Una figlia e un blanc de blancs inusuale, ma… buonissimo!

A ‘Modena Champagne Experience’ dello scorso anno, uno degli champagne che ha ricevuto i maggiori favori del pubblico, tanto da risultare ‘esaurito’ già nel pomeriggio del primo giorno, è stato il blanc de blancs di Trousset-Guillemart. Un produttore che oramai abbiamo imparato a conoscere e che si sta facendo apprezzare rapidamente in Italia egli stesso, soprattutto con i suoi Crème Brut e Rosé.

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Altro gran bello champagne in casa Duval-Leroy: è la volta del Pur Chardonnay

Il 2017 si è chiuso in maniera estremamente positiva per lo champagne e il mercato ha fatto segnare il record di sempre per quanto riguarda il fatturato. Ciò nonostante, la parte del leone continuano a farla i brut sans année, con una quota in volume dell’80% e in valore del 67,2%: saranno pure gli champagne con meno appeal, ma alla fine sono loro a fare il mercato… Così oggi parlo proprio di un non millesimato, un ottimo non millesimato che rappresenta anche una nuova uscita nella categoria.

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Lanson, la malolattica e il prossimo Black Label (senza gridare allo scandalo, anzi…)

Quando riesco, passo sempre volentieri da Lanson. È una maison che mi piace, perché i suoi champagne sono sempre convincenti, perché ha una collezione di vecchie annate veramente notevole, perché ha saputo mantenere stile e qualità a dispetto delle vicissitudini (nient’affatto facili tra il 1991 e il 2006…), perché è fatta da bellissime persone. Dall’abilissimo presidente Philippe Baijot al mio caro amico Olivier de la Giraudière, fino allo chef de cave Hervé Dantan, uno che sa davvero il fatto suo ma è fin troppo riservato.

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È finalmente tornata la Special Cuvée! Quella di una volta…

Dal 1911 la Special Cuvée rappresenta lo champagne più importante per Bollinger e anche nel XXI secolo, dopo una piccola evoluzione, riveste questo ruolo da protagonista. Non vorrei passare per un ‘laudator temporis acti’, ma ci sono alcuni champagne del passato (peraltro neanche tanto remoto…) il cui gusto porterò sempre con me e che con le evoluzioni attuali della medesima etichetta non ho più ritrovato.

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Anteprima Charles Heidsieck: ecco il Blanc de Blancs!

Se ne parlava da un po’, al punto da essere diventato un altro dei segreti di Pulcinella della Champagne: Charles Heidsieck aveva pronto nel cassetto, ops… nelle crayères, un nuovo champagne, un blanc de blancs, segnatamente. Ovviamente, appena saputo avevo iniziato un vero e proprio assedio a Cyril Brun, lo chef de cave che conosco sin dai primissimi anni in VCP, e, alla fine, individuiamo la data utile nel 18 dicembre dello scorso anno, il giorno prima della nostra consueta ‘Cena di Natale’.

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Ma quanto è buono il Blanc de Blancs di Besserat!

Non è la prima volta che parlo di Besserat de Bellefon su questo sito, d’altronde non è solo stata una maison costantemente in primo piano sulla scena champenois, ma da quando è entrata in orbita BCC nel 2006, grazie a Philippe Baijot, ha vissuto una grandiosa operazione di rilancio, tecnica e umana, tanto che oggi può giustamente vantare il raggiungimento di nuovi e più ambiziosi traguardi qualitativi.

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La rinascita di Leclerc-Briant è ben lungi dall’essere terminata: ecco un altro nuovo champagne!

Chi ha introdotto la biodinamica nella Marne? Leclerc-Briant, nel 1989. Chi ha lanciato la prima linea di champagne lieux-dits? Leclerc-Briant, nel 1993. Chi ha stabilito il record da Guinness dei Primati della più grande piramide di bicchieri? Pascal Leclerc-Briant, nel 2004. Poi, purtroppo, sappiamo com’è andata: Pascal è scomparso prematuramente nel 2010 e gran parte dei vigneti sono stati venduti. Insomma, nessuno avrebbe scommesso sul futuro della maison, invece… Non solo soci, ma la vera anima di Leclerc Briant oggi e i fautori della sua rinascita travolgente: Frédéric Zeimett ed Hervé Jestin.

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Champagne Alfred Gratien: passione e tradizione

Inizio con un ‘mea culpa’: su Grandi Champagne 2018-19 abbiamo tributato solo 89/100 al Blanc de Blancs 2009 di Alfred Gratien. Troppo poco. Lo dico alla luce di un ulteriore riassaggio fatto un paio di settimane fa presso la maison, con la visita abilmente coordinata da Emilie Jeangeorges e la presenza del Présidente Director Général Olivier Dupre. E attenzione perché la bontà di questo riassaggio non è certo figlia del cosiddetto ‘fattore maison’, no, ma di uno champagne nettamente cresciuto nell’arco di un anno e che non fatico ad ammettere non riuscimmo a leggere al meglio.

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Grandi novità in casa Gosset, anche… in chiave Meunier

Era un po’ di tempo (troppo…) che mancavo da Gosset, ma dovevo assolutamente tornarci al più presto soprattutto per conoscere il nuovo chef de cave, Odilon de Vaire, che ha ricevuto il timone di questa antichissima maison a giugno 2016, dopo la scomparsa improvvisa del suo storico predecessore, Jean-Pierre Mareigner (che non dimenticherò mai). Ebbene, Odilon non solo è in Gosset dal 2010, non solo vanta esperienze precedenti in altre importanti maison, ma è anche preparatissimo e conosce la Champagne palmo a palmo, infine, ciliegina sulla torta, è di una simpatia unica.

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Trousset-Guillemart: quando lo champagne significa piacere

Non è la prima volta che si parla di Trousset-Guillemart su questo sito e non è la prima volta che si parla di questa etichetta: lo ha già fatto Alberto tempo fa. Allora? È uno champagne spensierato, primaverile… forse anche per questo, ritorno a scriverne. Un infuso di freschezza, briosità, vitalità e altissimo nitore olfattivo.

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