Krug Grande Cuvée: abbiamo (finalmente) trovato la quadra?

Krug 166 eme Edition recensione

Con la Grande Cuvée 167ème Édition che si profila già all’orizzonte, vorrei invece parlare della Grande Cuvée sul mercato oramai da diversi mesi, la 166ème Édition. Infatti, già con il primo assaggio mi ero fatto un’idea e questa è stata poi confermata da almeno un’altra decina di riassaggi. Quale idea? Beh, che forse lo champagne più importante di e per Krug è finalmente tornato su quel livello di assoluta eccellenza che molti appassionati lamentavano essersi appannato da alcuni anni. A onor del vero, già la 164ème Édition aveva portato in questa direzione, ma rimaneva il dubbio se l’annata (base, o “più giovane” per dirla come Olivier Krug) avesse pesato in tal senso, ma poi è arrivata la 166ème Édition e…

Krug 165 vs 166 eme Edition
La ‘misteriosa’ Grande Cuvée 165ème Édition e l’attuale sul mercato, la 166ème Édition: il confronto tra i due vede svettare nettamente la seconda.

A proposito, alcuni di voi si chiederanno giustamente che fine abbia mai fatto la Grande Cuvée 165ème Édition. Ovviamente è stata prodotta, ma è stata venduta solo su alcuni mercati, inglese e francese. Avendola assaggiata, posso affermare serenamente che non è stata una gran perdita non averla in Italia, però vi chiederete il perché di questa esclusione. Ricordate la cosiddetta ‘grande recessione’ scoppiata negli USA nel 2007 e poi diffusasi a livello mondiale l’anno successivo? Pare che i vertici del ramo vinicolo di LVMH, timorosi di una lunga crisi delle vendite, abbiano chiesto a Krug di limitare la produzione, pertanto di 164ème Édition ne sono state tirate meno del solito (ecco perché è rapidamente esaurita, bontà intrinseca a parte…) e, per via dell’intensificarsi della crisi nel 2010, di 165ème Édition ancor meno. Così, la ridottissima produzione di quest’ultima Grande Cuvée ha costretto la maison di Reims a dover scegliere solo alcuni mercati per la vendita. Fortunatamente, nel 2011 le cose sono migliorate e così la produzione di 166ème Édition è tornata su livelli praticamente normali.

Cantina Krug
Il piastro di ogni Grande Cuvée, il segreto della sua personalità sono i vins de réserve, che Krug conserva al livello più basso della cantina in piccoli tini di acciaio (i vini sono separati per varietà, Cru e annata) distribuiti in tre locali.

Due considerazioni personali, se permettete. Visto il potenziale di invecchiamento di una Grande Cuvée, la scelta appare scriteriata. Ammesso e concesso che ne avessero vendute meno (cosa poi puntualmente smentita), un gruppo con tale forza aveva problemi a tenere in cantina alcune decine di migliaia di bottiglie e riproporle in un secondo momento, magari a un prezzo maggiore? Certo che no! Secondo, perché questa limitazione è stata applicata a Krug e non alle altre maison del Gruppo? Mica hanno prodotto meno Vintage 2008 di Dom Pérignon! Anzi. In Veuve Clicquot, poi, nel 2009 Dominique Demarville ha addirittura assemblato due La Grande Dame (bianca e rosé) che rappresenteranno una piccola rivoluzione dell’etichetta, oltre ai classici Vintage 2008 che già apprezziamo da più di un anno. Quindi? Incomprensibile, o, quantomeno, strano. E siamo alle solite: certe scelte dovrebbero farle chi il vino lo conosce, non i finanzieri. Amen.

Controetichetta Krug 166eme
L’introduzione dell’iD Krug ci permette ora di sapere tutto sul vino attraverso il sito della maison.

Ma torniamo alla nostra Grande Cuvée 166ème Édition, basata principalmente sull’annata 2010, ma con una straordinariamente elevata componente di vins de réserve, di 13 annate diverse e con la 1998 quale più vecchia. In totale, questo champagne è composto da ben 140 vini. A proposito dell’assemblaggio, lo chef de cave Eric Lebel specifica in proposito: “una selezione di vini di riserva relativamente giovani, scelti con cura, costituisce il 42% della composizione. Tra questi spiccano per la loro struttura notevole i vini del 2000 e, per la loro generosa rotondità, quelli provenienti da Oger. I vini del 2006 provenienti da Verzy e Bouzy hanno conferito all’assemblaggio il tocco finale, raggiungendo l’armonia essenziale alla creazione di ciascuna Grande Cuvée”. Una simile quantità di vins de réserve si spiega con l’annata 2010, difficile e valida quasi esclusivamente per gli Chardonnay, da cui la necessità di compensare con oltre il 40% di riserve, contro una media di circa il 35%.

Bottiglia Krug 166 eme Edition

Grande Cuvée 166ème Édition

45% Pinot Noir, 39% Chardonnay, 16% Meunier
(dég. IV trim. 2017, iD 117003) – Il naso si propone con delicatezza ed eleganza, mostrando ricchezza in un contesto cremoso che rivela evidentemente la tipica firma stilistica Krug. È un naso non tanto misurato, delicato, quanto di estrema finezza, comunque disegnato innanzitutto da note agrumate e minerali, quindi da sottili grassezze legate alla frutta secca e alla torrefazione, poi la florealità e una nota di brioche quasi sussurrata. Ha fascino ed energia a dispetto di questa raffinatezza. Anche più affascinante la bocca, magistrale nella bollicina, complessa e gustosa nella trama. È ben animata da un’acidità sottilmente affilata, pertanto perfetta, ed è molto coerente con l’olfatto, risultando così equilibrata, cesellata. La sapidità in crescita costante, poi, porta a un finale sempre fresco, ampio e profondo, soprattutto gustoso. È un Krug fine, flessuoso e sottile senza mai essere leggero, ovvero profondo ed energico, mai banale nel suo continuo divenire, soprattutto dalla bevibilità premiante. Forse il più grande esempio del ‘nuovo stile’ Krug, che si è fatto ancor più di piacere. Tanto che è veramente difficile smettere di sorseggiarlo. Almeno in questo caso…
Voto: 97/100

(ha collaborato alla scheda di degustazione Vania Valentini)

Questa la scheda, ma veniamo alle impressioni. Ricordo benissimo la prima volta che lo assaggiai, era aprile di quest’anno ed eravamo (con me c’era l’immancabile Vania) proprio alla maison di Reims. Dopo il primo sorso, io e Vania ci guardammo e non furono necessari commenti per capire che eravamo di fronte a una grandissima Grande Cuvée. Una Grande Cuvée che, finalmente, ci riportava a quelle sensazioni che ci mancavano da anni, quelle sensazioni tutte Krug che sono questo champagne era in grado di trasmettere. Va bene, forse l’espressione era meno opulenta che in passato, ma stavamo finalmente ritrovando la migliore identità Krug, quindi c’era ben poco da lamentarsi. Come detto all’inizio, già la 164ème Édition mi aveva fatto salutare un ‘ritorno’ del classico stile Krug, ma rimaneva il dubbio che l’annata 2008 avesse un po’ giocato in favore. Così mi aspettavo uno champagne interlocutorio con la 166ème Édition (l’annata 2010 è stata quella che è stata), invece… ecco uno dei più buoni Krug degli ultimi anni! A questo punto non ci resta che attendere l’arrivo della prossima 167ème Édition per capire se la tendenza è effettivamente tale e la Grande Cuvée, pur essendosi ‘modernizzata’, è tornata su quell’impronta che tanti appassionati ha conquistato nei decenni. Vedremo. D’altronde, una cosa del genere è già successa ad alcuni grandi classici come la Special Cuvée (Bollinger) e Brut Réserve (Billecart-Salmon), che hanno vissuto un periodo di transizione che le ha un po’ appannate prima di tornare sui livelli di eccellenza di un tempo, nonostante si siano anche loro ‘modernizzate’. È il segno dei tempi.

Gli champagne Krug sono distribuiti in esclusiva da:
Moet-Hennessy Italia – tel. 02/671411 – www.moethennessy.it

25 commenti su “Krug Grande Cuvée: abbiamo (finalmente) trovato la quadra?”

  1. Gentile sig. Lupetti,
    Nella chiusura accenna a come lo stile di alcune etichette “base” di alcune grandi Maison abbia attraversato un periodo di trasormazione (“modernizzazione”) negli ultimi decenni

    Penso che per una buona fetta di appassionati che come me si sono avviciniato allo Champagne recentemente (nel mio caso 5 anni…) sia difficile comprendere questo cambiamento.
    Giustamente nella maggior parte dei casi è difficile trovare nelle carte dei ristoranti e nelle enoteche vecchie bottiglie di cuvee base e (pochissime a parte Krug hanno un buon potenziale di invecchiamento).
    Non mi resta quindi che andare a tentoni e immaginare: è corretto dire che molte etichette hanno perso in complessità, profondità, grassezza per seguire uno stile più fresco, di facile beva? Segno di minor utilizzo di legno e minor tempo passato sui lieviti?

    1. Ha ragione, ma è mio compito raccontare anche gli champagne che furono, facendo un po’ il cronista della loro evoluzione. Però, la sua conclusione è perfettamente centrata, anche se sostituirei i termini ‘complessità e profondità’ con opulenza… Però, non è una questione di legno e tempo sui lieviti, ma di scelte in vendemmia e ancor più di assemblaggio, finalizzato a questa maggiore accessibilità. Fermo restando in molto casi la complessità e la profondità…

      1. Grazie Alberto, gentilissimo, come te lo aspetti? Considerando L annata 2011? Credo non una delle migliori in champagne o sbaglio?

        1. Esatto, annata difficile. Ma con i non millesima, gli assemblaggi possono fare miracoli, soprattutto da Krug, che io definisco ‘tempio dell’assemblaggio’…

  2. Buonasera Alberto,
    due settimane fa ho proprio assaggiato la 166e ad una degustazione in presenza di un Ambassadeur Krug e concordo assolutamente con la vostra analisi. Le Grandes Cuvées di qualche tempo addietro avevano un naso simile alle recenti, ma una bocca molto più “vivace” su note di agrumi (più fresca e facile). Ora siamo su un mosaico molto più profondo e complesso e più simmetrico con il naso. Il ritorno del grande stile Krug!

  3. Buongiorno dr, Lupetti, non sarebbe il caso di spendere qualche parola sulla selezione ad opera di Eataly di una parte del Brut Réserve di Billecart Salmon?
    Stupito dal prezzo decisamente inferiore a quello consueto di mercato dello champagne, ho letto sulla controetichetta della bottiglia la precisazione.
    Il bello è che questa operazione, che per me ha dell’incredibile, viene fatta passare come “alta qualità italiana”, e questo è in ogni caso una vergogna….
    Cioè, in pratica ogni nazione può inviare in Francia un tecnico presso una maison che seleziona dello champagne ad hoc, questo chiaramente tutto alla luce del sole, previo ovviamente accordo con l’importatore,
    Ma scherziamo?!
    Comunque se non si scandalizza Lei che in fatto di champagne in questo paese può dire la sua, non sarò certo io a farlo.
    Non ne viene offuscata la credibilità del vino champagne?
    Grazie molte per i chiarimenti che vorrà dare.

    1. Non entro nelle polito dei prezzo, ma le spiego com’è andata, perché potrebbe fare la stessa cosa anche lei (e lo fecero dei miei amici in passato): se ordina almeno 480 bottiglie di Brut Réserve di BS all’importatore, può chiedere il ‘replicage’, ovvero la controetichetta personalizzata. ma è solo questa ad essere ‘customizzata’, perché lo champagne è sempre lo stesso. Non c’è dunque nessun tecnico che va in Francia…
      Ovviamente, Eataly ne acquista più di 480 bottiglie per volta, quindi ottiene anche un prezzo minore, che poi si riflette su quello a scaffale.
      Tutto qua…

  4. Grazie della recensione Alberto, la stavo aspettando.
    Posso approfittare per chiederle un consiglio? Vorrei fare una cena a base di tartufo bianco e, al di là del classico rosso piemontese, sarei curioso di provare, per almeno un piatto, un accostamento con lo champagne. Potrebbero essere delle uova al coccio, come una classica tagliatella, come una battuta di filetto di cavallo e porcini freschi. Le ho dato tre spunti, se lei potesse fare altrettanto, le sarei immensamente grato!

    1. Con uovo o tagliatelle mi terrei su un blanc de blancs. Il Réserve di De Sousa o, all’opposto il Contes di Taittinger. Ma, in entrambi i casi, cerchi di rimanere su bottiglie con almeno un annetto di dégorgement, se non due. Con la battuta ci vuole il rosé, però…

  5. Meno male, meglio così…..
    Però, a mia discolpa, (ovviamente non posso conoscere questi dettagli), occorre dire che la canzone mi era stata suonata in modo opposto; un giovane sommelier della sede di Milano – ove risiedo – interrogato in proposito, mi ha espressamente detto che uno di Eataly, molto bravo , che ovviamente conosce il vino ha fatto in loco una selezione, ottenendo un vino diverso dall’originale – nel dettaglio non so come possa avvenire – selezione di annate base, tempo di permanenza sui lieviti diverso, che ne so…….
    Insomma, due B.R.uno diverso dall’altro, mettendo le mani su un patrimonio secolare.
    Mi ha anche detto; si fidi, si fidi!!!
    Resta comunque la scorrettezza di esaltarlo come una eccellenza italiana
    E resta la grave disonestà di certi soggetti.
    Grazie

    1. Ma davvero ha detto una simile fesseria? Non ci poso credere…
      E, da come me la sta raccontando, siamo effettivamente di fronte a un grave episodio di disonestà.
      Comunque, quando ci torna, tappi la bocca a questo sommelier con quanto le ho detto l’altra volta!

      1. Dr.Lupetti, le cose stanno esattamente come le ho detto.
        Il fesso alla fine sono stato io che mi sono fatto prendere in giro da uno che sa benissimo – da eataly ci lavora – com’è andata la faccenda di B.S.
        Avrei dovuto metterlo alle strette, approfondire, ma ricordo che aveva fretta….
        E due volte fesso, leggendo poi bene la controetichetta c’era scritto come sempre – élaboré par ecc.ecc.
        Cmq, l’ho disturbata perchè sulle prime la cosa mi ha un pò sconvolto e su internet non ho trovato traccia di nulla, cosa vuole, inesperienza!
        Colgo l’occasione per augurarmi che il suo libro accanto all’inevitabile aneddotica e agli incontri suoi col mondo champenois, affronti problemi tecnici come assemblaggi, vini di riserva, maturazioni ecc….

  6. Questa sera, come ogni anno ai primi di dicembre, mitica serata “Grands Champagnes” in un’enoteca francese a Strasburgo dove abito (a proposito: a quando una masterclass di Alberto??). Degustati alla cieca Bollinger Grande, Agrapart Minéral, Jacquesson Terres Rouges e altri. E sopra tutti ha svettato la 166 di Krug già degustata poco tempo fa, come scrivevo… E si riconferma assolutamente al top!!

    1. Speriamo l’inversione di tendenza si sia definitivamente completata!
      Comunque, se di Agrapart ci fosse stato l’Avizoise, chissà…

      1. Bevuto 2 settimane fa a cena con amici l’Avizoise 2011… Una raffinatezza, una eleganza e una mineralità incredibili! Mi é rimasto impresso e sono convinto che con almeno altri 2 anni in cantina diventi ancor più notevole. Alla prima occasione ne prendo una bottiglia da lasciare in cantina.

      2. Sono d’accordo, chissà… Comunque Minéral se l’è giocata sul filo del rasoio con la Grande Année 2007 e le metterei al secondo posto ex-equo (anche se i due stili sono molto diversi), dietro la 166e. Gli altri champagnes della degustazione erano Fluence di Franck Pascal (buonissimo con le note tipiche del Meunier), BdB Grand Cru Chouilly di Lenoble (che ho trovato un po’ chiuso come tutti gli champagnes assaggiati di questo produttore) e Terres Rouges 2011 di Jacquesson (naso impressionante, ma bocca un po’ corta, ho preferito molto di più il DT 737 assaggiato un mesetto fa).

  7. Alberto, avrei una domanda non so se inerente, krug/Dom/cristal /bollinger GA-RD/winston curchill, fermentano o vengono vinificato in legno? Nella guida non mi sembra di aver letto qualcosa a riguardo o se c’è avro visto male !

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