Il perché della grandezza di Fabrice Gass, meglio noto come Champagne Alexandre Filaine

verticale champagne Alexandre Filaine

Novembre 2017, mi arriva un sms da Fabrice Gass: “Ciao Alberto, sto preparando un piccolo viaggio negli anni ’90, in magnum. Non ho ancora finito il remuage, ma pensa a trovare il tempo per la degustazione”. E mi allega la foto della piccola pupitre che vedete sotto con le magnum in fase di remuage… Trovare il tempo? Accidenti! Gli rispondo che mi sta facendo un regalo e che la cosa, vista la sua eccezionalità, richiede adeguata organizzazione. Ci diamo appuntamento a gennaio, in occasione del mio primo viaggio del 2018…

Fabrice Gass
È lui, l’oramai mitico Fabrice Gass, mente e braccio di Champagne Alexandre Filaine.

24 Gennaio 2018, la sera della degustazione. Appuntamento a casa di Fabrice la sera, presenti la moglie Babette, il sottoscritto, le mie compagne di viaggio per l’occasione, Vania Valentini e la sommelier Alessia Occhipinti, una serie di amici di Fabrice, tra cui Jean-Baptiste Geoffroy e Guillaume Gallois, micro produttore di assoluta bravura che già trovate in Grandi Champagne 2018-19 con la sua primissima uscita. Doveva essere presente un altro grande amico di Fabrice, Pascal Agrapart, ma alla fine ha dovuto dare forfait per l’arrivo di un suo importatore. Ebbene, appena arrivato vedo in bella mostra le cinque magnum: la capsula rossa fa capire che si tratta del DMY, quindi lo champagne di Fabrice ancor più legato al Pinot Noir e tirato con il sughero (bouchon liège). Fabrice mi dice di averle degorgiate da pochissimi giorni. Gli chiedo se le abbia dosate o meno e mi risponde di sì, al che, di fronte alla mia faccia perplessa, aggiunge “giusto un po’, per dare profondità alla gustativa”. La cosa non mi piace, non per il dosaggio in sé, ci mancherebbe, ma perché l’aggiunta di liqueur solo qualche giorno prima ci metterà di fronte a champagne ancora scomposti. Vabbè, vediamo un po’…

Magnum Filaine
Le cinque magnum, anzi i cinque gioielli di Fabrice nella piccola pupitre durante il remuage.
verticale Filaine
La degustazione sta per iniziare, nel frattempo ci prepariamo con un’adeguata ‘mise en bouche’…

DMY

50% Pinot Noir, 30% Chardonnay, 20% Meunier
(circa 15% vins de réserve, dégorgement gen. 2018, dosage 2 g/l)

1993

Gran bel naso, energico tanto è fresco, tesissimo, con tanta mineralità marina, spunti di coquillage, note di pain d’épices, un tocco di dolcezza di panettone e di crema chantilly che man mano portano al frutto appena maturo. Insomma, è bello, sofisticato, invariabilmente attraente. Bocca rotonda, ricca, certamente fresca, anzi molto fresca, ma… alla fin fine non decolla. Ecco, l’annata non marca sulla maturità, come ci si sarebbe invece aspettati, e questo è senza dubbio un elemento di valore, però quando ti aspetti che questo champagne ‘stacchi le ruote dalla pista’, beh, non lo fa. Fermo restando, beninteso, che è un eccellente champagne, in forma splendida e con un’ottima bevibilità. Uno champagne che ricorda tanto, ma proprio tanto i millesimati di una celebre maison d’Aÿ…
Voto: 93/100

 

1995

Quando lo stile di Fabrice (tipicissimo, molto riconoscibile già alla prima olfazione) incontra un’annata eccezionale… beh, wow! Naso di un’eleganza pazzesca, a costo di limitare in apparenza l’intensità dell’espressione olfattiva. Che è speziata fino al piccante del pepe, ha un’anima di frutta giustamente matura, è profondissima, fitta, tanto da nascondersi quasi… Pure la bocca sembrerebbe giocare a nascondino, salvo poi aprirsi come chi, camminando in un bosco fitto, si trova improvvisamente di fronte a un panorama mozzafiato. Allora eccola sfoderare una freschezza notevole, una materia levigata e tesa, finemente affusolata, non tanto succosa quanto più concentrata di materia ed energia, peraltro in perfetto bilanciamento. Insomma, un bellissimo 1995, in tutto e per tutto. Ma la cosa più sorprendente è che è uno champagne ancora in piena evoluzione: quello che era un sospetto al naso, diventa una certezza in bocca! Ad averne in futuro di magnum così…
Voto: 95/100

 

1997

Una sorpresa, soprattutto dopo l’eccellente 1995. Innanzitutto rispetta lo stile dell’etichetta e del produttore (che poi è la forza di Fabrice, a differenza del 99% dei ‘piccoli’), poi ha una ricchezza spiazzante. Ricchezza, non opulenza, perché gioca abilmente tra densità e leggerezza, tra la frutta matura e una freschezza insita, quasi ‘fredda’, pietrosa, oltre a note di agrumi canditi (cedro) e spunti di zenzero. Un naso portentoso, caleidoscopico, a preludio di una bocca ancor più fresca di quanto ci si aspetterebbe, per via di una bella acidità che prende sotto braccio la materia rotonda e appena appena dolce, la tende, le dona slancio e la porta a chiudere succosa, sapida, pulita, asciutta. Con il plus di una sensazione quasi balsamica che ti colpisce. In positivo, ovviamente. Splendido champagne, emblematico delle abilità di Fabrice, che potrebbe dare ancora di più non appena avrà assorbito la liqueur. Una sorpresa, come detto.
Voto: 96/100

 

1998

L’ho detto e lo ribadisco ancora più chiaramente: la forza di questo produttore è la rocciosa costanza qualitativa. Così ogni champagne si muove in una dimensione di elevata qualità e assoluta coerenza con la personalità della maison, sempre nel pieno rispetto dell’annata, beninteso. Eccolo, dunque, elegante, iodato, poi speziato, ricco di zenzero candito, giustamente maturo sul frutto (attenzione, sto parlando di maturità di frutta, non di evoluzione del vino, che è ancora di là dall’emergere…), avvolgente, rotondo. Sembrerebbe arroccato nella sua fine texture, ma è un’impressione fallace, perché ha invece profondità, anzi netta verticalità… La bocca cristallizza l’annata con la sua eleganza, ma, come accaduto con il 1993, poi non decolla. Per carità, anche stavolta è uno champagne che bevi, ribevi, ti lasci andare al suo finale gustoso e composto, però… Vince per la sua grande bevibilità, senza… riuscire a conquistare.
Voto: 93/100

 

1999

L’altra sorpresa: annata calda, invece… Invece questo champagne ha maggiore spinta e intensità del precedente, a fronte di fini dolcezze, di una maturità stuzzicante sul frutto ma mai evidente, di una ricchezza netta, quasi opulenta, ancorché sempre equilibrata, cesellata. L’attesa nel bicchiere, quindi la temperatura, poi, fa emergere nettamente, la craie. È un vino, anzi uno champagne, di livello elevatissimo, di perfetta integrazione, di notevole precisione, incisivo, che man mano rivela sempre più intensamente la terra dove nasce, la sua anima, quindi la craie. E, anche in questo caso, il palato è ancora più convincente: setoso ma fresco, ampio ma profondo, denso ma leggero, dinamico nella progressione. Champagne potente, anzi autorevole, con una distensione, anzi una lunghezza che non finisce mai. Bellissimo, va oltre l’annata, sapendone prendere la sua ricchezza, ma non il suo ‘calore’. È quello che è piaciuto di più a tutti, ma a mio avviso resta dietro al 1997…
Voto: 95/100

magnum di DMY Filaine
Le cinque magnum di DMY pronte per la degustazione. Il numero scritto con il pennarello indica l’annata base: 1995, 1993, 1997, 1998, 1999…

La degustazione ha confermato quello che mi aspettavo, anzi, quello che ci aspettavamo: bellissimi champagne, in splendida forma, giustamente figli della loro annata, assolutamente Alexandre Filaine. Che significa rispettare perfettamente, come detto, lo stile del produttore e la tipicità dell’etichetta DMY (ex Cuvée Confidence). Insomma, Fabrice conferma la sua mano, sa fare ottimi champagne e li sa fare sempre, anno dopo anno, sfoderando una regolarità da grande maison più che da piccolo, anzi piccolissimo produttore. Ed è proprio questo il suo aspetto più sorprendente, indiscutibile savoir-faire champenoise a parte… Resta solo il rammarico che queste magnum sarebbero potute essere addirittura ‘migliori’, forse anche molto migliori, perché in degustazione si avvertiva la liqueur e la mancata integrazione di questa (Fabrice ha dosato gli champagne neanche una settimana prima…), che ha finito per limitarne la piena e migliore espressività. Forse gliel’ho fatto notare troppe volte al buon Fabrice, che a un certo punto è andato in cantina a ha degorgiato à la volée una bottiglia di DMY 1995… Beh, avevo ragione io: nonostante fosse ‘solo’ una bottiglia, mi ha fatto saltare sulla sedia perché era fantastica. Così, nuda e cruda, appena degorgiata, pura, intensa, vibrante, appagante, travolgente. La vera anima di Fabrice, l’essenza della sua arte. Bravo, ancora una volta! E, a questo punto… à la prochaine fois.

Gli champagne Alexandre Filaine sono distribuiti in esclusiva da:
Falesco – Tel. 0744/9556 – www.falesco.it

3 commenti su “Il perché della grandezza di Fabrice Gass, meglio noto come Champagne Alexandre Filaine”

  1. Ciao Alberto!! Perché gli champagne in magnum sono più buoni?? E vale per tutte le maison?hanno gli stessi tempi di maturazione?grazie mille

    1. La magnum è il miglior formato per una serie di motivi che vanno dalla stessa rifermentazione alla maturazione più lente, fino all’idea rapporto tra quantità di vino e gas contenuti all’interno della bottiglia di 1,5 l. Quindi lo champagne è più ‘buono’ a parità di annata e invecchia meglio, molto meglio.
      La maturazione sui lieviti tra bottiglia e magnum può essere uguale o superiore di 1-2 anni a favore della magnum ed è quest’ultimo il caso più frequente.

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