Philipponnat: è la volta del Clos des Goisses 2009! Ma non solo…

Champagne Philipponnat in degustazione

Ogni volta che riesco, passo sempre con grande piacere da Philipponnat. Per salutare la mia amica Nicoletta, per fare quattro chiacchiere con il grande Charles e, ovviamente, per assaggiare qualche novità. L’ultima volta è stato lo scorso 6 settembre, con la vendemmia praticamente terminata (l’ultima pressata l’avrebbero fatta il giorno dopo…). Una vendemmia eccezionale, che ha visto il ‘Clos de Goisses’ raggiungere maturità eccezionali, pari a 12,04°, tenendo così fede alla sua caratteristica che gli permette di andare oltre l’annata in quelle più difficili. Charles era contentissimo della vendemmia, ma, molto intelligentemente, non s’è mai sbilanciato sull’annata, preferendo giustamente aspettare il termine delle vinificazioni e gli assaggi dei relativi vini l’anno prossimo. Con Charles abbiamo anche parlato di alcuni aspetti tecnici che troverete nel libro La Mia Champagne e, ovviamente, abbiamo assaggiato qualche novità.

Charles Philipponnat
Charles Philipponnat, sedicesima (!) generazione della famiglia e illuminata guida della maison, durante la mia ultima visita. Parlare con lui è sempre estremamente istruttivo…

A cominciare dalla nuova annata, la quarta dopo 2008, 2009 e 2011, del Blanc de Noirs, uno champagne sorprendente che svetta non solo nella gamma Philipponnat, ma in assoluto in questa categoria nient’affatto facile. Personalmente preferisco gli champagne a prevalenza più o meno marcata di Chardonnay, ma ricordo benissimo lo stupore quando, nel 2014, assaggiai l’inedito Blanc de Noirs 2008: una rivelazione. E le due annate successive sono riuscite a mantenersi rocciosamente sul medesimo livello, nonostante l’inferiorità rispetto alla stratosferica 2008. Merito dell’attenta selezione delle uve operata da Charles, nei vigneti di proprietà a Mareuil e Avenay, oltre che in quelli conferiti di Aÿ e Mailly, e dell’abile vinificazione che vede la metà dei mosti fermentata in barrique, con questi vini poi senza svolgere la malolattica. Curioso che, in occasione di un’annata eccezionale ma di scarsa quantità (per via del gelo primaverile) come la 2012 la produzione sia aumentata, crescendo non solo rispetto al tiraggio ‘amatoriale’ delle prime due annate (2.000 e 2.300 bottiglie), ma anche nei confronti della terza (11.772), per superare ora le 40.000 bottiglie. Poi cinque anni sui lieviti e tipico dosaggio di casa Philipponnat a 4,5 g/l.

Controetichetta bottiglia Blanc de Noirs Extra-Brut Philipponnat
Sempre complete di informazioni le controetichette di Philipponnat: una manna per gli appassionati. Qui la controetichetta del Blanc de Noirs Extra-Brut.

Philipponnat Blanc de Noirs 2012 Extra-Brut

Blanc de Noirs 2012

100% Pinot Noir
dég. mag. 2018 – Questo champagne ti strappa sempre un sorriso perché il suo approccio olfattivo è giustamente scuro, ma mai cupo, ovvero pervaso da una bella freschezza e da un’identità evidentemente riconducibile al Pinot Noir attraverso un frutto tra il giallo e il tropicale, polposo, naturalmente dolce, accattivante senza essere ruffiano. E dà una netta sensazione di densità, o meglio, di raffinata ricchezza. Poi passi all’assaggio e… rimani spiazzato (in positivo), perché la bocca è secca e tesa. Non te l’aspetti proprio così pulita, leggera e legata prima di tutti agli agrumi rossi, con un intenso finale di craie su una scia salina. In questo momento lo champagne appare ancora ‘nervoso’, ma qualche mese ancora e si collocherà senza dubbio come il migliore della serie, oltre a confermarsi senza alcun dubbio come uno dei più centrati rappresentanti della categoria. Soprattutto per piacevolezza.
Voto: 93/100

E stata poi è la volta del Clos des Goisses 2009, che arriva naturalmente dopo il 2008. Un 2008 che nella guida Grandi Champagne 2018-19 ha sfoderato una prestazione stratosferica. Forse chi per ragioni tecniche (le due annate sono profondamente diverse tra loro) ha preferito far uscire i propri 2009 prima dei 2008, si è poi ritrovato con l’insperato vantaggio di un crescendo qualitativo, nel senso che gli champagne targati 2009 vengono solitamente ‘apprezzati meglio’ prima di assaggiare quelli del 2008, ciò nonostante c’è chi ha preferito seguire l’ordine cronologico e… correre il rischio. Come ha fatto Philipponnat con tutti i suoi millesimati, Clos des Goisses compreso. Di questo champagne ho parlato più volte su questo sito, quindi non credo sia necessario aggiungere altro, invece è utile sapere che, proprio a partire da questo 2009, viene dichiarato l’assemblaggio esatto e non più quello generico del vigneto (65% PN/35% CH). In effetti, visto che il vigneto è suddiviso in 14 parcelle e che non tutte le stesse entrano sempre nell’assemblaggio, è naturale che la proporzione tra le due uve possa variare un po’ di anno in anno, così in Philipponnat hanno deciso di rivelare quella esatta e di farlo anche retroattivamente proprio per il 2008, che così scopriamo essere per la prima volta da cinquant’anni a maggioranza di Chardonnay: 45% PN/55% CH. Una rivelazione! Invece, a proposito del Clos des Goisses 2009, non resta che aggiungere che è stato vinificato in legno per solo il 37%, sempre senza malolattica, che è stato tirato in 19.805 bottiglie e che, dopo ben nove anni sui lieviti, è stato dosato a 4,5 g/l.

Controetichetta Philipponnat Clos des Goisses Extra-Brut.
Con questa nuova annata di Clos des Goisses, la maison ha deciso di dichiarare di anno in anno l’assemblaggio esatto. Oltre le solite, ricche informazioni.

Clos des Goisses 2009

Philipponnat Clos de Goisses 200961% Pinot Noir, 39% Chardonnay
dég. mar. 2018 – Non è mai facile ‘giudicare’ un simile mito della Champagne ed è ancor più difficile farlo quando il vino è giovane. Già, perché il Clos des Goisses rivela appieno la sua eccellenza dopo una decina d’anni dal dégorgement. Ciò nonostante, il naso di questo ‘giovane’ 2009 è nobile, profondo, autorevole ma non autoritario, per certi versi scuro. È ricco, ha tanto frutto (nespola), una trama floreale e il proporsi più fitto che spesso dimostra come il vigneto (o l’abilità di Philipponnat, fate un po’ voi…) sia andato ben oltre l’annata, calda e oggi con quotazioni un po’ al ribasso in Champagne, a dirla tutta. Comunque, l’olfatto di questo champagne è senza dubbio molto bello, nonché intenso nell’espressività. Bocca concentrata e secca, potente senza essere brutale, ovvero energica, ma con questa evidentemente ancora da liberarsi. E se il naso sembrava far prevalere le note del Pinot, qui è l’agrume a porsi in evidenza. Sviluppo succoso fino alla chiusura ancora agrumata e mineral/salina di tenace persistenza. Tenacissima. Tanto da restare un paio di minuti in bocca dopo la deglutizione!
Voto: 95/100

Come dite? Che nella foto di apertura si vede pure la Cuvée 1522 2008? Sì, ho assaggiato anche quella, ma, poiché sarà protagonista di una Masterclass Philipponnat che organizzeremo a breve a Roma, con questo champagne assaggiato in diverse annate e pure in rosa, beh… ne riparleremo.

Gli champagne Philipponnat sono distribuiti in esclusiva da:
Moonimport – tel. 010/314250 – www.moonimport.it

12 commenti su “Philipponnat: è la volta del Clos des Goisses 2009! Ma non solo…”

  1. Grande azienda Philipponat, e grande trasparenza sull’etichetta (dovrebbe essere un esempio per tutti!), prezzi accessibili (sia sulla linea base, sia sui millesimati, sia sul clos)…..
    Vorrei chiederle, sfruttando la sua competenza caro Lupetti, su quali etichette puntare (parlo dei millesimati)?
    Purtroppo la linea è ampia e tutta questa scelta mi confonde un po’ (anche il budget non è illimitato….. Aahahah).
    Grazie!

  2. Buongiorno Alberto, approfitto ancora della tua competenza e disponibilità. Cosa mi dici del Philipponnat blanc de blancs 2008? È ancora molto giovane? Consigli di acquistarlo e dimenticarlo in cantina? Che potenzialità può avere considerando l’annata?
    Grazie mille
    Marco

    1. In tutta onestà, non è la mia etichetta preferita di Philipponnat, che, non lo dimentichiamo, è legata a doppio filo al Pinot Noir. Comunque, trattandosi di un 2008, ha un potenziale di invecchiamento notevole.
      Saluti

  3. Buongiorno Alberto,
    una curiosità: se volessi mettere a confronto due champagne del tipo Mumm Cuvée R. Lalou e Lanson Noble Cuvée, entrambi annata 2002, da quale dei due consiglierebbe di partire per primo? Cosa consiglierebbe di tenere in considerazione per la scelta: data più recente di tiraggio o (a parità) malolattica svolta o percentuale di pinot nero/chardonnay? Ho scelto questi due vini, ma terrei buono il criterio anche per eventuali casi similari…

    1. Più che confrontare… gustarli, perché hanno due stili profondamente diversi. Partirei comunque dal Lanson, più giovane (come dégorgement), più Chardonnay, no malo…
      Mi faccia sapere come sarà andata, sono curioso!

      1. Certo, gustarli. Il confronto si riferiva proprio agli stili diversi, ma prendendo in considerazione due top cuvée del medesimo anno.
        Fa piacere, comunque, constatare che avrei fatto la stessa scelta consigliata.
        Conosco bene Mumm, mentre l’assaggio di Lanson Noble Cuvée ancora mi manca, pur avendo già provato tutte le altre tipologie presenti sul mercato. Ma ne ho acquistate un paio di bottiglie proprio per supplire a tale mancanza! Appena mi organizzo con questo pranzo/degustazione, Le faccio sapere com’è andata.

        1. Oggi la R.Lalou 2002 dovrete finalmente iniziare a essere pienamente espressiva, mentre la Noble 2002 soffrirà ancora di un’estrema giovinezza. Ecco, questo è l’unico limite…
          Buon divertimento!

  4. Buongiorno Alberto,
    una curiosità: se volessi mettere a confronto due champagne tipo Mumm Cuvée R. Lalou e Lanson Noble Cuvée, entrambi annata 2002, da quale dei due consiglierebbe di partire per primo? Cosa consiglierebbe di tenere in considerazione: data più recente di sboccatura o (a parità) malolattica svolta o percentuale di pinot nero/chardonnay? Ho scelto questi due vini, ma terrei buono il criterio anche per altri confronti similari…

    1. Mi permetto di rispondere perché capita anche a me di fare questi ragionamenti….. La mia soluzione (semplice, semplice) è questa: le apro entrambe, le assaggio (giusto giusto un goccio) per capire che vino ho di fronte e poi le metto nel ghiaccio per raffreddarle….. In questo modo ottengo diversi risultati: il vino comincia ad ossigenarsi e ad aprirsi (dopo che è rimasto chiuso tanto tempo), valuto oltre al vino anche lo stato di conservazione, ho anche il tempo di scegliere un eventuale abbinamento gastronomico… Questi i miei consigli terra terra, per quelli tecnici parlerà Lupetti….
      Buona degustazione!
      Marco Zanetti

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