Lanson, la malolattica e il prossimo Black Label (senza gridare allo scandalo, anzi…)

Maison Lanson

Quando riesco, passo sempre volentieri da Lanson. È una maison che mi piace, perché i suoi champagne sono sempre convincenti, perché ha una collezione di vecchie annate veramente notevole, perché ha saputo mantenere stile e qualità a dispetto delle vicissitudini (nient’affatto facili tra il 1991 e il 2006…), perché è fatta da bellissime persone. Dall’abilissimo presidente Philippe Baijot al mio caro amico Olivier de la Giraudière, fino allo chef de cave Hervé Dantan, uno che sa davvero il fatto suo ma è fin troppo riservato. La mia ultima visita un paio di settimane or sono verteva proprio su una degustazione privata con Hervé, che, però, scesi in cantina, mi spiazza chiedendomi: “cosa vuoi assaggiare?”. Gli rispondo che è lui il ‘capo’ (in tutti i sensi), pertanto mi affiderò a lui, ma se proprio devo chiedere una cosa… beh “mi piacerebbe assaggiare il prossimo assemblaggio del Black Label, il primo con la malolattica parziale! Se possibile, ovviamente”. Hervé mi rassicura sulla fattibilità della cosa e poi si lamenta come questa storia della malolattica stia creando una marea di confusione: vediamo di fare chiarezza.

Per tradizione, Lanson non ha mai svolto la malolattica, al punto da essere una maison simbolo di questo modo di fare champagne. Addirittura, fino a qualche anno fa, lo storico chef de cave Jean-Paul Gandon ne aveva fatto un pilastro dello stile, dichiarando, come vedete qui sotto, che la maison non avrebbe mai fatto la malolattica.

Dichiarazione Jean-Paul Gandon

Un’affermazione forte, che suona quasi come un manifesto per i posteri, pertanto l’idea di venir meno a questo pilastro dello stile è veramente bizzarra. Peggio, sembrerebbe un diniego del glorioso passato, uno stravolgimento dello stile, la fine di un’epoca sacrificata per guadagnare nuove fette di mercato. Una tragedia degli appassionati. Tutto ha inizio l’estate di tre anni fa, quando ricevo una telefonata da Alessandro Torcoli, che mi chiede a bruciapelo: “è vero che Lanson sta iniziando a fare la malolattica?”. Cado dalle nuvole e mi sembra troppo strano perché possa essere vero, ma Torcoli insiste “è una cosa di cui si sta parlando all’interno dell’istituto Master of Wine”. Una fonte attendibile, dunque, così rompo gli indugi e mando un sms a Hervé, che mi risponde affermativamente: sta facendo alcune prove a proposito di vini con malolattica, ma si tratta, in caso di verifiche positive, di una piccola parte limitata esclusivamente ai non millesimati, mentre i vintage rimarranno sempre e comunque senza malolattica. Visite successive confermeranno questa novità di Lanson, ma son sempre rimasto con il desiderio di approfondire, quando possibile, e l’occasione è finalmente arrivata!

Affronterò l’annosa questione ‘malo-pas malo’ nel libro (La Mia Champagne) che lancerò alla fine di quest’anno, mentre, per quanto riguarda Lanson, Hervé inizia spiegandomi che, essendo la maison abituata a lavorare senza malolattica, non ha problemi di stabilità dei vini, men che meno ha necessità di filtrare pesantemente o aggiungere molta SO2, come invece lamentato da chi la malolattica la fa. Molto semplicemente, il segreto di Lanson è l’igiene della cantina e ancor più la ‘catena del freddo’ (a 10°C). E arriviamo al punto cruciale, quando Hervé afferma che “la storia della maison è importante e non vogliamo certo cambiare lo stile, men che meno modificare le abitudini dei nostri clienti, perché indubbiamente i vini con malo sono molto diversi e avrebbero un profilo aromatico differente. Ciò nonostante, credo molto nella soluzione della malolattica parziale, dato che oggi in Champagne sappiamo gestire senza problemi i due tipi di vini in combinazione, come dimostrano benissimo Roederer e Billecart, per fare un esempio, e anche diversi vigneron stanno seguendo questa strada. Tra l’altro, in passato gli champagne erano a malolattica parziale, anche se non si sapeva… Insomma, trovo che l’unione dei due mondi sia oggi la scelta migliore. Poi, un domani non so, perché se continuerà a fare sempre più caldo l’abolizione della malolattica in Champagne sarà una necessità, ma questo non credo comporterà problemi di durezza dei vini o di gestione degli stessi grazie agli enormi progressi fatti in vigna. Tornando a Lanson, per concludere, penso che la malolattica parziale, e ripeto parziale, nonché solo nei brut sans année, possa rendere ancora più articolati e gradevoli questi nostri champagne”.

Così gli inglesi, che sono stati i primi a gridare allo scandalo lamentandosi “Lanson fa la malolattica! Lanson sta cambiando!”, stiano tranquilli perché questi vini riguarderanno solo il 25% massimo dell’assemblaggio, saranno comunque limitati ai soli brut sans année e verranno gestiti in una cantina speciale, separata da quella tradizionale per evitare contaminazioni.

Quindi: Lanson non sta cambiando stile né passando alla malolattica!

Cantine Lanson
Lanson gestisce benissimo i vini senza malo grazie alla massima igiene in cantina e al freddo, mentre la parte ai vini con malolattica è riservata una cantina completamente separata.

Finalmente, Hervé arriva con una magnum, quasi scusandosi del formato e del fatto che si tratti di una recente prova di dosaggio (lo champagne è stato degorgiato solo dieci giorni prima e dosato a un grammo in meno, quindi a 7 g/l), ma dopo avergli non solo risposto che non c’è problema (per il fatto che sia un essai…) e che per me la magnum è senza dubbio meglio (!!!), posso finalmente scoprire non solo questo assemblaggio con malo parziale, ma anche il primo champagne a portare al debutto tutte le evoluzioni fatte di Hervé per il Black Label di domani. Oltre alla malolattica parziale, infatti, si tratta del primo assemblaggio (base vendemmia 2014, tiraggio 2015, uscita fine 2018 per le bottiglie e più tardi per le magnum e il Rosé Label) con il 30% divins de réserve che si estendono non solo a 10 annate antecedenti la base, ma anche ai tre assemblaggi precedenti; inoltre (altra novità), negli stessi vins de réserve figura un 2,5% di legno (le famose botti che abbiamo visto da tempo in cantina). Mi sorprende la confessione di Hervé, quando dice di essere molto eccitato dall’idea di questo assaggio perché anche per lui è la prima volta di questa degustazione: che onore!

Hervé Dantan
Hervé Dantan, chef de cave di Lanson, mentre versa nei bicchieri una magnum di Black Label del nuovo corso, il primo con malolattica parziale e diversa composizione dei vins de réserve.

 

Black Label

Magnum Lanson Black Label50% Pinot Noir, 35% Chardonnay, 15% Menuier
(magnum, dég. giu. 2017) – Beh, il naso di questo champagne è senza dubbio molto interessante e, conoscendo molto bene il Black Label‘tradizionale’, posso dire che mi sembra più elegante e meno concentrato del solito, di fine ma profondo intreccio agrumato e fruttato su una base minerale, oltre a un lieve fondo di nocciola che lo completa senza appesantirlo. Lo definirei vivace e delicato. Bella bocca, snella, sempre fresca, certamente meno generosa e gourmanddel passato, ma altrettanto certamente più precisa, aerienne(o “fluida” per dirla come Hervé) perché è si elegante e scorrevole, ma non leggera, impreziosita da una progressione su note saline e un finale asciutto, ancora molto pulito, fine e, soprattutto, tale da richiamare un nuovo sorso. Gran bello champagne che sta vivendo una piccola evoluzione estremamente positiva, tanto da averlo addirittura portato a guadagnare in bevibilità senza perdere in complessità o personalità. Chi osa vince. Ed Hervé ha fatto esattamente questo: bravo. E benvenuto alla nouvelle vaguedi Lanson!
Voto: 91/100

Considerando la giovinezza del vino (che diventa doppia se si pensa al formato magnum), il recentissimo dégorgemente pure il dosaggio di prova (ah, per me passare da 8 a 7 g/l è stato uno dei cambiamenti più positivi, speriamo che la liqueur finale resti così!), posso affermare che è stato fatto un gran bel passo in avanti che ha reso questo champagne ancora più accessibile e piacevole senza pagare pegno in termini di coerenza stilistica. Quindi, stiano tranquilli i fan di Lanson, perché troveranno un Black Label ancora più ‘buono’ pur rimanendo sempre lui, mentre gli altri non potranno che fare una bella scoperta.

A seguire, con Hervé abbiamo fatto una bellissima verticale di Noble Cuvée Blanc de Blancs (ma la vedremo un’altra volta) e abbiamo poi assaggiato l’Extra Age Blanc de Blancs in quanto ho lamentato una certa differenza tra le bottiglie assaggiate in cantina e quelle fuori. Lo chef de cave è stato molto onesto a confessare che la bottiglia trasparente sta dando effettivamente dei problemi in tal senso (il famigerato goût lumière) e, per questo, con il prossimo tiraggio passeranno alla bottiglia scura come l’Extra Age Brut!

Nel testo ho accennato brevemente al libro sullo champagne che sto scrivendo, un libro che vuole essere diverso dal solito e ricco di informazioni e aneddoti. Bene, vuoi essere informato quando sarà pronto? Allora riempi il form lasciando i tuoi dati (e, magari, pure qualche idea su cosa vorresti trattassi come argomento, perché no?), così sarai aggiornato sulla sua uscita. A presto

Gli champagne Lanson sono distribuiti in esclusiva da:
Duca di Salaparuta– tel. 091/945201 – www.duca.it

6 commenti su “Lanson, la malolattica e il prossimo Black Label (senza gridare allo scandalo, anzi…)”

  1. Rispetto alla Guida il sito mi sembra molto più piatto perché troppo concentrato sulle maison di fama acclarata o su RM su cui ha già speso qualche articolo in passato. Non crede che, grazie alla sua competenza, magari qualche altro “piccolo” possa beneficiare dei suoi articoli?

    1. Concordo con lei su una maggiore presenza di vigneron meno noti sul sito, ma “più piatto” mi sembra ingeneroso.
      Comunque, cercherò di rimediare presto a questo… sbilanciamento.
      Saluti

  2. Ciao Alberto! Intanto grazie per tutti i consigli e gli articoli eccezionali che fai… lanson come maison pensi che possa ancora crescere? Inoltre il brut biologico green label è molto diverso dal black? Se si per quali motivi?

    1. Senza dubbio sì. Dal 2006 è iniziata una vera e propria seconda vita che si preannuncia destramente brillante e l’opera del nuovo chef de cave Hervé Dantan deve ancora rivelarsi del tutto.
      Certo che il Green è diverso! Assemblaggio diverso, combinazione di vini di riserva diversa, provenienza uve da singolo Cru… basta?

  3. Forse “piatto” non è il termine più consono.
    Anzi il sito è ricco e ben fatto, come ricchissimi e buonissimi (immagino) sono gli champagne descritti e come ricchissimi occorre essere per poterseli permettere…
    Certo, essere sistematicamente tagliati fuori da esperienze gustative da Billecart a Cristal, da D.P. a Krug eccc.ecc. ecc… non è piacevole, anzi è molto molto frustrante!!!
    Bisogna lavorare di fantasia per immaginare cosa può essere un champagne da 98/100, se è già molto buono uno da 91/100…..visto anche che man mano che si sale nel punteggio si diventa – giustamente – più esigenti.

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