Dom Pérignon 2003: tutto, ma proprio tutto sulla “provocazione” di Richard

tappo di dom pérignon 2003

Ho assaggiato il nuovo Dom Pérignon 2003 poco più di un mese fa, ciò nonostante, prima di postarne le impressioni, ho voluto riassaggiarlo a distanza e, soprattutto, confrontare le mie impressioni con Richard Geoffroy, l’oramai mitico chef de cave. D’altronde, un Dom Pérignon figlio di un’annata come la 2003 rappresenta un vero evento…

Richard Geoffroy con Alberto Lupetti all’Abbazia di Hautvillers
Richard Geoffroy con il sottoscritto all’Abbazia di Hautvillers, luogo di nascita e attuale “sede” di Dom Pérignon.

Il caldo del 2003, infatti, si è fatto sentire parecchio anche in Champagne, dove, però e a peggiorare le cose, c’è stata pure una gelata ad aprile che da sola ha distrutto ben il 30% del potenziale raccolto. Risultato: vendemmia anticipata per vini dall’elevato grado zuccherino e bassa acidità. Per questo motivo, non sono stati molti i millesimati prodotti in occasione di quella vendemmia e, tra l’altro, quei pochi che hanno visto la luce, spesso e volentieri non hanno convinto del tutto (ad esempio il “2003 by Bollinger”), anche se non sono mancate bottiglie quantomeno sorprendenti (Il Comtes de Champagne Rosé e il Millésime di Taittinger, entrambi notevoli, nonché il Vintage di Louis Roederer), ma si è trattato di casi talmente unici da rappresentare l’eccezione alla regola. A ogni modo, quella vendemmia è stata oramai archiviata e le bottiglie praticamente esaurite, per questo è con non poca sorpresa che gli appassionati hanno accolto questo “nuovo” Dom Pérignon.

bottiglie di Dom Pérignon sur lattes nelle cantine Epernay
Bottiglie di Dom Pérignon sur lattes nella cantine sotterranee di Epernay: notare la chiusura con il tappo di sughero, che le qualifica come di Œnothèque. Ebbene, tra queste anche il 2003, che vedremo in futuro: un evento nell’evento!

Confesso che sono stato molto sorpreso anch’io di vedere un Dom Pérignon targato 2003, anche perché ricordo benissimo le parole di Richard Geoffroy cinque anni fa: “se si ha la sensazione che il vino non abbia potenzialità di invecchiamento di almeno 30-40 anni sarà scartato, a costo di non produrre in quell’annata”, cosa che è accaduta, per esempio, nel 1997.

foto di Richard Geoffroy con Vincent Chaperon, il suo braccio destro
Richard Geoffroy con il suo braccio destro, il bravissimo Vincent Chaperon

L’arrivo di questo Dom Pérignon 2003, dunque, è stato una sorpresa, ma una sorpresa dettata più dalla curiosità che dalla notizia stessa, visto che già un anno e mezzo fa, in occasione di una degustazione da sogno all’Abbazia di Hautvillers tra Richard, il sottoscritto e il “mio compagno d’avventure” Federico Angelini, il geniale chef de cave aveva anticipato qualcosa in merito. Avevamo “ripassato” un po’ tutta la gamma e con l’ultimo bicchiere di Œnothèque Rosé ‘90 (a proposito, prossimamente pubblicherò la degustazione del non meno eccezionale 1992…) si parlava di annate, quando Richard se ne uscì con una cosa del tipo “e se vi dicessi che ci sarà un DP 2003…?”. Io e Federico ci siamo guardati, Richard è scoppiato in una risata e così siamo rimasti con il dubbio se ci stesse prendendo in giro o meno. Ma poi, a fine novembre, uno dei suoi periodici sms mi informa che “il DP 2003 è in dirittura di arrivo e promette bene. Un elemento di provocazione da Dom Pérignon…”. Diavolo d’un Richard!

Bottiglia di Dom Pérignon Vintage 2003
Il sorprendente Dom Pérignon Vintage 2003

E così, a gennaio, ecco finalmente di fronte a me la bottiglia di Dom Pérignon 2003, assemblaggio di 60% di Pinot Noir e 40% di Chardonnay, con un dosaggio finale di 6 g/l. L’ho assaggiato utilizzando un bicchiere veramente perfetto per lo champagne come “Le Joseph”, realizzato da Riedel in esclusiva per Krug.

Appena accosti il naso al bicchiere riconosci immediatamente che si tratta di un Dom Pérignon. C’è, infatti, la classica mineralità, soffusa e perfettamente intelligibile, ci sono le consuete erbe aromatiche, ma pure una sinuosa dolcezza da pasticceria e una freschezza di stampo agrumato. Ecco, questa sensazione e l’assoluta mancanza di pesantezza svincola il naso di questo champagne dall’impronta tipica dell’annata 2003. E la freschezza, sempre agrumata, segna evidentemente l’assaggio, quasi a richiamare lo Chardonnay, prima dei netti e intensi ritorni di erbe aromatiche che aprono a singolari note di rabarbaro. Si percepisce che è un DP fuori dalla norma e la leggera diluzione a centro bocca e l’acidità poco evidente stavolta sì che tradiscono l’annata. Però, proprio quando pensi che il vino sia corto e, quindi, stia pagando la vendemmia particolare, ecco invece una fine lunghezza e un’ampiezza di gusto rimarchevoli, ancora sui toni di mineralità ed erbe, che sembrano non voler finire mai. E, soprattutto, una sensazione in bocca di freschezza e grande pulizia.

Pochi giorni fa, come dicevo, il riassaggio, stavolta insieme a Marco Reitano, sommelier de La Pergola dell’Hilton. Le impressioni sono bene o male le stesse, all’olfatto e all’assaggio, ma proprio in quest’ultimo ho trovato il DP 2003 più gustoso, piacevolmente rotondo, quasi levigato, con note fruttate in evidenza sul finale.

Insomma, si tratta di uno champagne che coniuga la personalità tipica di Dom Pérignon con le caratteristiche dell’annata, ma senza soffrirle, e Marco s’è detto d’accordo con me. Oltretutto perché colpisce o, più semplicemente, piace, a seconda si tratti di appassionati o grande pubblico.

Richard parlava di “provocazione”, io ritengo più corretto parlare di “piccolo capolavoro”.

Probabilmente, la prima bottiglia assaggiata subito (ero troppo curioso…), non appena arrivata da Epernay, avrebbe dovuto riposare un po’, cosa che invece ha fatto la seconda, da qui la convinzione di assegnare a questo DP 2003 un pieno:
Voto: 91/100

Ho espresso le mie opinioni a Richard che mi ha risposto così: “dovevamo farlo questo 2003 perché ci trovavamo di fronte a una grande occasione. D’altronde, non fu fatta una cosa del genere con il 1947? E allora? Così abbiamo corso il rischio e accettato la sfida fiduciosi, ma per farlo dovevamo ridefinire il bilanciamento complessivo del vino, rendendo la potenza intensità e sfruttando la mineralità per dare vivacità al frutto. Il Dom Pérignon 2003 è talmente particolare per via dell’annata da essere provocante”.

Foto di Richard Geoffroy
Richard Geoffroy, chef de cave di DP con piena responsabilità dal 1996, è non solo un enologo di valore, ma un autentico personaggio. Proverbiali la sua sensibilità, la sua notevole cultura e la sua passione per la gastronomia, che poi si riflettono nel suo modo unico di descrivere i vini.

In passato, tre annate hanno avuto “caratteristiche” simili, la 1947, la 1959 e la 1976. Per quanto riguarda la maison di Epernay-Hautvillers, ho avuto la fortuna di assaggiare per tre volte il Grand Vintage Collection 1959 di Moët in magnum e tre volte ancora il 1976, sia ancora come Grand Vintage Collection, sia come Dom Pérignon Œnothèquetroisième plenitude”: ebbene, entrambi erano a dir poco straordinari, sempre, a  dimostrazione che annate così difficili possano non solo invecchiare, ma anche migliorare con il tempo. Per questo, non sorprende più tanto il coup de theatre finale di Richard, quando annuncia che rivedremo il Dom Pérignon 2003 anche come Œnothèque! Ne riparleremo tra non meno di cinque anni…

Gli champagne Dom Pérignon sono distribuiti in esclusiva da:
Moët-Hennessy Italia – tel. 02/6714111

35 commenti su “Dom Pérignon 2003: tutto, ma proprio tutto sulla “provocazione” di Richard”

  1. Buonasera,

    Complimenti per il sito , io ho bevuto il Dom Perignon 2003 e concordo pienamente con la sua analisi, mi chiedevo pero se Lei saprebbe indicarmi quali siano state le migliori annate di dom Perignon dal 1980 in avanti e se vi sono altri “piccoli capolavori”

    Grazie dell’attenzione

    1. Buonasera a lei e grazie per i complimenti!
      I grandi Dom Pérignon per me? Parliamo dei bianchi: memorabile il 1996, eccezionali il 1990 e il 1985, fascinosi il 1988 e il 1982… Poi, il 2002 potrà diventare un grande, ma le maggiori sorprese arriveranno dal 2003: più passa il tempo e più migliora e se, coma ha detto Richard Geoffroy, ci sarà pure l’OEnothèque, allora ci sarà da divertirsi. Gli anni ’70, poi sono una vera sequela di capolavori, il 1969 è quasi la perfezione (https://www.lemiebollicine.com/1824-dom-perignon-oenotheque-1969/) e… basta?
      Ovviamente, le versioni OE sono ben superiori, anzi straordinarie, mentre se parliamo dei Rosé… beh, lasciamo perdere. Costo a parte, ovviamente.
      Avrà capito che amo questa etichetta e se poi consideriamo la quantità in cui è prodotta allora siamo alla standing ovation.
      Poi, per carità, potrà anche non piacere, ma entriamo nella sfera dei gusti personali.

  2. Do la colpa alla mia impronta un po’ “krugghista” che mi porta ad esigere dai millesimati piu’ di quanto ci si dovrebbe aspettare, ma dal 2003 di Dom Perignon non sono ancora riuscito a trarre soddisfazione; sara’ per quel finale marcatamente amaro che spero il tempo levighi, ma non riesco ancora a bramarlo quanto altre annate considerate minori e tuttavia affascinanti… Per ora lo colloco superiore solo all’anonima 2000, ma mi fido della sua esperienza e spero di essere piacevolmente sorpreso dalla prossima bottiglia!!

    1. Solitamente il “krugista” non ama molto gli altri champagne, soprattutto quelli dallo stile profondamente diverso come Don Pérignon. Ma vedo che lei è un appassionato e si diverte a muoversi oltre la maison di rue de Coquebert…
      Nel caso di DP, quando Richard Geoffroy mi anticipò che ci sarebbe stato un 2003, rimasi sia stupito, sia perplesso. Al primo assaggio, poi, trovai il vino sorprendente per un 2003, ma segnato da questa vena amaricante in chiusura, però, riassaggiato un mese fa, quindi a più di un anno di distanza, devo dire che è migliorato parecchio. I DP sono champagne da lungo invecchiamento, quindi son sicuro che migliorerà ancora. È in uscita il 2003 che assaggerò nei prossimi giorni per la seconda edizione della guida e le dirò brevemente, ma consideri che Richard ha dichiarato che del 2003 lancerà anche l’OEnothèque!
      Sì, anch’io pensavo che il 2000 fosse una forzatura, un simbolo, però anche questo, riassaggiato da poco, mi ha fatto alzare un sopracciglio.
      Vediamo man mano, insomma.
      A presto

    2. Solitamente il “krugista” non ama molto gli altri champagne, soprattutto quelli dallo stile profondamente diverso come Don Pérignon. Ma vedo che lei è un appassionato e si diverte a muoversi oltre la maison di rue de Coquebert…
      Nel caso di DP, quando Richard Geoffroy mi anticipò che ci sarebbe stato un 2003, rimasi sia stupito, sia perplesso. Al primo assaggio, poi, trovai il vino sorprendente per un 2003, ma segnato da questa vena amaricante in chiusura, però, riassaggiato un mese fa, quindi a più di un anno di distanza, devo dire che è migliorato parecchio. I DP sono champagne da lungo invecchiamento, quindi son sicuro che migliorerà ancora. È in uscita il 2003 che assaggerò nei prossimi giorni per la seconda edizione della guida e le dirò brevemente, ma consideri che Richard ha dichiarato che del 2003 lancerà anche l’OEnothèque!
      Sì, anch’io pensavo che il 2000 fosse una forzatura, un simbolo, però anche questo, riassaggiato da poco, mi ha fatto alzare un sopracciglio.
      Vediamo man mano, insomma.
      A presto

    1. I DP hanno dalla loro una versatilità eccezionale, anche se poi l’annata li indirizza specificamente più a quella o a quell’altra pietanza.
      Il 2003, avendo meno acidità, valorizza un grande aperitivo, al fianco di scaglie di Grana Padano poco stagionato (12-14 mesi) o raffinati canapè in genere.
      Il 2004 è più “dritto”, elegante, quindi lo vedo “al mare”, dalle grandi ostriche a un gustoso piatto di spaghetti Verrigni con le vongole, fino a un secondo sempre di pesce poco salsato. Ma forse la morte sua è un con un grande Culatello di Zibello, magari quello del Salumificio Squisito…

  3. Buonasera,

    Anzitutto volevo farle i complimenti per il sito, davvero bello, curato e soprattutto appassionante.

    Volevo chiederle un consiglio gentilmente: voglio regalare per natale una bottiglia di DP ad un mio importante cliente che so essere un’ appassionato di bollicine, recandomi presso un grossista cash&carry ho trovato a disposizione le annate 2000, 2003 e 2004, quale mi consiglia di comprare? Dopo aver letto la sua pubblicazione su come vanno conservati gli champagne ho dei dubbi sulle bottiglie del 2000 dato che trattasi di un grossista, che ne dice?

    Grazie in anticipo,
    Marco

    1. Grazie, i complimenti fanno sempre molto piacere!
      Per quanto riguarda i DP, poi, non ho dubbi: 2004. Che poi è uno dei protagonisti della guida “Grandi Champagne 2014-15” nonché una delle grandi prove di Richard Geoffroy sul fronte dell’eleganza.

          1. Ok, vada per il 2003, ne comprerò una anche per me già che ci sono!

            Grazie ancora per la sua disponibilità, acquisterò la sua guida e mi affaccerò alle grandi etichette!

          2. Ho appena acquistato 3 copie della sua guida, sono sicuro che saranno un ottimo completamento delle bottiglie!!

            PS alla fine ho trovato il 2004….

            Grazie ancora e auguri di buone feste!!!!

  4. Illustre Alberto salve, ho bevuto un 2003, un 1998 ed un 1993 (di cui conservo un’altra bottiglia); è proprio quest’ultima che mi ha lasciato perplesso (forse troppe aspettative per un DP….). Mi dia lei qualche suggerimento per stappare la prossima e magari cogliere quel “di più” che mi aspetterei da una “firma” del genere. grazie

    1. Buonasera,
      ma parliamo di Vintage o di OEnothèque? Per quanto riguarda il 1993, ovviamente. Che poi è stata un’annata qualitativamente molto, molto vicina alla 1995, identica nell’acidità e appena sotto per quanto riguarda l’alcol potenziale, che in Champagne è inteso come “maturità”.
      A ogni modo, perché è rimasto perplesso? Per la troppa maturità? Oppure? Mi faccia sapere, ma tenga presente che una bottiglia non fortunata può sempre capitare, pertanto, visto che ne ha la possibilità, può concedersi il bis. Anche se io aspetterei ancora un annetto o due…

      1. Parliamo di vintage; è come se fosse rimasta una bottiglia inespressa, come se fosse li li per coivolgerti ma poi…. Le farò sapere con il bis.

        1. Ripeto, potrebbe essere stata una bottiglie non felice. E, per quanto sia seccante, può capitare. Consideri, comunque, che i DP Vintage con gli anni riservano davvero delle belle sorprese…

    1. Uno dei punti di forza dei DP è la grande versatilità e il 2003, soprattutto ora che ha perso quelle lievi di spigolature di quando era troppo giovane, non sfugge alla regola. È, comunque, figlio della sua annata, quindi ricco e vinoso, per questo lo provi come aperitivo con grandi salumi oppure a tavola con un sontuoso risotto, nonché con pesci piuttosto grassi.

    1. Il Culatello di Zibello è perfetto con lo champagne. Non a caso, diversi chef de cave “impazziscono” per questo abbinamento. Certo, poi c’è Culatallo e Culatello… Molto felice anche il matrimonio con il salmone affumicato, un altro grande classico con lo champagne. Qui le faccio anche un nome: Coda Nera Riserva. Stacca di gran lunga gli altri prodotti e la sua consistenza, la sua pienezza, la sua fine affumicatura sono l’ideale per lo champagne.
      Il DP OE 1970? Eccezionale. Ne ho parlato qui https://www.lemiebollicine.com/4117-dom-perignon-oenotheque-1970-ennesimo-capolavoro/

  5. Ciao sono anche io un appassionato , a mio avviso , del miglio champagne del mondo , volevo chiederti che potenziale d’invecchiamento a un dp vintage 2000?

    1. Un Dom Pérignon Vintage, perché veda la luce, deve garantire un potenziale di invecchiamento di almeno 30 anni. Quindi…
      Inoltre, la sua forza è proprio la capacità di stupire, da vecchio, con le annate in teoria minori.

  6. salve, in primis complimenti per la passione e la competenza espressa; sono possessore di DP del 1999, 2000 e 2004. potrebbe sommariamente darmi dei pareri sulle annate, magari quale custodire più gelosamente, e validi abbinamenti gastronomici?
    inoltre secondo lei quanto posso lasciarli ancora invecchiare per assaporare al meglio le varie caratteristiche che presumo si evolvano costantemente?
    grazie.

    1. Grazie dei complimenti, innanzitutto, che fanno sempre piacere!
      Il Dom Pérignon è uno champagne molto longevo e non meno versatile, quindi ciascuno potrà certamente trovare gli accostamenti preferiti.
      Nello specifico, il più maturo dei tre è oggi il 1999 (e non tanto perché il più vecchio, ma per via dell’annata calda), che potrebbe accostare anche a un’arista di maiale al forno o carni di agnello, mentre il 2000, meno maturo, può accompagnare piatti di pesce non troppo delicati o un bel pollo arrosto. Infine, il più giovane dei tre, il piacevolissimo 2004, la cui freschezza lo rende perfetto per sushi, salumi di razza o formaggi come il Grana-Padano.
      Come dicevo, i Dom Perignon sono champagne da invecchiamento, 30 anni almeno, ma dipende dalle condizioni di conservazione e dai propri gusti. Quindi, magari, si goda il 1999, lasci ancora un po’ il 2000 e decida serenamente se lasciare in cantina o “regalarsi” il 2004, che è senza dubbio il migliore del terzetto.
      Buona serata

    1. Buonasera, il Vintage 2003 di Dom Pérignon è il penultimo immesso sul mercato, quindi il valore è quello commerciale standard: 130-150 euro.

  7. Salve Alberto,parlando di domperignon,ho letto dalle recensioni che il vintage 2003 è sorprendente in quanto l’annata non era delle migliori,pareri positivi anche sul 2002… tra le ultime annate vintage 2002,2003,2004,2005 e 2006 lei cosa mi consiglia da esperto in materia ? Di recente ho provato il 2006,buono ma non mi ha stupito e non conoscendo bene le altre annate volevo mi facesse chiarezza.Grazie

  8. Buongiorno, in tutti i post che le ho scritto non ho mai avuto il piacere di ringraziarla per il lavoro che sta portando avanti. Ho immediatamente acquistato la Sua guida che aspetto con ansia. Congratulazioni vivissime.
    Vorrei inoltre chiederle una stima: ho trovato un ragazzo che mi può fornire un Krug Grand Cuvèe (aspetto l’ID per capire di che annate si tratta) e un Dom Pérignon Vintage 2000, entrambi astucciati, ad un prezzo di 285 €.
    Come ho dedotto, lei considera Krug un ottimo champagne e Dom Pérignon altrettanto. Cosa ne pensa però sull’annata 2000, ha ricevuto molte critiche, ma lei cosa ne pensa? Per quel prezzo ci si potrebbe fare un pensiero?

    1. Grazie! Anzi, doppio grazie, per i complimenti per la guida.
      Beh, vuol dire 150 euro per Krug e 135 per DP, quindi siamo sul prezzo di mercato. Non è che sia proprio un affarone… Certo, un DP 2000 ha un valore simbolico, ma sul mercato vale ancora tra i 130 e i 150 euro, a meno non si tratti dell’esemplare celebrativo del III millennio, numerato in 2.000 pezzi.
      L’annata 2000 è stata “forzata”, l’ho detto più volte, ciò nonostante qualcuno ha dato vita a splendide cuvée, come nel caso di DP…

  9. Innanzitutto complimenti per la sua guida, sono in possesso di un magnum di DP vintage 2003, quando berla? Con cosa accompagnarlo? Grazie

    1. Grazie!
      Per Richard Geoffroy (ed effettivamente è così, alla luce dei miei ultimi assaggi) il tempo darà sempre più ragione al DP 2003. Pertanto, alla luce di questo e del fatto che si tratta di una magnum… resista ancora qualche annetto!

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