Il Ruinart che non conoscete

Lo dico subito: lo champagne che vado a presentare non è importato in Italia e non lo è mai stato. Non so perché, ma è così da sempre per una precisa scelta della stessa maison. Però, poiché mi sembra giusto raccontare, anche solo a livello di curiosità, le varie sfaccettature del panorama champenoise, eccolo qua. Anche perché non lo troverete, per ovvi motivi, nella prossima edizione della guida Grandi Champagne, dove invece sarà recensita la gamma attualmente sul mercato e… pure una sorpresa in anteprima.

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Piena estate e voglia di blanc de blancs? Ecco cinque consigli!

È scoppiata l’estate, addirittura prima del previsto e con maggiore intensità. Quindi nei weekend si scappa al mare, soprattutto si organizzano aperitivi e cene con gli amici, meglio se all’aperto. Può mancare lo champagne? Certo che no, accidenti! Allora ecco cinque consigli particolarmente validi e pure a buon mercato (entro i 65-70 euro: ricordate che lo Chardonnay è pur sempre l’uva più cara in Champagne!) per altrettante occasioni, tutte a tema blanc de blancs, perché l’eleganza di questo tipo di champagne, la sua freschezza, il suo carattere sposano con particolare felicità la stagione estiva.

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Una grande annata (1998) in Champagne e le due declinazioni di Dom Ruinart

Ho già avuto modo di dire che apprezzo molto l’annata 1998 in Champagne e che personalmente l’avrei valutata cinque stelle e non quattro come è stato fatto. Anche perché è un’annata un po’ tipo la 1995: non molto espressiva all’inizio, rivelerà il suo vero valore alla lunga, non prima di vent’anni. A proposito di quest’annata, una mia recente visita alla Ruinart, con tour privato e particolareggiato delle sempre splendide crayères (monumento nazionale dal 1931) prima della degustazione con lo chef de cave, l’oramai mitico Frédéric (Fred) Panaïotis, ha rafforzato in me questa idea dell’annata.

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Dom Ruinart 2004 in anteprima

Ancora non abbiamo apprezzato fino in fondo l’eccellente Dom Ruinart 2002, recensito in Grandi Champagne 2014-15, che ecco profilarsi all’orizzonte il Dom Ruinart 2004. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per vederlo qui in Italia, perché, ovviamente, il 2002 è senza dubbio uno dei grandi della serie e, per questo, merita ancora spazio e attenzione.

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Champagne Dom Ruinart Rosé: un grande matrimonio tra Chardonnay e Pinot Noir

Ruinart è da sempre molto legata allo Chardonnay, tanto da impiegarlo in maniera preponderante nell’assemblage di tutte le cuvée e proporre addirittura due blanc de blancs in gamma, il celebre brut sans année omonimo e l’eccellente cuvée de prestige Dom Ruinart. Non a caso, lo Chardonnay contribuisce in maniera determinante alla definizione di quello che è diventato celebre come il “gôut Ruinart”.

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Da oggi Moët-Hennessy Italia distribuisce Ruinart

Prima con Krug e oggi con Ruinart la filiale italiana di Moët-Hennessy si uniforma alle altre di tutto il mondo distribuendo sul proprio territorio di competenza tutte le maison di champagne del gruppo destinate all’export, quindi Moët & Chandon, Dom Pierre Pérignon, Veuve Clicquot, Krug e, appunto dal 2 aprile, anche Ruinart. Che è la più antica maison di champagne in assoluto, fondata il 1 settembre 1729 da Nicolas Ruinart, nipote di Dom Thierry, monaco benedettino che unì le sue esperienze enologiche e le sue geniali intuizioni a quelle di Dom Pérignon.

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