Krug 1996: non c’è dubbio, è un capolavoro!

Joseph Krug ha fondato la maison omonima e gettato le basi di uno stile diventato non solo un mito, ma un riferimento per tutti nel mondo dello champagne. Però è stato poi suo figlio (l’unico) Paul ad aver di fatto plasmato Krug. Ha acquistato il terreno a rue Coquebert dove Krug ha sede tuttora, soprattutto ha creato la Private Cuvée, proponendola come sans année e come millésime: in realtà sono proprio questi gli antenati di Grande Cuvée e Vintage rispettivamente.

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Con Roederer la regola del ‘8’ ha colpito ancora. Cristal a parte…

Non potevo mancare la vendemmia 2018 in Champagne. Per interesse e cultura personale, certo, ma anche per il mio legame con le annate con il numero ‘8’. Sono nato in un’annata con l’8 (anche se disastrosa per il vino: 1968), poi ho apprezzato gli champagne del 1978, sono impazzito per quelli del 1988, sono rimasto affascinato dal quelli del 1998, sono pronto a scommettere che amerò follemente quelli del 2008. E quelli del 2018? Non lo so.

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Gallois-Bouché e la nuova generazione (quella buona…) che avanza

Arriva finalmente in Italia lo champagne del giovane Guillaume Gallois. Il numero di bottiglie è estremamente limitato per ora, ma accontentiamoci perché era da un bel po’ che non si vedeva un ‘piccolo’ di tale valore affacciarsi alla ribalta. Questo champagne l’ho visto crescere, ho fatto di tutto per presentalo in anteprima su Grandi Champagne 2018-19 e poi ho continuato ad assaggiarlo, rimanendo ogni volta stupito da quanto migliorasse ogni volta. Così, quando Vania, di fronte a una bottiglia del ‘definitivo’, mi ha chiesto “che dici, ne scrivo?”, ho risposto di sì con entusiasmo.

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Pierre Gimonnet: meglio gli assoli?

Con un patrimonio vitato di ben 28 ettari, Pierre Gimonnet è tra i più grandi (se non proprio il più grande…) vigneron della Champagne. Il domaine è guidato da due dei quattro fratelli, Olivier e Didier, ed è quest’ultimo che ho incontrato durante l’ultima vendemmia in champagne, come avrete avuto modo di vedere. Sapevo della sua straordinaria conoscenza dello champagne e della Champagne, conoscevo molto bene la sua filosofia, ciò nonostante – e a dispetto del fatto che fosse decisamente occupato con la vendemmia – abbiamo avuto uno scambio di opinioni a dir poco interessante.

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Le tre perle di Franck Bonville

È bravo Olivier Bonville, molto bravo, oltre a essere decisamente simpatico e affabile. Avevo incrociato più volte i suoi champagne e mi erano sempre piaciuti, ma ho iniziato a parlarne solo con l’ultima edizione della guida, quindi Grandi Champagne 2018-19. Ma per farmi perdonare recupererò rapidamente, perché se lo merita Olivier. Anzi, comincio da subito. Olivier Bonville, simpatico, affabile, tecnicamente preparatissimo.

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Una grande annata, lo Chardonnay e i (bravi) fratelli Fourny

Feeling personale a parte, trovo che i fratelli Charles ed Emmanuel Fourny siano due ottimi produttori (Champagne Veuve Fourny). Hanno sempre lavorato bene, ma non è tanto questo ad avermi favorevolmente impressionato, quanto il loro migliorarsi anno dopo anno, nonostante il cambio di status da RM a NM. Insomma, i loro champagne sono sempre più buoni.

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Jacquesson e la terza (e ultima…) annata del Clos

Nel corso dell’ultimo viaggio in Champagne non potevo non passare a salutare due cari amici come i fratelli Chiquet, alias Jacquesson, soprattutto per approfondire la loro decisione improvvisa di puntare l’anno prossimo sull’annata 2008 per i Lieux-Ditse rimandare ulteriormente l’uscita dei 2009. Mi spiegano che da loro la 2009 è stata superiore alla più blasonata 2008, proprio come avvenne con la 1989, migliore della 1988 nel caso di Jacquesson, da cui la decisione.

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Aveva ragione Olivier: Krug è piacere! Il 2004, ad esempio…

Da qualche anno, Olivier Krug ripete con tale perseveranza un concetto che è diventato una sorta di mantra: “Krug non è uno champagne per esperti, per conoscitori. No Krug è uno champagne ideato da un tale Joseph, mio antenato, che voleva dare piacere a tutti”. Da ‘vecchio krugista’, quando ho sentito questa frase per la prima volta sono quasi saltato dalla sedia e ho pensato all’ennesima trovata di quei demoni del marketing, che poi hanno costretto il povero Olivier a ripeterla ossessivamente.

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Champagne Lanson: il 1985, il 1989, il ‘bio’ e… la Masterclass a Roma!

Tra le ultimissime degustazioni della guida Grandi Champagne 2018-19, ricordo ci fu Lanson. Era settembre e la tappa era d’obbligo per assaggiare in anteprima il nuovo nato, il Green Label. Ma lo chef de cave Hervé Dantanè particolarmente generoso oppure mi vuole veramente bene (o, forse, entrambe le cose…), perché ci fece riassaggiare tutta la gamma e, al termine, degna conclusione con due magnum di Lanson Vintage Collection, nella fattispecie 1979 e 1985.

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Brilla una stella in Champagne, è Laurent Champs (Vilmart)

Qualcuno dice che oggi non ha più senso parlare di ‘champagne de maison’ e ‘champagne de vigneron’. Forse è in parte vero per i primi, visto che alcune Grandes Marqueshanno iniziato a fare vini sempre più legati alla micro-territorialità, ma sui secondi non sono d’accordo. La media degli RM, infatti, ha certamente compiuto un bel passo in avanti sul piano della qualità, ne ha compiuti due, se non addirittura tre, su quello della personalità, ma rimane il tallone d’Achille della costanza di anno in anno.

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