Quando lo champagne significa piacere e bevibilità…

Champagne Haton

…ma non banalità, beninteso! Già, perché, devo onestamente dire grazie ai buoni uffici di Pascal Tinari (figlio del grande Peppino di Villa Maiella), ho scoperto questo produttore veramente interessante. E che, ovviamente, conosceremo meglio nella prossima edizione (2018-19) della guida Grandi Champagne

Il bello dello champagne, almeno per quanto mi riguarda, è che scopro sempre qualcosa di nuovo. Dopo oltre 100 viaggi mi sento tutt’altro che arrivato, anzi sono sempre curioso, per questo ogni nuovo tappa in terra di Champagne imparo qualcos’altro, scopro un produttore che non conoscevo… Nel corso dell’ultimo viaggio, una decina di giorni or sono, è stata la volta di Haton, Jean-Noël Haton e non l’altro, perché a Damery ce ne sono due, ovviamente apparentati. A proposito di Damery, il villaggio della riva destra della Vallée de la Marne che non è neanche classificato Premier Cru, bensì soltanto Autre Cru all’89%, beh, deve essere particolarmente ‘fortunato’, perché vanta diversi produttori di valore se non addirittura d’eccellenza, come, ad esempio, Alexandre Filaine o Lenoble.

mappa villaggio di Damery

Il villaggio di Damery, sulla riva destra della Marne. È classificato all’89%, ha 407,5 ettari di vigneti, coperti per il 62% da Meunier, 21% Pinot Noir e 17% Chardonnay. È uno dei più estesi Cru tra i ‘non classificati’.

Haton è condotto dallo stesso Jean-Noël, con il figlio Sebastien come direttore di produzione e chef de cave, tira circa 250.000 bottiglie ogni anno a proprio marchio e da sole uve di proprietà (quindi, di fatto, con questi champagne è un vigneron), ma è classificato NM in quanto produce circa altre 750.000 bottiglie conto terzi con vari marchi MA, soprattutto per il mercato inglese. La linea Haton è piuttosto ampia, contando ben 10 etichette, tra le quali due rosé e pure altrettanti blanc de blancs. Tra quelli che ci hanno maggiormente convinto – e che vedremo, appunto, nella prossima Grandi Champagne – il classico millesimato, battezzato Noble Vintage. È curiosamente (considerando la collocazione territoriale della maison…) a maggioranza di uva bianca, con i preziosi grappoli provenienti dalla stessa Damery, ma anche Cumières e Hautvillers. Per questa cuvée, la fermentazione avviene tutta in acciaio (peraltro in una cantina di straordinaria pulizia: si può dire che brilli) con svolgimento della malolattica. Questo champagne specifico è stato ‘degorgiato’ a giugno di quest’anno (pertanto ha maturato 6 anni sui lieviti) e poi è stato dosato a 8 g/l.

Sebastien Haton
Sebastien Haton, figlio di Jean-Noël. È lui a sovrintendere tutta la produzione e, soprattutto, ad agire come chef de cave. A quanto pare, con ottimi risultati…

controetichetta Haton

Noble Vintage 2009

bottiglia champagne haton 200940% Pinot Noir, 60% Chardonnay
Naso accattivante, che definirei più brillante che meramente fresco, denso di frutto piacevolmente e delicatamente tendente al maturo (in questo rispecchia correttamente l’annata calda). Non mancano note agrumate, altre più sottili di mineralità, pure spunti di frutta secca (noce). Insomma, sembra ben più che convincente. La bocca ti fa subito alzare il sopracciglio per la bollicina molto fine, addirittura carezzevole, l’ottima freschezza e l’immediata piacevolezza. È uno champagne che definirei leggero (caratteristica pertanto comune a tutta la gamma Haton) ma tutt’altro che banale, perché questa leggerezza va intesa come assoluta bevibilità e poi perché il palato è pervaso da una certa densità della materia. Agli amanti dei dettagli posso dire che rispecchia molto bene il naso, anche se a fronte di un maggiore accento sulla maturità, tanto del frutto, quanto degli agrumi (canditi). Ciò nonostante, la gustativa si distende molto bene e si fa valere per via della non trascurabile persistenza, sulla frutta secca e ancora gli agrumi. Oltre a un’asciuttezza che, guardando il dato del dosaggio, proprio non sospetteresti. Una gran bella scoperta. E un campione di piacevolezza.
Voto: 92/100

tappo haton

www.champagne-haton.com

10 commenti su “Quando lo champagne significa piacere e bevibilità…”

  1. Salve,
    Le faccio tre domande veloci?
    Quanti anni può durare un dom perignon ?
    Quanti un giulio ferrari?
    Quanti uno champagne millesimato commerciale?
    Chiaramente conservati come si deve
    So bene che il tempo varia da tanti fattori, ma volevo avere un idea piu chiara
    E complimenti per il servizio gratuito che offre agli appassionati di questo grandissimo vino, complimenti veramente
    Grazie
    Federico

    1. Rispondo altrettanto velocemente… 😉
      1) almeno 30 anni;
      2) recentemente ho assaggiato un Giulio 1999 ed era straordinario. Forse non durerà come i grandi champagne, ma i suoi anni se li sa mettere alle spalle;
      3) cosa intende per commerciale? Recentemente ho assaggiato un Mumm Cordon Rouge 1961 ed era fantastico e ho ancora ricordi incredibile di un Moët Vintage 1959, quindi…
      Come amo dire, lo champagne è amico del tempo, ma, in certi casi, ha addirittura bisogno del tempo. Provi a tenere 3-4 anni in cantina un Brut Premier di Roederer o un Brut Réserve di Charles e poi ne riparliamo. E sono ‘semplici, non millesimati…
      Prego, è un piacere!

  2. Salve signor lupetti
    Ho letto le ultime 2 guide però purtroppo nn mi sono ritrovato con molti dei voti che avete dato,troppo troppo alti per molti champagne,il mio é un parere di dilettante però confermato dai voti di Richard juhlin
    Cordiali saluti

    1. Beh, le critiche costruttive ci stanno, ci mancherebbe! Non siamo mica i depositari della verità assoluta… Come, mi permetta, non lo è neanche l’amico Richard.
      Noi ragioniamo così: 90/100 è il metro di giudizio ideale. E 90 è il vino che si ricorda. Da lì si va sopra, e siamo nell’eccellenza, o sotto (88-89 è un ottimo vino, ma gli manca qualcosa, appunto quella capacità di colpire e farsi ricordare). Ecco, ci muoviamo secondo questo schema per i punteggi. E si tratta di valutazioni collegiali, di tutto il panel, con il sottoscritto che si prende la libertà dell’ultimissima parola quando non c’è perfetto accordo.
      Però mi interessa sapere qualche champagne che, a suo avviso, è stato ‘sopravvalutato’.

      1. Si allora,sarò incappato in bottiglie poco fortunate ma ad esempio di recente ho brindato con il V.c vintage 2008 e il Benoit L. Blanc de noirs che non ritengo all’ altezza dei voti ricevuti, più buono ad esempio il savart l’ouverture.
        Altri esempi sono il Piper ed il mumm classici
        Il mumm votato da r.j. con74 ad esempio
        Mi trovo d’accordo
        E ancora altri champagne
        Sarebbe bello in effetti acquistare champagne con punteggi vicini a quelli di un krug di un d.p di un salon spendendo molto meno VC vintage2008 e B.l Blanc de noirs 94pt
        Cordiali saluti

        1. Mi sorprende che non le sia piaciuto il Benoit Lahaye, mentre sono d’accordo con la validità di Savart.
          Clicquot? I suoi millesimati hanno bisogno di tempo… Ho visto celeberrimi sommelier e grandi appassionati strabuzzare gli occhi dopo che gli ho fatto assaggiare dei VCP con diversi anni sulle spalle. E questo 2008 si farà valore, ne sono certo, anche oltre il gusto personale.
          Già, il gusto personale… Come ho detto, né il sottoscritto, né il buon Richard sono depositari della verità assoluta. Siamo dei critici, credo con una certa esperienza, e in base a questo diamo dei giudizi. Giudizi che tengono conto del valore assoluto del vino, ma anche delle loro potenzialità future. Però è ovvio che se al signor Rossi lo champagne Xxxxx proprio non piace, potrà pure avere 98/100 ma non se ne viene fuori!
          Mumm? Annosa questione: ho detto e ridetto che stilisticamente può anche non piacere, ma oggi non è più possibile dire che sia uno champagne fatto male. Anzi. E il lavoro dello chef de cave non è ancora terminato, quindi ci saranno ulteriori margini di miglioramento. Senza dimenticare che si tratta pur sempre di uno champagne prodotto in milioni di bottiglie che deve incontrare costantemente i gusti dei consumatori di tutto il mondo!
          Piper? Discorso simile. Anzi, anche io l’ho trovato un po’ dolce, salvo poi accorgermi che al grande pubblico non appassionato di champagne piace eccome! Allora, da critico, questo è un elemento che va attentamente considerato. Altrimenti si rischia di rimanere arroccati come allocchi sul piedistallo a decantare le meraviglie solo di alcuni vini irraggiungibili per i più, bocciando biecamente altri che, invece, incontrano i favori del grande pubblico.
          Mica facile il mestiere del critico, non si riesce quasi mai a mettere d’accordo tutti. Ma ci provo…

  3. Grazie della risposta,sono soddisfatto,a proposito io sono di Bari e sarei contentissimo se organizzaste qualcosa da queste parti in un futuro,,
    Di nuovo grazie

    1. Grazie al supporto di un’amica sommelier, potrei essere presto a Bari per una prima serata.
      Se le va, provi a seguirmi su FB…

  4. Buongiorno,
    vorrei avere se possibile delle delucidazioni ho visto dal sito internet che siete abbastanza esperti e preparati.
    Sono in possesso di un paio di bottiglie di champagne importanti, per quanto ne so da collezione, si tratta di:
    -Dom Perignon Cuvèe, vintage 1966, Moet et Chandon;
    -Grande Cuvèe Krug, Reims,
    Vorrei sapere intanto se voi siete in grado di valutarle e se eventualmente le acquistate o se magari sapreste indicarmi a chi rivolgermi.
    In attesa di un riscontro porgo,
    Cordiali Saluti
    PS: oltre allo champagne ho anche dei vini importanti da collezione.

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