Bruno Paillard N.P.U. 2003: il tempo gli dà (sempre più) ragione

Degustazione champagne Bruno Paillard N.P.U. 2003

L’annata 2003 in Champagne non è stata facile: prima la gelata primaverile, poi il caldo torrido. Così, molti hanno preferito non millesimare, ma qualcuno ha visto questa vendemmia come una sfida e non ha soltanto millesimato, ma ha addirittura dato vita alla propria cuvée de prestige. Tra questi Bruno Paillard, che ha stupito un po’ tutti presentando, poco più di due anni fa, l’N.P.U. 2003 quando invece si attendeva il 2002. E le sorprese non sono finite, perché Bruno e Alice rivelarono addirittura di aver prodotto un N.P.U. 2000, ma poiché questo non li aveva convinti dopo numerose degustazioni, beh… avevano deciso non solo di non farlo uscire, ma addirittura di rimetterlo “en cercle”, quindi aggiungerlo alla massa dei vins de réserve (che, lo ricordo, in Bruno Paillard è un Solera di assemblaggi precedenti). Così, ecco arrivare inaspettatamente il suddetto 2003

Alice e Bruno Paillard
Alice e Bruno Paillard, anima appassionata di questa maison-boutique che oramai è un riferimento nel panorama champenois.

Prima, però, vediamo cosa significa N.P.U. per Bruno Paillard. È lo stesso Bruno a dichiarare che questo champagne “è nato dalla volontà di produrre, a dispetto dei costi e delle difficoltà, il più grande vino di Champagne possibile. Per questo in ogni fase della sua produzione è stata dedicata la massima attenzione” ed è curioso scoprire che questa volontà arriva da una sorta di sfida… Era la fine degli anni ’80 quando Bruno si trovava con un gruppo di giornalisti inglesi a discutere di un’ipotetica top cuvée e di quali fossero i suoi pilastri, a un certo punto Bruno prese un foglio di carta e invitò loro a elencare questi punti. Ne venne fuori che questo ipotetico super-champagne doveva essere: 1) millesimato, 2) assemblaggio paritetico tra Pinot Noir e Chardonnay, 3) sole uve Grand Cru, 4) produzione soltanto in occasione delle annate eccezionali, 5) fermentazione in legno piccolo usato con élevage di 10 mesi), 6) almeno 10 anni sui lieviti, 7) dosaggio da extra-brut. L’occasione arriva poco dopo, con la “magnifica” vendemmia del 1990: nasce il nuovo champagne di punta di Bruno Paillard, il Nec Plus Ultra. Successivamente, le condizioni perché l’N.P.U. veda nuovamente la luce si ripetono nel 1995 (“generoso”), nel 1996 (“fantasioso”), nel 1999 (“classico”) e, infine, nel 2003 (“audace”).

Già visto in Grandi Champagne 2016-17, abbiamo riassaggiato l’N.P.U 2003 con le degustazioni di Grandi Champagne 2018-19, quest’estate, e siamo rimasti stupiti di come, dopo due anni, questo champagne si sia fatto un piccolo capolavoro, guadagnando non solo in complessità, ma perfino in… freschezza!

Quinto della serie, l’N.P.U. 2003 è stato prodotto in sole 4.200 bottiglie da un’attenta selezione di uve di Mailly, Verzenay, Chouilly e un po’ di Oger. Ha poi maturato oltre 10 anni sui lieviti ed è stato dosato a 3 g/l.

Bottiglia NPU Bruno Paillard
Prima della 2003, l’N.P.U. ha visto la luce soltanto in altre quattro annate: 1990, 1995, 1996 e 1999.

 

N.P.U. 2003

Bottiglia di champagne Bruno Paillard N.P.U. 200350% Pinot Noir, 50% Chardonnay
dég. mar. 2015, bott. n. 2.960 – Un solo mese di differenza nel dégorgement rispetto all’assaggio dell’edizione precedente della guida, ma siamo ancor più convinti che Bruno e Alice abbiano fatto un piccolo capolavoro! Gran naso, fatto inizialmente di note burrose, poi torrefazione, crema pasticcera, agrumi canditi, frutta secca, fiori d’acacia, un tocco di liquirizia, le spezie dolci, una mineralità fresca, di montagna, soprattutto una profondità, un’articolazione, una complessità che stordiscono. Sono passati due anni, ma questo champagne ha compiuto non uno, ma diversi passi in avanti! Assaggio stupefacente per finezza della bollicina e freschezza, impensabile per un 2003. Va bene, la bocca non riesce a replicare la performance maiuscola del naso, facendosi per certi versi leggera, imperniata sulle note agrumate e i ritorni di liquirizia sul finale, ma va plaudita l’abilità di Paillard che ha avuto il coraggio di non inseguire le sofisticazioni palatali – difficili da raggiungere in un’annata del genere – per privilegiare la bevibilità all’incisività, la scorrevolezza all’articolazione. Insomma, Bruno e Alice hanno scommesso e vinto. Grande bottiglia. Da godere da sola o con un grande Parmigiano-Reggiano Parma Black 30 mesi.
Voto: 94/100

(hanno collaborato alla degustazione Vania Valentini e Marco Dallabona)

Anticipo la domanda: perché pubblicare qui su LeMieBollicine l’N.P.U. 2003 e non in Grandi Champagne 2018-19? Beh, semplice, perché nella prossima edizione della guida ci sarà, in anteprima… l’N.P.U. 2002!

Bruno Paillard NPU 2002
Il prossimo N.P.U. sarà il 2002, che, come accaduto con altri champagne, uscirà dopo il 2003. Sarà una delle chicche di Grandi Champagne 2018-19.

Gli champagne Bruno Paillard sono distribuiti in esclusiva da:
Cuzziol Grandi Vini – Tel. 0438/666611 – www.cuzziolgrandivini.it

12 commenti su “Bruno Paillard N.P.U. 2003: il tempo gli dà (sempre più) ragione”

  1. Champagne bevuto e apprezzato circa 2 mesi fa. Nel mio piccolo confermo la bontà e la piacevolezza di questo capolavoro…la bottiglia è finita in un attimo!!!

      1. Della Maison Bruno Paillard mi sono accaparrato anche l’Assemblage 2008…sicuramente non sarà a livello del N.P.U., ma spero sia comunque un ottimo champagne!

  2. Salve signor Alberto posseggo una bottiglia di BP del 76 ben conservata volevo sapere considerato che sono 3 giorni che giro su vari siti ma non riesco a trovare nulla di simile.
    Quanto potrebbe valere per una eventuale vendita ? Grazie Giovanni

    1. Si tratta di uno dei primissimi millesimati (il primo fu il 1969) di Bruno Paillard, frutto di una selezione personale di Bruno di bottiglie sua lattes. Ciò nonostante, i millesimati di questo ottimi produttore ancora non riescono a imporsi nel mercato dei ‘vintage’, pertanto posso attribuirgli solo un valore ‘affettivo’. Se proprio vogliamo quantificarlo, comunque, difficilmente la bottiglie può superare i 150 euro, a patto che sia perfettamente conservata.

  3. Buongiorno Alberto, spero di non aver già lasciato questo commento altrove, visto che sono certo di averlo già scritto, ma probabilmente non pubblicato. Di recente la mia modesta collezione di millesimi 2002 sì è arricchita di un N.P.U. del 2002. Può dirmi qualcosa circa questo Champagne e magari darmi un indirizzo su quando potrebbe essere degustato al meglio? Grazie.

    1. Buongiorno!
      Beh, era recensito in anteprima nella scorsa edizione della guida Grandi Champagne…
      Champagne importante, complesso e sofisticato, con una finezza insospettabile. Non è uno champagne d’impatto, ma conquista sorso dopo sorso e, come tutti i 2002, rivelerà appieno il suo valore solo con il tempo. Visto che ha una collazione di 2002, dovrà armarsi di pazienza…

      1. La “collezione” è assai modesta, come la pazienza del resto. Infatti vorrei degustare uno fra i seguenti Champagne nei prossimi giorni.
        Rare; R.D., Sir Winston Churchill, N.P.U
        Tutti rigorosamente 2002.
        Uno fra questi potrebbe essere, a suo giudizio, più pronto degli altri?
        La ringrazio fin d’ora del tempo che mi ha dedicato è che vorrà dedicarmi.

        1. Mica tanto modesta… Comunque, alla luce dei miei ultimi assaggi, forse l’R.D… Sì, tra i quattro è quello che stapperei ora.
          Mi faccia sapere.

          1. Alberto buongiorno e Buon Anno!!

            ….a proposito di RD 2002, lo aprirebbe ora perché fra quelli elencati è il meno “acerbo” ovvero perché è arrivato il momento di berlo?
            Chiedo perché avendo pure io un RD 2002 in cantina, e ricordando dei suoi post di 1-2 anni fà quando definiva il bere questo vino adesso un “infanticidio”, non vorrei lasciarlo inutilmente a riposare invece che gustarlo nella sua forma migliore.
            a presto.

            Gabriele

          2. Tra i 2002 è quello che aprirei se dovessi aprirne uno, ma è ovvio che è uno champagne che ha ancora tanto da dire.
            Tranquillo, quindi…
            Però c’è una regola che nessuno di noi dovrebbe dimenticare: una bottiglia va parte quando se ne ha voglia!

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