Champagne: quando l’eccellenza fa… 90!

Orizzontale champagne 1990
In linea di massima, ho avuto la fortuna di assaggiare champagne d’annata (il termine ‘vecchi’ non mi piace…) grazie alle varie maison e nelle loro sedi, quindi in condizioni ideali. Pertanto, è stato non solo con grandissimo piacere, ma anche con un bel po’ di curiosità che ho accettato l’invito di Federico Angelini a partecipare a un’incredibile ‘orizzontale’ di champagne targati 1990. Sì, ben nove pezzi d’opera di quest’annata d’eccezione, tutti provenienti dalla cantina privata di Federico (che, lo avrete capito, oltre a essere un pilastro della guida Grandi Champagne è anche un appassionato di prim’ordine…), che li ha quindi acquistati nel tempo e poi conservati perfettamente. Perfettamente, ma con tutte le incognite del caso data non tanto dall’aver viaggiato, quanto, piuttosto, dalla provenienza…

Appuntamento, dunque, da Mamma Mia a Roma (già sede delle ‘degustazioni romane’ di Grandi Champagne 2018-19) per una cena che vede ogni champagne abbinato a un grande piatto di questo ristorante che, sì, è conosciuto come riferimento della carne nella Capitale, ma in realtà è molto di più. A pensarci bene, un contesto del genere (degustazione con cena in abbinamento) è molto più insidiosa e complicata di una degustazione ‘pura’, ma la scelta di abbinamento fatta dal sottoscritto e da Daniele Agosti (patròn del ristorante) mi sento di dire che ha funzionato benissimo. In proposito, gli champagne sono qui riproposti esattamente nel medesimo ordine della cena.

Però, prima di raccontare questi autentici capolavori (assaggiare champagne del genere è un sogno, ma farlo in batteria da nove capita forse una volta nella vita!), ricordo brevemente l’annata 1990.

La 1990 è stata un’annata eccezionale, per molti tra le cinque migliori del XX secolo, nonché l’ultima di un terzetto consecutivo mai visto prima. E, come le grandissime annate, anche questa ha avuto un andamento contrastato, con un inverno mite, una primavera con pericolose gelate (furono danneggiati ben 12.000 ettari!) e, finalmente, la fioritura nelle prime due settimane di giugno in un contesto insolitamente fresco. Finalmente, l’estate è esplosa a luglio, con un record di ore di sole, ma notti fresche che hanno preservata l’acidità, fino ala vendemmia iniziata la seconda settimana di settembre. Uve superbe e pure in quantità: resa: 11.963 Kg/ha, alcol potenziale 10,93° e acidità 8,07 g/l.

 

krug 1990

Krug

Clos du Mesnil

100% Chardonnay
bott. n. 07434 – Naso di grande fascino, assolutamente rappresentativo della firma Krug, ma anche caratterizzato da una trama cremosa, con note di agrumi canditi, di frutta secca e, ovviamente, mineralità. Bocca fresca (!), asciutta e pulita, tesa e succosa, animata da grande sapidità, con un finale di lunghezza ragguardevole. Da evidenziare anche la bollicina sottile e vellutata e l’assolutamente perfetta integrazione del legno anche in questo stadio di maturazione. Ci aspettavamo molto e così è stato. Grande bottiglia e grande Clos du Mesnil!
Voto: 98/100

 

jacuesson 1990

Jacquesson

Avize Dégorgement Tardif

100% Chardonnay
dég. mar. 2006 – Naso denso e compatto, disegnato da note fungine e di sottobosco, con un tocco di mela cotta. Però è un naso che intriga e, soprattutto, dimostra uno champagne naturalmente maturo ma in gran forma. Palato insospettabilmente fresco, giocato su una trama agrumata che va verso le canditure. Va bene, non ha la ‘spinta’ del Clos du Mesnil, ma è molto buono per via della crescita sulla mineralità e la splendida bollicina. Finale addirittura rinfrescante. Questa bottiglia non raggiunge la prestazione del magnifico DT Avize 1989, ma è un grande champagne al di là… di ogni ragionevole dubbio.
Voto: 97/100

 

Bruno Paillard 1990

Bruno Paillard

Le Mesnil

100% Chardonnay
dég. dic. 2003, bott. n. 00288 – Solitamente uno champagne d’eccezione, ma con una certa differenza da bottiglia a bottiglia, stando anche ai commenti di diversi appassionati su questo stesso sito. Beh, questa è molto buona, ma non delle migliori… Ha un naso al limite del balsamico, con spunti silvestri, oltre a una componente di frutta secca. È certamente elegante e si mantiene tale in bocca, dove sfodera una netta acidità che, però, rende la gustativa fin troppo sottile, soprattutto per un 1990. Chiusura a sfumare sempre su queste sensazioni balsamiche rinfrescanti. Champagne molto equilibrato e, forse per questo, molto (troppo?) immediato.
Voto: 95/100

 

Krug Vintage 1990

Krug

Vintage 1990

40% Pinot Noir, 37% Chardonnay, 23% Meunier
Ogni volta questo champagne se la gioca con il fratello del 1988: a seconda della bottiglia vince lui o l’altro. Beh, stavolta siamo di fronte a un Krug 1990 semplicemente perfetto! È assolutamente e intensamente Krug, cremoso, goloso, completo nel perfetto equilibrio tra frutto, spezie, agrumi e mineralità, animato da un’acidità energica che rimane sempre integrata, gustoso, ammaliante, lunghissimo. È uno champagne non semplicemente ricco ed elegante, non semplicemente teso e profondo, ma anche di pancia e di testa allo stesso tempo. Travolgente ed emozionante. La perfezione!
Voto: 100/100

 

Dom Pérignon 1990 oenotheque

Dom Pérignon

Œnothèque

42% Pinot Noir, 58% Chardonnay
Il primo approccio olfattivo sembra non marcare la classica (e immancabile) cifra stilistica dell’etichetta, ma va detto che degli ‘OE’ ha la grandissima freschezza, l’energia, la tensione, la vivacità, l’intensa mineralità. Ed è proprio questa vivacità, senza venir meno all’eleganza, beninteso, che dà l’idea di celare, come detto, l’essenza di Dom Pérignon. Assaggio cristallino, puro, fatto di agrumi e mineralità, sempre sulle ali di una freschezza energica che lascia di stucco. Champagne elegantissimo e con ancora tanto da dire, oggi buono, buonissimo, anzi di più. Ma… Ma?
Voto: 99/100

 

Dom Pérignon

Vintage

42% Pinot Noir, 58% Chardonnay
Servito immediatamente dopo l’OE, sembrerebbe insidiare pericolosamente il ‘fratello’. Almeno sulle prime. Infatti, il naso è anch’esso molto fresco (pur non raggiungendo l’intensità dell’altro), ma su questa diffusa freschezza si staglia con maggiore evidenza la ricchezza e, soprattutto, l’essenza DP, fatta di frutto, agrumi, spezie e mineralità in ideale fusione. Oltre a densità, rotondità e pure grassezze di nocciola. Palato vellutato, con ritorni agrumati, ora canditi, e minerali, ma alla fin fine non riesce a bissare la medesima energia dell’altro e in chiusura sembra non del tutto a fuoco. Fermo restando che è uno champagne d’eccezione e un DP di altissimo livello, per carità!
Voto: 98/100

 

Salon 1990

Salon

Cuvée S

100% Chardonnay
L’abbiamo assaggiato fuori dagli altri blanc de blancs in quanto Daniele Agosti ha fermamente voluto abbinarlo al risotto con tartufo bianco. E, oltre ad aver funzionato perfettamente (l’abbinamento), lo champagne non ha sofferto di nessuna sudditanza nei confronti degli assemblaggi. È innanzitutto elegante, molto, poi minerale, fresco sui sentori boscosi, tostato, agrumato con una certa sfumatura sulle canditure, completato da sentori di miele. Bocca… notevole: ora freschissima, succosa, ancora agrumata e minerale, raffinata e non manca di quell’essere una ‘lama’ che è la firma del villaggio di Le-Mesnil. E quanto è in forma! Un Salon semplicemente eccezionale.
Voto: 98/100

 

Veuve Clicquot La Grande Dame 1990

Veuve Clicquot

La Grande Dame

61% Pinot Noir, 39% Chardonnay
Bottiglia evidentemente e immediatamente in forma perfetta e Grande Dame in forma perfetta. Al punto da non sembrare un 1990 tanto l’espressione olfattiva è fresca ed elegante, molto fruttata, con una mineralità pietrosa, cui corrisponde una gustativa di tale scorrevole bevibilità da risultare quasi ‘leggera’. Soprattutto in chiusura, che alla fine non convince del tutto. Per carità, stiamo spaccando il capello in quattro a uno champagne meraviglioso che non sembra proprio (nel bene) figlio della sua annata perché non è mai né opulento, né maturo. In sintesi: naso stupendo, ma bocca un filo indietro. Ha ragione Demarville, che oggi ritiene nettamente superiore la 1989
Voto: 95/100

 

Bollinger R.D. 1990

Bollinger

R.D.

69% Pinot Noir, 31% Chardonnay
dég. apr. 2004 – Ce lo ricordavamo molto più maturo il Bollinger R.D. 1990, invece ecco un R.D. scattante e fresco, con il frutto appena maturo, il sottobosco, la frutta secca, una sensazione di potenza che va intesa come autorevolezza e non come brutalità. Soprattutto, ha un’eleganza e una snellezza che ricorda più una La Grande Année, con le sue grassezze, le tostature, le spezie dolci. La bocca segue esattamente questa falsariga, ampia e profonda, tesa da un’acidità più agrumata che fruttata. Però, quando ti aspetti il trionfo finale, eccolo frenare un po’, quasi avesse ancora bisogno di tempo. Incredibile…
Voto: 97/100

 

piatti ristorante mamma mia
Alcuni dei meravigliosi patti della serata: cotechino artigianale con tartufo nero su crema di fagioli; amatriciana con guanciale iberico; soufflé di Parmigiano Ceggiano 30 mesi con funghi su vellutata di zucca; filetto di Black Angus con tartufo nero.
Orizzontale 1990
È finita: che esperienza! Va bene, adoro l’annata 1988, ma pure questa 1990… accidenti.

4 commenti su “Champagne: quando l’eccellenza fa… 90!”

    1. La 1990 è stata organizzata dal ristorante Mamma Mia e, francamente, non saprei dirle né se ne farà ancora, né come partecipare. Era un qualcosa di veramente eccezionale.
      Quelle organizzate da me per il sito, invece, sono riservate solamente al mio staff di degustazione. Mi spiace.
      Lo scorso anno, però, ho organizzato due serate 2002-1982 e non è detto che in futuro non metta su altre degustazioni simili: in tal caso segua questo sito e la pagina FB per eventuali informazioni in merito…

  1. Buongiorno Sig. Lupetti,
    innanzitutto complimenti per il Sito, la guida e questa incredibile degustazione targata 1990.
    Proprio un paio di giorni fa, anche io ho avuto la fortuna di partecipare ad una degustazione, esclusivamente di Dom Perignon. Oltre agli ultimi Vintage e P2 che sono sul mercato ho assaggiato gli eccezionali OE 1990 e 1973. Riguardo all’ OE 1990 (miglior champagne della mia vita) mi ha lasciato un dubbio solamente la data di dégorgement. Infatti sul retro della bottiglia l’etichetta indica che che l’OE 90 è stato degorgiato nel 2003. Ora io sapevo che gli OE a fregi oro sono gli attuali P3, mi chiedo come sia possibile che sia considerato P3 se ha passato “solamente” 13 anni sui lieviti, non dovrebbero essere minimo 20 anni passati a riposo per essere considerato P3? Mi corregga se sbaglio …
    Grazie ed un caro saluto

    1. Grazie per i complimenti! Fanno sempre molto piacere…
      Il suo OE 90 aveva l’etichetta verde come quello dell’ultimo articolo vero?

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