Jacquesson: Cuvée 7xx in verticale completa

Forse – e mi ci metto io per primo – quando apriamo una bottiglia di champagne non millesimato siamo un po’ troppo frettolosi. L’idea comune, infatti, è che questi rappresentino il gradino di ingresso della maison e che la loro produzione importante impedisca il raggiungimento di un elevato livello qualitativo. Ebbene, si tratta di un grossolano errore: il fatto che questi champagne siano il biglietto da visita delle maison, l’emblema del loro stile, e che debbano essere sempre uguali a se stessi, a prescindere dall’annata e dal periodo, ebbene tutto ciò va visto più come un pro che un contro. Certo, i brut sans année non hanno la personalità, lo spessore dei vintage, ma in alcuni casi raggiungono una complessità e una profondità, ovvero una qualità media, davvero rimarchevole. Non sono molti questi champagne, ma quei pochi rappresentano un must per la cantina di ogni appassionato.

Botti da 47 hl in cui sono fermentati e maturati I vini Jacquesson
Tutti i vini di Jacquesson sono fermentati e maturati in botti da 47 hl.
Foto con i fratelli Jean-Hervé e Laurent Chiquet, anima di Jacquesson
I fratelli Jean-Hervé (sinistra) e Laurent Chiquet, anima di Jacquesson dal 1988. Da quì hanno impresso alla maison una netta crescita qualitativa che si sta completando ora con la riorganizzazione dei millesimati (non più assemblaggi ma Lieux-Dits) al fianco del (extra) brut sans année Cuvée 7xx.

Tra questi la Cuvée 7xx di Jacquesson, maison che adoro e trovo che non abbia mai sbagliato una bottiglia. Jacquesson è a Dizy, nella Vallée de la Marne poco fuori Epernay, ai piedi della Montagne, ed è guidata con passione e bravura dai fratelli Jean-Hervé e Laurent Chiquet, in un’ottica di rigore e tradizionalità che va dalla vigna alla cantina. Il loro unico torto è produrre poco più di 350.000 bottiglie l’anno, rendendo così alcune loro creazioni “da collezione”. D’altronde, basta parlare con Pietro Pellegrini (titolare dell’omonima azienda che importa in esclusiva Jacquesson in Italia) per apprezzare la sua “lotta” appassionata per riuscire ad avere qualche bottiglia in più di volta in volta…

Pietro Pellegrini
Un autentico gentleman del vino, Pietro Pellegrini, importatore di Jacquesson in Italia attraverso l’azienda familiare omonima

Gli Chiquet, famiglia di vigneron di tradizione, acquistano Jacquesson nel 1974, ma la maison compie il netto salto qualitativo solo nel 1988, quando ne prendono il timone dal padre Jean-Hervé e Laurent. Che hanno l’ambizione di “fare il miglior vino del mondo” e per questo rivoluzionano ogni cosa, dalla conduzione del vigneto alla vinificazione. Anzi, per gli Chiquet la vigna è fondamentale, tanto che sono tra i pochissimi nella regione ad affermare con decisione che “il grande champagne nasce nel vigneto”. Per questo sono per il 75% autosufficienti dal punto di vista delle uve (“coltivano”, come amano dire, 30 ettari e acquistano per 10), ma soprattutto lavorano la vigna in maniera maniacale e pretendono che facciano lo stesso i conferitori.
Alla vinificazione, poi, inviano solo il cœur de la cuvée e dalle presse tradizionali, per gravità, i mosti arrivano in tini di acciaio per la decantazione (in Jacquesson non si filtra mai né si chiarifica) di 24 ore; quindi, suddivisi per parcelle, questi passano in foudre (botte) per la vinificazione. Botti da 47 hl, dove i vini svolgono anche la malolattica e rimangono a maturare fino alla selezione, subito prima dell’assemblaggio.

Cantine sotterranee Jacquesson con bottiglie di Champagne
Le cantine sotterranee della maison, a Dizy, dove riposano sui lieviti circa un milione e mezzo di bottiglie di grande valore
Il libro di cantina, con assemblaggio dei vari champagne Jacquesson
Il libro di cantina, con assemblaggio e data di tiraggio dei vari champagne Jacquesson. Istituito nel 1898, ha dato vita al nome della linea Cuvée 7xx, ovvero la settecentxxesima cuvée da quel momento. In foto, ad esempio la n. 433, tirata il 23 marzo 1959

I fratelli Chiquet, infatti, tra marzo e aprile assaggiano i vini di tutte le botti e decidono quale è buono per i vins de réserve, nel qual caso il contenuto è trasferito in appositi tini di acciaio; quale eccelle, quindi diventerà una singola etichetta, e quale è invece idoneo per l’assemblaggio della Cuvée 7xx. Che, a partire dal 2003, è diventata ancor più l’etichetta più importante della maison, sempre prodotta. Fino alla vendemmia 1999, però, si chiamava Brut Perfection e poi è stata ribattezzata Cuvée 7xx, dove il numero indica la cifra progressiva delle varie cuvée prodotte a partire dal centenario della maison, nel 1898.

Foto con bottiglie della verticale Jacquesson
La suggestiva verticale di Cuvée 7xx, uno champagne di tale qualità che si colloca tra i migliori non millesimati in assoluto

È uno champagne tecnicamente non millesimato, ma poi fortemente legato alla vendemmia che ne sta alla base di anno in anno. È anche un extra brut, quindi dosato molto basso e l’aspetto più confortante di questa etichetta è la costante crescita qualitativa, costantemente legata a uno stile ben definito, molto minerale e di bollicina sempre fine e setosa.

La verticale Jacquesson

728
(27% Pinot Noir, 36% Chardonnay, 37% Pinot Meunier; dég. marzo 2004, dos. 5 g/l)
Base vendemmia 2000 con vins de réserve del 1999. Ne sono state tirate 236.439 bottiglie, 11.944 magnum, 300 jéroboam.
Naso piacevolmente maturo. Dolcezze di caramello e grassezze burrose. Sembra rotondo e concentrato. In bocca si ripropone maturo, ma con un picco alcolico, poi lo sviluppo dolce porta alla chiusura minerale. Coerente con l’annata.
Voto: 87/100

729
(34% Pinot Noir, 34% Chardonnay, 32% Pinot Meunier; dég. I trim. 2005, dos. 5 g/l)
Base vendemmia 2001. Ne sono state tirate 250.545 bottiglie, 7.875 magnum, 300 jéroboam.
Olfatto di mineralità pietrosa con una punta di maturità e una chiara nota di latte. Palato grasso all’attacco, ma poi il ritorno lattico lascia un po’ interdetti. Chiusura dinamica ancora di mineralità, stavolta più gessosa. Nonostante tutto, risente della vendemmia alla base.
Voto 84/100

La Cuvée 730, basata sull’annata 2002
La Cuvée 730, basata sull’annata 2002 e a prevalenza di Chardonnay. Finora, ritengo che sia la migliore della serie

730
(32% Pinot Noir, 48% Chardonnay, 20 % Pinot Meunier; dég. II trim. 2006, dos. 3,5 g/l)
Base vendemmia 2002 con vins de réserve del 2001 (27%), 2000 (12%) e 1999 (1%). Ne sono state tirate 287.868 bottiglie, 5.488 magnum, 250 jéroboam.
Approccio elegante e minerale molto bello e intrigante. Anche la bocca è nettamente minerale, ma poi si fa piacevolmente grassa. Assaggio di sviluppo profondo e molto setoso. Finale lunghissimo e nuovamente minerale. Grande vino e grande champagne. Quasi un millesimato e considerando la bontà della vendemmia (e dei Jacquesson millesimati in quell’anno)…
Voto 92/100

731
(17% Pinot Noir, 52% Chardonnay, 31 % Pinot Meunier; dég. I trim. 2007, dos. 2 g/l)
Base vendemmia 2003 con vins de réserve del 2002 (25%), 2001 (15%) e 2000 (1%). Ne sono state tirate 150.620 bottiglie, 2.004 magnum, 150 jéroboam.
Naso pieno e fine, meno evidente rispetto al precedente ma non meno attraente, segnato da mineralità e spunti di nocciola. Palato bellissimo, molto vinoso, inizialmente largo e burroso, poi minerale. Bollicina finissima e finale anche dolce di caramello, lungo ed elegante. Ottimo.
Voto: 90/100

732
(25% Pinot Noir, 39% Chardonnay, 36% Pinot Meunier; dég. I trim. 2008, dos. 3,5 g/l)
Base vendemmia 2004 con vins de réserve del 2003 (9%), 2002 (2%), 2001 (8%) e 2000 (2%). Ne sono state tirate 328.826 bottiglie, 12.050 magnum, 300 jéroboam.
Naso dolce e grasso nettamente segnato da un grande chardonnay. Toni di nocciola e dolci di miele. Impressione di levigatezza che dà eleganza. Bocca dinamica, profonda più che larga, decisamente minerale fino al lunghissimo finale.
Voto: 91/100

champagne jacquesson 734
La penultima della serie, invece, è anche quella con la maggiore percentuale di Chardonnay in assoluto, almeno finora

733
(24% Pinot Noir, 52% Chardonnay, 24% Pinot Meunier; dég. III trim. 2008, dos. 2,5 g/l)
Base vendemmia 2005 con vins de réserve del 2004 (16%) e 2001 (6%). Ne sono state tirate 319.862 bottiglie, 10.521 magnum, 300 jéroboam.
Olfatto fresco e dolce di succo d’uva, arricchito da note di frutta secca e balsamiche. Ma sembra un po’ compresso. Bocca ampia pervasa da un netto slancio acido che tende a svuotare l’assaggio. Finale minerale e fruttato. Vino dalle ottime potenzialità, ma ancora deve rivelarsi completamente.
Voto: 89/100

734
(26% Pinot Noir, 54% Chardonnay, 20% Pinot Meunier; dég. IV trim. 2009, dos. 5 g/l)
Base vendemmia 2006 con vins de réserve del 2005 (22%) e 2004 (5%). Ne sono state tirate 345.052 bottiglie, 13.964 magnum, 390 jéroboam.
Naso soffice e fresco di matrice fruttata (pera) e mineralità. Assaggio di buono spessore materico, rotondo, con il frutto che si spinge fino alle note tropicali e l’acidità ben integrata a equilibrare il tutto. Vino di immediata piacevolezza, morbido, caratterizzato da una fine bollicina e una delicata persistenza fruttata.
Voto: 88/100

E la 735? L’abbiamo degustata in anteprima in occasione degli assaggi della guida Grandi Champagne 2012, alla quale rimando…

Gli champagne Jacquesson sono distribuiti in esclusiva da:
Pellegrini – tel. 035/781010 – www.pellegrinispa.net

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