Mosnel: quando ‘bio’ e ‘pas dosé’ significano piacere!

Franciacorta il Mosnel Brut Nature

La scorsa settimana ho nuovamente incontrato, con immutato piacere Giulio e Lucia Barzanò, ovvero Mosnel. Ci siamo visti alla mitica Stella d’Oro di Soragna per assaggiare le ultime novità e fare due chiacchiere sul mondo delle bollicine a 360°. I nuovi Franciacorta (intesi sia come novità, sia come ultimissime annate) de Il Mosnel si sono rivelati ottimi – ma non avevo dubbi in merito… – ma, più d’ogni altra cosa, mi hanno fatto riflettere una volta per tutte su un aspetto: credo proprio che dovrei collocare Mosnel, come azienda globalmente, sul gradino più alto del podio della Denominazione. Già…

In questo, sono stato confortato dall’immancabile Vania Valentini, alla cui parole lascio il primo racconto di questa degustazione.

Alberto Lupetti

Vigneti in Franciacorta
Vigneti in Franciacorta, attorno al complesso aziendale del Mosnel.

Veniamo spesso ‘rimproverati’ di occuparci solo di bollicine d’Oltralpe, va detto, tuttavia, che quando ve n’è l’occasione siamo ben felici di parlare di bollicine italiane. Così, oggi, torneremo nuovamente in Franciacorta, territorio ultimamente messo fin troppo in discussione, vuoi per il clima, vuoi per le vendemmie anticipate… a volte ingiustamente accusato di scarsa personalità.

Tutti pregiudizi che possono certamente avere una loro parte di fondamento, ma che stanno tuttavia offuscando un momento in cui proprio la Franciacorta, con passione e determinazione, sta lavorando in una direzione nuova. Si sta, infatti, cercando in questi vini quello spessore e quella personalità adagiate, per fin troppo tempo, sull’amaca di uno spropositato successo, sicuramente gradito, ma che ha avuto anche la conseguenza di appiattire la ricerca, e con essa, il carattere.

Oggi, per fortuna, la concorrenza in Italia è tanta, soprattutto in ambito bollicine, i tempi sono cambiati e ora il focus in questa Denominazione è quello di estrapolare l’anima e le peculiarità da ogni singolo territorio, presa finalmente consapevolezza che la Franciacorta non è tutta uguale. A questo proposito, molto interessanti sono gli studi fatti alla fine degli anni ‘90 sulla zonazione, e che è possibile trovare qui: studi zonazione.

Si sta rimettendo tutto in discussione, avanzando in gruppo e con intenti comuni, come d’altronde qui s’è sempre fatto (in questo la Franciacorta è d’esempio un po’ a tutti i territori vitivinicoli italiani), cercando di lavorare su un percorso più autonomo e personale, affinché i prodotti risultino sempre meno omologati, ma sempre più vicini a un’idea territoriale. Si interviene con vinificazioni diverse, a volte con intenti estremi ma dai risultati pur sempre interessanti, dove la bevibilità rimane obiettivo imprescindibile. Si sta poi tentando di alleggerirlo, questo vino, spogliarlo di quella grassezza, quella sapidità un po’ limacciosa, filo conduttore per anni di tanti assaggi ed esperienze e che, probabilmente, solo con la ricerca, tanto impegno e diverse sperimentazioni, è possibile ad alleviare.

Giulio e Lucia Barzanò. Il Mosnel
Giulio e Lucia Barzanò, i fratelli anima del Mosnel, ritratti con gli splendidi vigneti alle loro spalle.

Ed è così che oggi troviamo Franciacorta anche scintillanti, vibranti, succosi e puri, come quelli del Mosnel, senza ombra di dubbio una delle migliori firme in termini di eleganza, coerenza e raffinatezza. Qui su LeMieBollicine Alberto ha parlato spesso del Mosnel, quindi mi limito a ricordare che si tratta di un’azienda di origini antiche e dalla lunga tradizione vitivinicola, sita a Camignone, zona Nord-Est (quindi più fresca rispetto al consueto e celebre ‘anfiteatro’), ma è solo dal 1976 che le viene dato l’attuale nome ‘Mosnel’, che significa ‘pietraia’, cumulo di sassi. Al timone dal 2007 c’è la quinta generazione, i figli di Emanuela Barboglio (tra i fondatori del Consorzio di Franciacorta) Lucia e Giulio Barzanò: la prima si occupa del marketing, delle relazioni esterne e dell’amministrazione, il secondo segue la parte tecnica, produttiva e commerciale. Mosnel possiede 39 ettari di vigneti su 15 parcelle, con le più vecchie risalenti agli anni ‘80; questi vigneti sono siti attorno al complesso aziendale e attualmente Mosnel li ha convertiti tutti alla conduzione biologica. Non solo, perché la cantina ha anche aderito al protocollo Itaca, che si pone l’obiettivo di misurare l’impronta carbonica dell’azienda nel suo complesso e, quindi, anche di ogni singola bottiglia prodotta.

Controetichetta il Mosnel Brut Nature
In controetichetta, oltre alla classica data del dégorgement, spicca il bollino della certificazione biologica.

A proposito di bottiglie prodotte, si è appena aggiunta in gamma una nuova etichetta, battezzata Brut Nature. Ma non è semplicemente il nuovo pas dosé del Mosnel, bensì il primo Franciacorta prodotto a seguito della certificazione biologica dei vigneti, avvenuta nel 2014. Non a caso, si tratta di un millesimato non dichiarato, mentre i successivi tiraggi adotteranno il classico schema di annata base + vini di riserva. Attenzione perché si tratta di ‘vero bio’, perché pure lieviti e zucchero utilizzati per il tiraggio sono tali, mentre la fermentazione è avvenuta, come tradizione de Il Mosnel, parte in barrique usate e abbiamo scoperto che parziale è pure la malolattica (e, secondo Alberto, questo ‘spiegherebbe’ il vantaggio qualitativo dei vini de Il Mosnel rispetto agli altri…).

Per Lucia e Giulio questo nuovo Franciacorta “un omaggio all’essenza della vigna, all’equilibrio della natura nelle sue proporzioni più armoniose”.

Brut Nature

Bottiglia Franciacorta il Mosnel Brut Nature10% Pinot Noir, 70% Chardonnay, 20% Pinot Bianco
dég. nov. 2016 – Bellissimo il naso, che colpisce subito per l’intensa freschezza, la fragranza, la nitidezza e la nettissima pulizia del disegno. Uno spettro olfattivo puro e definito, ampio, naturale, soffice e freschissimo, segnato da note erbacee, quasi di macchia mediterranea, e che vira poi su note fruttate e finemente agrumate. Al palato vive di una cremosità agile e sfumata, è fruttato, sapido e rinfrescante, pulente e dalla bollicina finissima. Leggiadro e raffinato, è privo di flessioni nell’allungo e, nonostante sia leggermente in debito d’incisività, è capace di conservare brio fino alla chiusura. Un vino veramente piacevole e delicato, dall’incredibile freschezza e pulizia, per non parlare del fatto che si tratta di un biologico privo della benché minima sbavatura o improbabilità. Complimenti!
Voto: 89/100

(hanno collaborato alla degustazione Alberto Lupetti e Marco Dallabona)

www.ilmosnel.com

 

2 commenti su “Mosnel: quando ‘bio’ e ‘pas dosé’ significano piacere!”

  1. Sono d’accordo sul fatto che Mosnel (credo che l’articolo “IL” non faccia più parte del nome :-)) sia una delle migliori aziende in Franciacorta, soprattutto per l’ottimo rapporto qualità/prezzo dei suoi prodotti, metto l’EBB in cima alle mie preferenze, poichè in alcune anne è veramente strepitoso. Sono curioso di assaggiare questo nuovo prodotto, ma vorrei capire meglio la frase “si tratta di ‘vero bio’, perché pure lieviti e zucchero utilizzati per il tiraggio sono tali”, mi suona un pò starno il discorso del lievito “biologico” per il tiraggio, sono lieviti selezionati direttamente dai vigneti che hanno certificazione bio?

    1. Giusto, m’era sfuggito: l’abitudine… Grazie della puntualizzazione.
      Esatto, per quanto riguarda i lieviti, è così: lieviti naturali da vigneti certificati bio.

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