La rinascita del Fût de Chêne dà sempre più ragione al coraggio di Claude Giraud

Henri Giraud Fût de Chêne MV12

Quando nel 2012 Claude Girard s’è presentato agli appassionati con un Fût de Chêne completamente rivoluzionato, molti sono rimasti perplessi, i più certamente stupiti. Infatti, questo champagne della fortissima personalità, nato con la vendemmia 1990, cessava di essere millesimato (ultimo prodotto il 2000) per farsi non millesimato. Anzi, multimillesimato, o, meglio ancora, MultiVintage, da cui il nome MV. Ci voleva coraggio per fare una cosa del genere, per porre fine a una pietra miliare dell’art champenoise, ma Claude l’ha fatto. L’ha fatto per rilanciare, perché dalle ceneri del Fût de Chêne Vintage sono nati due champagne: il suddetto Fût de Chêne MV, con l’idea di renderlo più accessibile, e l’Argonne, un super millesimato che si propone come l’estremizzazione del del Fût de Chêne Vintage. Ma è del Fût de Chêne MV che vorrei parlare, perché dopo un debutto timido, è cresciuto costantemente fino a raggiungere l’eccellenza con la sua quinta uscita, l’attuale MV12. S’è fatto sempre più convincente il Fût de Chêne MV, ma è riuscito nella non facile impresa di guadagnare notevolmente in piacevolezza senza perdere minimamente di autorevolezza, di complessità, del suo essere profondamente espressivo di Aÿ. Ora più che mai.

Claude Giraud
Il grande Claude Giraud, qui ritratto con l’ultima edizione (2018-19) della guida Grandi Champagne, dove la Henri Giraud non solo è in campo con tante cuvée, ma si è fatta più che valere!

Il Fût de Chêne MV12 segue l’MV10 già visto in Grandi Champagne 2018-19 con una prestazione strepitosa e, seppure di poco, riesce a sopravanzarlo. Merito dell’annata, certo, ma anche del fine lavoro di cesello che Claude Giraud e il suo chef de cave Sébastien Legolvet stanno facendo tanto sulla selezione dei legni per le fermentazioni, quanto sui vini di riserva. A proposito, oltre alle barrique di Argonne, alla Henri Giraud si utilizzano anche botti, anfore di terracotta, ‘uova’ di cemento, vasche anch’esse di cemento ma interrate e dalla vendemmia 2016 l’acciaio è stato definitivamente eliminato!

Per quanto riguarda questo Il Fût de Chêne MV12, invece, fermo restando le uve di Aÿ, l’assemblaggio con 2/3 di Pinot Noir e la fermentazione in pièce di Argonne (ora per il 60% nuove), con élevage di 12 mesi, cambiano ovviamente le annate in assemblaggio, con la 2012 preponderante (e dichiarata in etichetta) più il 30% di vins de réserve conservati con il metodo Solera, anzi come riserve perpétuelle (perché c’è differenza tra le due metodologie…) dal 2000 al 2011. Poi cinque anni sui lieviti e dosage a 7 g/l.

Botti in legno per lo champagne
Come indica il nome dello stesso champagne, la fermentazione avviene interamente in legno. Legno di Argonne, quello tipico, ‘originale’ della Champagne.

Fût de Chêne MV12

Bottiglia di Fût de Chêne MV1270% Pinot Noir, 30% Chardonnay
Splendido naso, senza dubbio alcuno, ricco, suadente, con un bellissimo frutto naturalmente dolce, naturalmente maturo, naturalmente rotondo, arricchito da note di albicocca in confettura, spezie dolci e un tocco di legno che riporta alla vinificazione, ma questo non è mai eccessivo, men che meno fastidioso. È anche un naso che può apparire concentrato, ma è solo una sensazione fallace, perché qui siamo lontani dagli eccessi di materia, di estrazione, di polpa, bensì dobbiamo parlare di concentrazione di aromi. E se il naso affascina, la bocca convince definitivamente: vellutata, all’attacco sembrerebbe seguire il naso, invece ecco farsi avanti una tensione, una progressione energica, una nettissima mineralità, una vena agrumata che slanciano la gustativa e la rendono veramente irresistibile per piacevolezza. Oltre a riportarla in quel solco d’eccellenza dell’etichetta che tanti appassionati ha conquistato. Grandissimo champagne che sa unire complessità e bevibilità.
Voto: 96/100

Tappo del Fût de Chêne
Il tappo del Fût de Chêne è fermato con la tipica ‘graffa’, facilmente rimovibile con la rotazione di una lama piatta o dell’apposito ‘dègrafeur’ Henri Giraud.

Personalmente, ero un fan del Fût de Chêne Vintage, pertanto non ho difficoltà ad ammettere che quando è uscito l’MV sono rimasto confuso. E per quanto lo champagne fosse molto interessante, i rimpianti per il ‘vecchio’ non mi mollavano proprio. Fino all’arrivo dell’MV10, che è coinciso con un cambio di passo di tutta la gamma Henri Giraud, fattasi più piacevole senza rinunciare allo stile potente e complesso tipico della maison. E questo cambio di passo s’è confermato con altri assaggi fatti a seguire, tra i quali proprio l’MV12. In quest’ultimo, l’annata ha certamente il suo peso, come detto, ma attribuire la sua eccellenza solo a questa sarebbe fare un torto enorme a Claude e al suo staff. No, qui c’è la profonda conoscenza dell’art champenoise, c’è il vanto di essere ad Aÿ, soprattutto c’è un’abilità che ha portato a evolvere uno champagne-mito senza rinnegarlo minimamente. Ma rendendolo ancora più piacevole. Bravi!

Gli champagne Henri Giraud sono distribuiti in esclusiva da:
Ghilardi Selezioni– tel. 035/4226034 – www.ghilardiselezioni.com

2 commenti su “La rinascita del Fût de Chêne dà sempre più ragione al coraggio di Claude Giraud”

  1. Buongiorno Sig. Lupetti,
    Non mi è chiara la differenza tra champagne non millesimato e champagne multimillesimato (multi vintage). Potrebbe cortesemente spiegarmela?
    Ringrazio e saluto cordialmente.
    Giorgio

    1. Allora, in linea di principio non c’è differenza perché entrambi sono non millesima, ma nel multimillesimati ci sarebbero un certo numero di annate ben precise. È il caso del Grand Siècle di L-P (tre annate ben precise) o del EBEO di VCP (sei annate ben precise). Il problema, però, è che poi abusano del termine e chiamano ‘multi’ anche champagne che di fatto sono sans année in tutto e per tutto, per darsi un tono…

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