L’eccellenza di Veuve Clicquot, tra novità e una strepitosa La Grande Dame 1989

champagne Veuve Clicquot La Grande Dame 1989

A breve Veuve Clicquot lancerà uno champagne inedito, l’Extra Brut/Extra Old. Non si tratta della risposta della maison di Reims al ‘desiderio’ di bassi dosaggi, ma di un sofisticato assemblaggio di annate, dalla 2010 alla 1988, che fanno parte del tesoro di vins de réserve di VCP. Poi, il basso dosaggio (3 g/l) è una conseguenza, non l’obiettivo, che sia chiaro. L’ho assaggiato lo scorso gennaio insieme allo chef de cave Dominique Demarville e devo dire che è veramente molto buono, sofisticato, complesso, ma anche coinvolgente nella sua limpidezza, ma mi fu chiesto di non parlarne e ho rispettato la consegna. Comunque, lo conosceremo presto da vicino, con dovizia di particolari.

champagne Veuve Clicquot Extra Brut/Extra Old
Il nuovissimo champagne di Veuve Clicquot: Extra Brut/Extra Old. Ma attenzione perché non è un mero champagne a dosaggio ridotto, bensì un sofisticato ed esclusivo assemblaggio, tirato poi come ‘demi-mousse’.

Questa piccola premessa è utile a ricordare quanto Veuve Clicquot sia senza dubbio una maison di grandi numeri, ma anche una maison d’eccellenza. In Italia è purtroppo vista dai più solo per il primo aspetto, identificandola esclusivamente nello ‘Yellow Label’ venduto nelle grandi superfici, ma c’è molto, molto di più. Lasciamo perdere il fatto che Dominique Demarville ha effettuato veramente un gran lavoro sul suddetto brut sans année, al punto che perfino un ‘talebano’ (non me ne voglia…) come il buon Fabrizio Pagliardi ne ha pubblicamente riconosciuto l’attuale valore, ma vorrei raccontare un aneddoto che la dice lunga. Un paio d’anni fa abbiamo fatto una indimenticabile ‘orizzontale’ di 1988 ed era ovviamente presente La Grande Dame, cuvée de prestige di Veuve Clicquot. Ebbene, non solo si rivelò eccellente, ma fece addirittura esclamare a Marco Reitano, sommelier de ‘La Pergola’, “accidenti, ma questo è un Veuve Clicquot?”. E se uno come Marco, che di champagne ne ha assaggiati tanti e continua a stapparne un bel po’ nel celebre ristorante tristellato di Roma, arriva a fare un’esclamazione del genere, allora significa proprio che c’è un problema di corretta percezione dell’immagine di Veuve Clicquot. Purtroppo. Da parte mia, cercherò di fare giustizia, fermo restando che poi si entra nel gusto personale e, quindi, lo stile VCP potrebbe pure non piacere, ma la sua qualità non può essere messa assolutamente in discussione. Come dimostra anche un’altra annata de La Grande Dame

Vigneti di Pinot Noir a Verzy
Vigneti di Pinot Noir a Verzy: è una delle storiche proprietà di valore di Veuve Clicquot, le cui uve danno poi vita a La Grande Dame.

Anni fa io e Federico Angelini facemmo un’indimenticabile verticale di La Grande Dame al Manoir de Verzy, la ‘residenza di campagna’ di M.me Clicquot. C’erano Dominique Demarville, Cyril Brun (oggi in Charles Heidsieck) e praticamente tutte le annate prodotte di questo grande champagne, all’epoca presente sul mercato con l’annata 1998. Ebbene, ricordo benissimo che, al termine della degustazione, il gradino più alto del podio fu agevolmente conquistato da La Grande Dame 1989, champagne a dir poco straordinario. Facciamo un balzo di qualche anno e arriviamo a fine 2016, quando mi trovo a riparlare di La Grande Dame con Dominique Demarville, il quale afferma convinto che in questo momento è proprio la 1989 a essere in forma straordinaria e al vertice della gamma. Dominique tiene tanto a La Grande Dame 1989 e ho la netta impressione che si ispiri proprio a questa per creare le future. Per la cronaca, attualmente sul mercato c’è la 2006 (analizzata in Grandi Champagne 2016-17), mentre non prima della metà dell’anno prossimo arriverà l’attesissima 2008, che vi anticipo rappresenterà un punto di svolta e… una piccola rivoluzione. Tornando però alla fatidica 1989, dopo quell’incontro con Dominique ho avuto la fortuna di assaggiarla ancora un paio di volte, vivendo una vera e propria esperienza.

Cantina champagne La Grande Dame
La Grande Dame rimane a maturare sui lieviti per una decina d’anni nelle splendide crayères ed è sempre qui che avviene poi il rémuage manuale.

Prima di raccontarla, però, voglio ricordare che La Grande Dame nasce in occasione della vendemmia 1962 e viene poi lanciata esattamente dieci anni più tardi per celebrare adeguatamente il bicentenario della maison. Omaggia nel nome Barbe Nicole Ponsardin, vedova Clicquot, che tanto ha fatto tanto sia per la stessa maison, sia per lo champagne e la Champagne. Da quel momento diventa la cuvée de prestige di VCP e oggi come allora è prodotta con una selezione di uve dei più bei vigneti di proprietà, tutti Grand Cru e acquistati a suo tempo dalla stessa M.me Clicquot: Aÿ, Bouzy, Verzenay e Verzy per il Pinot Noir, Avize, Oger e Le-Mesnil per lo Chardonnay. Lo champagne matura circa 10 anni sui lieviti e viene poi ‘remuato’ a mano nelle splendide crayères prima del dégorgement e del dosaggio a 8 g/l.

La Grande Dame 1989

Bottiglia La Grande Dame 198960% Pinot Noir, 40% Chardonnay
Il calice, ipnotico e luminosissimo nei riflessi, anticipa una scintillante vitalità, che ritroveremo poi puntualmente all’assaggio. L’olfatto è ampio, compatto, splendido nel disegno: spiccano innanzitutto le note di torrefazione e la mineralità iodata, impreziosite da spezie orientali, confetto, pure spunti di tabacco. Evolve arricchendosi di accenni ferrosi e agrumi confit, ma anche sale, vera e propria polvere di caffè, ritorni fumé, sottobosco. Tuttavia, è l’attacco al palato a risultare a dir poco stupefacente: freschissimo, ben più di quanto ci si possa aspettare, dall’allungo deciso, salato, con un’incredibile nota minerale che si fa scura, pietrosa. Il centro bocca rimane autorevole, monumentale per tensione, ampiezza, profondità e densità, e con l’acidità, già apprezzata all’inizio, che va a sfumare piacevolmente sul finale, peraltro lunghissimo, gustoso, appagante.

Uno champagne di spessore e materia, freschezza (a dispetto dell’annata calda…) ed eleganza, di un equilibrio e una vivacità encomiabili. Un vino immortale. Senza ombra di dubbio, indimenticabile. A un soffio, ma proprio un soffio, dalla perfezione assoluta.
Voto: 99/10

(ha collaborato alla degustazione Vania Valentini)

Chi ha avuto il piacere di assaggiare recentemente questo champagne con me e Vania si è comportato allo stesso modo di Marco Reitano: stupore iniziale, poi apprezzamento incondizionato. Con il risultato di una netta rivalutazione del brand Veuve Clicquot. L’ho detto e lo ripeto: La Grande Dame è un grandissimo champagne, tra i ‘migliori’ in assoluto, ma, per rivelare questa sua eccellenza, ha bisogno di anni. Di tanti anni. Al punto che oggi sono la 1989, la 1990 e la 1995 veramente espressive, con la prima delle tre, come detto, al vertice. Anche La Grande Dame 1988 è fantastica, ma ancora non ha detto tutto, quindi… è un’altra storia!

Gli champagne Veuve Clicquot sono distribuiti in esclusiva da:
Moët-Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it

10 commenti su “L’eccellenza di Veuve Clicquot, tra novità e una strepitosa La Grande Dame 1989”

  1. “Chi ha avuto il piacere di assaggiare recentemente questo champagne con me e Vania si è comportato allo stesso modo di Marco Reitano: stupore iniziale, poi apprezzamento incondizionato.”
    Assolutamente SI!!!
    Che magnifico ricordo: tra la La Grande Dame 89 e la Rare 85 è stata una bella “sfida”!

  2. Richiesta: Gentilissimo Sig. Alberto
    sono un lettore della Sua Guida. In queste feste ho aperto una bottiglia di La Grande Dame 1998. Seppur era chiara la struttura del vino lo stesso si presentava ossidato, anche se tale stato diventava lievemente meno percettibile man mano che passava il tempo, ma non completamente. Ho letto le Sue recensioni su annate più datate del 1998 con giudizi estremante positivi. Le chiedo sarà stato un problema di conservazione? (Da quando l’ho comprato, un paio d’anni, sta in cantina) ovvero ho sbagliato il servizio cioè dovevo aspettarlo prima di berlo per qualche ora. La cosa sicura è forse che queste bottiglie non vanno aperte per una cena, ma gustate in compagnia piano piano da sole o al limite con qualche opportuno stuzzichino.
    Grazie
    Calogero

    1. Allora, gli champagne vecchi o molto vecchi hanno bisogno di qualche minuto nel bicchiere per ‘aprirsi’, non di ore. Il problema è come è stata conservata la bottiglia, visto che molti di questi champagne vecchi vengono acquistati dall’appassionato dopo diversi anni dalla loro commercializzazione. Non so se questo sia il suo caso, ma, qualora lo fosse, potrei ipotizzare una precedente conservazione non ottimale. Purtroppo. Altrimenti, potrebbe trattarsi di una bottiglia non felice di suo, magari con un tappo non perfetto. Diversamente, la LGD 1998 è assolutamente eccellente e ancora piuttosto ‘giovane’…
      Il come gustarle dipende dai propri gusti, invece. Ma una LGD 1998 accompagnerebbe magnificamente la tavola, così come una bevuta per piacere, beninteso. È il bello (e il vantaggio) dei grandi champagne.

  3. Buonasera Alberto, da fedele lettore e collezionista appassionato di champagne mi sono lasciato tentare dalla VCP GranDame 1989 e dopo lunghe ricerche ne avrei trovata una, non è per niente facile da reperire!!

    Me l’hanno proposta a 250 euro, come le pare come prezzo?

    E potrei mandarle qualche foto per email per avere un suo giudizio anche sul livello?

    Grazie mille, buona serata

    1. Buon prezzo. Non da gridare all’affarone, ma buon prezzo. Soprattutto, bottiglia eccezionale, forse etra migliori LGD di sempre.
      Spero solo sia stata ben conservata fino a oggi…
      Sì, può mandare foto a guida@lemiebollicine.com anche se dalle foto non è mai facile dare un giudizio preciso.

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