Finale salino e lunghissimo. Il Dom Pérignon che non ti aspetti…
Voto: 94/100

 

Durante la degustazione Dom Pérignon
Dopo l’imprescindibile Vintage 2000, Dom Pérignon si è giustamente preso una pausa con la (disastrosa) annata 2001, salvo poi infilare una cinquina unica, al limite dell’irresistibile…

Diavolo d’un Richard, ha avuto ragione un’altra volta! Nel senso che questa degustazione ci ha messo di fronte a cinque champagne che, da un lato e senza dubbio, sono dei Dom Pérignon, quindi ne esprimono incrollabilmente la tipica cifra stilistica, mentre dall’altro sono giustamente figli della loro annata. No, meglio, interpretano l’annata. E lo fanno magistralmente, come solo l’accoppiata DP/Geoffroy sa fare. Poi, naturalmente, ciascuno preferirà uno o un altro…

Gli champagne Dom Pérignon sono distribuiti in esclusiva da:
Moët-Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it

14 commenti su “Dom Pérignon e la cinquina di Richard: 2002-2006”

  1. Ciao Alberto (mi prendo la libertà di darti del tu perché è tanto che ti seguo che mi sembra di conoscerti per davvero) ti considero un grande intenditore di Champagne e perciò mi sono ritrovato spesso a seguire i tuoi consigli o meglio gusti anche se a volte non concordavo pienamente (ad esempio non sono mai stato un estimatore del Cristal e perciò di Roederer) ma seguendo i tuoi consigli sono arrivato ad apprezzare il loro millesimato e anche il Premier Brut. Detto questo con il Dp proprio non riesco, cioè intendiamoci non è che non mi piace ma non riesco ad amarlo (come Krug o Vilmart e perché no la Cuvèe Enchanteleurs di Henriot ecc ecc…) comunque noi stessi non possiamo piacere a tutti e giustamente anche i grandi Champagni avranno chi li ama e chi no. Me ne farò una ragione .. Approfitto per chiederti che ne pensi di alcuni produttori che non trovo sulle tue guide … Pascal Mazet, Josè Ardinat, Emmanuel Brochet, Pierre Gerbais, e Roger Brun…. mi sembrano parecchio interessanti. Di Gerabis per citarne uno ho bevuto l’Originale extra brut e il Prestige extra brut quest’ultimo non ha particolari caratteristiche ma è talmente beverini che se ne potrebbe bere a secchi …. Mi accorgo di essermi dilungato leggermente … Grazie e buon lavoro … Aspetto con ansia una tua risposta

    1. Grazie!
      Eh, sì, certo, ci mancherebbe che non puoi darmi del tu.

      Andiamo con ordine. Hai ragione, non può piacere lo stesso champagne a tutti, altrimenti sarebbe la fine: ne berremmo tutti uno solo! In questo discorso, si inserisce benissimo la tua scarsa predilezione per il Cristal, che nel tuo caso è frutto del gusto personale e non di un’idiosincrasia a prescindere, visto che invece hai mano apprezzato il non millesimato e il Vintage. Se ti capita, però, provane uno con qualche anno sulle spalle (ad esempio un 1999 o un 2000) e fammi sapere. Potresti cambiare idea.
      Con DP può essere ancora questione di gusti, ma prima permettimi di chiedere: hai mai assaggiato un P2/Oenothèque? A mio avviso è la vera essenza di DP, oltre a essere uno champagne straordinario. Poi, se non ti piace neanche quello, allora son proprio gusti.
      I piccoli citati. Roger Brun è in guida. Brochet devo riassaggiarlo perché non lo ricordo, quindi non deve avermi colpito in passato. Mazet l’ho sentito ma… francamente non lo ricordo proprio. Gli altri due, infine… beh, non li conosco. Però questo Gervais mi incuriosisce. Dovrò rimediare.
      A presto

      1. Si ho bevuto anche il P2 (allora Oenothèque) anche Rosè e mi sono piaciuti ma non mi hanno fatto impazzire perciò probabilmente a questo punto è un problema di gusto …. Grazie comunque e buon lavoro …

  2. Alberto ciao, DP 2006 che potenziale di invecchiamento ha?
    O meglio, detto che anche a me sembra “già pronto”, qual è l’orizzonte temporale in cui eventualmente aspettarlo e dimenticarselo in cantina?
    Sperando di resistere visto quando è già buono ora…
    ciao!
    Andrea

    1. Sì, è uno di quei DP subito “pronti”, subito molto buoni. Il che non capita proprio spessissimo. Come tutti i DP, o meglio, perché un DP sia tale deve garantire un potenziale di invecchiamento di almeno 30 anni, quindi…

  3. Buongiorno intanto complimenti per il suo sito,sono claudio da varese e trovo molto interessante e utile il suo sito,peccato che lei e il suo staff si trova a Roma seno’la verrei a trovare spesso.
    HO frequentato tutti e tre i corsi AIS nel 2006 e da allora non ho mai abbandonato la mia passione per il vino italiano e francese con vari viaggi.
    La mia domanda è questa sono rimasto di stucco quando mi hanno detto che nel disciplinare dello champagne sono ammessi vitigni vecchissimi sono:FROMENTAU, ARBANNE PINOT BLANC E PETIT MESLIER.
    Uno champagne prodotto con questi vitigni oltre ai tre chardonnay pinot noir pinot meunier è LAHERTE FRERES LES 7 .
    Vorrei da lei la conferma di questa notizia che mi hanno dato,e se questi vitigni sono realmente nel disciplinare dello champagne-
    GRAZIE e complimenti di nuovo continuerò a seguirla e se qualche volta viene a MIlano per qualche serata sarei molto interessato di partecipare e conoscerla.

    1. Grazie!
      Oddio, perché stupito? Oggi, circa lo 0,3% della superficie vitata in Champagne è piantata con le cosiddette “vecchie varietà” e queste sono regolarmente ammesse dal disciplinare, in assemblaggio o in purezza. Oltre a Laherte, ci sono diversi produttori che propongono champagne con una o più di queste varietà, Drappier e Aubry (che ne fa addirittura due), tanto per citarne un paio piuttosto noti e diffusi.
      A presto

  4. Buonasera,
    In cantina ho ritrovato una bottiglia di Moet et Chandon vintage del 1978 con la confezione originale. Vorrei venderlo, mi potreste dire dove posso rivolgermi ed una eventuale quotazione?
    Grazie mille.

    1. Per vendere le singole bottiglie la cosa migliore è il passaparola tra appassionati oppure ci si può rivolgere a qualche importante enoteca.
      Il valore? È una bottiglia abbastanza rara, quindi posso stimare tra i 400 e i 500 euro, se ben conservata, ovviamente.

  5. Ho deciso di acquistare un 2006 a far compagnia ad un vecchio amico del 2000, che spero si sia rivalutato nel tempo. Cosa ne pensa? Inoltre approfitto per chiederle un parere su una bottiglia, oramai da anni presente in cantina, una grand dame 1996 secondo me etichetta mai apprezzata abbastanza. Che valore può darle? Che abbinamento suggerisce per il 2000 e la veuve, anche se penso di aspettare ancora un po’? Grazie e complimenti per la sua professionalità che mette sempre a disposizione.

    1. Buongiorno,
      beh, è ancora troppo presto per parlare di rivalutazione monetaria del DP 2000… Però, nel frattempo, lo champagne è certamente migliorato. Non poco. Quindi capace di accompagnare praticamente l’intero pasto. Un bella coppia con il 2006, due annate calde ma con caratteristiche diverse.
      Discorso differente La Grande Dame 1996. È uno dei ’96 ben fatti, quindi con ulteriore potenziale di invecchiamento. E sul fatto che sia uno champagne sottostimato… beh, con me sfonda una porta, anzi un portone aperto! Per questo stesso motivo, però, non riesce a spuntare prezzi corretti nel settore del ‘collezionismo’. Di contro, però, chi ne conosce il valore ‘rischi’a, di fare dei veri affari!
      In conclusione, aspetterei ancora: consideri che oggi La Grande Dame al picco è la 1989!

  6. spero mi rispondiate x cortesia come scritto sopra se non -erro dite che il dp è l unico al mondo ad essere sempre millesimato come spiegate allora che nel periodo 2001 fino al 2006 è sempre stato millesimato la domanda è questa allora nell 2000 oppure 2007 non era millesimato se si perchè dite che esce sempre millesimato grazie

    1. No, non è l’unico al mondo ad essere sempre millesimato. È sempre e solo millesimo, questo sì, ma non l’unico. È millesimato perché deve rappresentare lo spirito dell’annata secondo lo stile DP. Nella prima decade del Duemila è stato prodotto nel 2000, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2008 e 2009.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *