Champagne André (Jacques) Beaufort e il sottoscritto sulla via di Damasco

Champagne André Beaufort

Devo fare ammenda (solo gli stolti non cambiano idea): gli champagne André Beufort sono veramente buoni. E sono molto meno ‘estremi’ o improbabili di quanto si possa pensare. Ebbene sì, mi sono piaciuti, per buona pace di chi scherzosamente mi definisce un incallito ‘maisonista’. Infatti, un po’ per prevenzione e un po’ per colpa di una serie di assaggi mai perfetti, avevo letteralmente proscritto questo produttore dalle mie degustazioni, ma poi, durante la scorsa edizione di ‘Modena Champagne Experience’, Vania (Valentini) mi ha praticamente portato di forza allo stand, dove era presente lo stesso Réol Beaufort, il figlio di Jacques e il nipote di André. Abbiamo assaggiato diversi vini, ma, nonostante la fiera rappresenti la condizione meno felice per una degustazione, mi sono reso conto di dover rivedere la mia posizione al più presto. E già lì per lì ho deciso di inserire Beaufort in guida, quindi vedremo questi vini in Grandi Champagne 2020-21. Nel frattempo, però, ho ricominciato le mie peregrinazioni in Champagne e nel corso dell’ultima, proprio durante la settimana appena passata, sempre grazie alla spinta di Vania, abbiamo programmato una visita da Beaufort ad Ambonnay, dove abbiamo trovato ad accoglierci lo stesso Jacques.

Jacques Beaufort
Jacques Beaufort nella sua particolare sala di degustazione. Bellissima persona, anche personaggio, forse unico nel panorama champenoise. Anche per la sua visione del ‘bio’.

Jacques Beaufort è una persona squisita, un uomo affabile e pacato, per certi versi mite, tremendamente ospitale, curiosissimo di ascoltare le nostri opinioni su tutto, dai vins clairs ai vari champagne, apertissimo a nuove esperienze. Intendo dire che, cominciando la degustazione, abbiamo parlato di bicchieri, al che lui ha tirato fuori quelli di Darsonville. Gli ho detto che li conoscevo e li trovato un po’ troppo ‘estremi’, quindi gli ho chiesto il permesso di prendere in macchina gli Jamesse. Non li conosceva, così gli ho messo di fronte sia il Grand Champagne 45, sia il Synergie e Monsieur Jacques si è divertito a fare il confronto. E poi, ultimo ma non ultimo, è stato a dir poco generosissimo: ci ha fatto assaggiare non meno di trenta (!) champagne, iniziando da quelli che andranno in vendita a fine anno per finire con quelli del 1989, tra bianchi e rosati, demi-sec e doux. Alcuni li ha stappati davanti a noi, uno lo ha perfino degorgiato à la volée, altri erano già aperti, da alcuni giorni. Comunque, perfino quelli stappati da un bel po’ avevano tenuto sorprendentemente molto bene, ma non è questo il punto. No. La cosa per me più interessante è stata che questo excursus di quasi trent’anni mi ha permesso di verificare come lo stile Beaufort sia effettivamente evoluto. Dai (Ambonnay e Polisy) Millésime 2010, ho percepito maggiore finezza e freschezza, inoltre quella vena un po’ rustica che li caratterizzava prima è sparita. Forse tutto ciò è il risultato dell’ingresso in campo dei figli di Jacques, con Réol in testa, che oramai hanno l’ultima parola sugli assemblaggi e la scelta dei vini da destinare alle riserve; forse è la serena maturità dello stesso Jacques, forse è il cambiamento climatico… Sarà anche per questo che in passato questi champagne non mi convincevano, come detto, mentre ora mi piacciono? Chissà…

A ogni modo, sul libro ‘La Mia Champagne’ (portarlo a compimento sta diventando un’impresa, visto che ho sempre cosa nuove da aggiungere… accidenti! O per fortuna?) traccerò il mio personale profilo di Jacques Beaufort, mentre in Grandi Champagne 2020-21 avremo le cuvée più interessanti di André Beaufort. Qui, invece, ecco il racconto dell’Ambonnay 2014, appena giunto sul mercato. Che ha maturato quasi quattro anni sui lieviti (almeno per questo primo dégorgement) ed è dosato sugli 8 g/l. Da ricordare che Beaufort millesima tutte le annate e l’assemblaggio è sempre lo stesso.

Ambonnay Grand Cru 2014

Bottiglia André Beaufort Ambonnay Grand Cru 201480% Pinot Noir, 20% Chardonnay
L’olfatto si offre sottile, quasi discreto, ma senza dubbio profondo, con il Pinot che marca sulle note fruttate di ribes, sull’agrume scuro, pure le erbe aromatiche, certamente la mineralità. Non siamo di fronte a una trama olfattiva di grande intensità o complessità, ma è certamente coerente con l’annata e, comunque, intrigante, raffinata. Il palato è vivido e fresco, sostenuto da una gran bella acidità che lo rende vibrante sui ritorni agrumati scuri. Affusolato nello sviluppo, non si propone goloso come in altre annate, ma succoso e affusolato, con un finale nel quale la sapidità e la scia agrumata dicono senza dubbio la loro. La mano virtuosa di Jacques Beaufort è riuscita, anche stavolta, a donarci una splendida interpretazione di Ambonnay e del suo Pinot Nero. Molto buono!
Voto: 92/100

(ha collaborato alla degustazione Vania Valentini)

Cioccolato fondente e champagne
Cioccolato fondente e champagne… follia? Provate con un vecchio demi-sec di Beaufort.

Ultima nota. Prima di passare ai rosé, durante la degustazione degli champagne ‘dolci’, a un certo punto Jacques Beaufort si alza e torna con una tavoletta di cioccolato fondente (rigorosamente bio), poi tira fuori una bottiglia di Ambonnay 1989 Demi-sec, quindi ci invita a prendere un pezzettino di cioccolato e poi bere un sorso di questo champagne… In teoria si tratta di un controsenso, invece è stata una scoperta: l’abbinamento non era solo perfetto, ma di una piacevolezza da farti abbandonare i soliti accostamenti tra cioccolato e vino o distillati! Diavolo d’un Beaufort.

Gli champagne André Beaufort sono distribuiti in esclusiva da:
Soavino – tel. 045/6190199 – www.soavino.com

6 commenti su “Champagne André (Jacques) Beaufort e il sottoscritto sulla via di Damasco”

  1. Adoro Beaufort i suoi champagne li trovo quasi mistici ma non nella costruzione ma in quello che ti lasciano in bocca alla beva , mineralita’ freschezza voglia del sorso successivo è in un attimo la bottiglia finisce . Per me grande produttore.

    1. Lo devo ammettere, molto, molto buoni. Oggi più di qualche anno fa, ritengo. L’unico problema è la regolarità qualitativa…

  2. Buongiorno, fino a ieri credevo di avere un autorevole alleato……ma, pazienza.
    Diversi anni fa, ebbi l’avventura di stappare una bottiglia, ebbene non sono nemmeno riuscito a finire il bicchiere; da allora semplicemente Beaufort non esisteva!
    Può essere che nel frattempo sia migliorato, anzi sarei curioso di replicare l’assaggio, ma temo che – quasi stessa sorte per il blanc de noir di Ulysse Collin che ho giurato di non comprare più – gli champagne con una forte identità ossidativa siano ostili ai miei gusti.
    E, non conosco Selosse…..(!)
    Al che lei, forse giustamente, direbbe – caro amico vai a farti un giro – anche se so che in fondo in fondo, lei stesso non ama alla follia questo tipo di champagne.
    Ma, Beaufort era un caso limite!!
    Grazie

    1. No, no, per carità. Va bene l’oggettiva qualità, ma poi a comandare è il gusto personale. io posso dire che lo champagne X vale 101/100, ma se a lei proprio non piace, beh, c’è poco da fare.
      Fossi in lei, a Selosse una chance la darei, soprattutto a quelli che usciranno a partire dalla fine dell’anno e saranno basati sulla 2012: fantastici! Tutti, a partire dall’Initial. Saranno nella prossima edizione di Grandi Champagne.
      Su Beaufort la pensavo allo stesso modo, ma l’ultima degustazione mi ha spiazzato. Perché, come detto nell’articolo, dalla vendemmia 2010 ho notato un netto cambio di stile. In meglio. Molto in meglio.
      In parte, mi stupisce il giudizio ‘tranchant’ su Collin, anche se devo ammettere che (anche se sembra un paradosso) ultimamente s’è fatto un po’ più difficile e, soprattutto, il Blanc de Noirs non è certo il suo forte…

  3. Non mi permetterei mai di scartare aprioristicamente Selosse senza averlo assaggiato, anche se ho conosciuto persone non sprovvedute che lo giudicano una montatura.
    L’ho fatto solo per motivi economici, anzi tempo fa ho comprato proprio l’Initial che purtroppo era imbevibile causa il tappo….
    Comunque seguirò il suo consiglio – se sono migliorati tanto meglio – li bevo entrambi, lui e Beaufort!!
    Sono convinto che se uno ama il vino deve fare evolvere il gusto, se mi fossi fermato a Deutz o Pol Roger (ottimi per carità), non apprezzerei a fondo Jacquesson….
    Quando lei dice – difficile, per appassionati….è una spina nel fianco!
    Grazie

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