Giulio Ferrari Rosé 2007: genio e… regolatezza

Giulio Ferrari rosé 2007

Avevo detto che oggi avrei presentato la guida in un pezzo dedicato… È in stampa e sarà pronta i primissimi giorni di dicembre (appena l’avremo in mano, sarà immediatamente spedita con corriere espresso a tutti quanti ci hanno dato fiducia con l’acquisto ‘en premieur’ della Limited Edition), ma, essendoci ancora qualche giorno di tempo, ed avendo Vania nel frattempo assaggiato un’altra splendida creazione di Ferrari, m’è sembrato giusto dare spazio al Giulio Ferrari Rosé 2007. Non me ne vorrete…

A presto!

Alberto Lupetti

Lo spumante, quello di classe, è un vino che esige letture trasversali, a volte impegnative, ma è anche l’unico vino che, se si ha la sensibilità di percepirne la grandezza, è in grado di donare picchi di piacere ed emozioni senza eguali, di farti viaggiare per suoli, vitigni, epoche, umori. Di mutare, trasformarsi, nel giro di molti anni come in pochi minuti. Di essere, il più delle volte, l’eccezione che conferma la regola. E io adoro l’attesa, la trepidazione, quel misto di eccitazione e curiosità che avvolge i sensi di ogni degustatore un attimo prima dell’assaggio di un nuovo, grande vino. È a questo che penso, rapita dal colore magnetico che intravedo nei calici appena versati, mentre attendo il nuovo Giulio Ferrari Rosé 2007

L’eccellenza degli spumanti Ferrari è riconosciuta e premiata non solo a livello nazionale, ma anche mondiale, lo abbiamo scritto numerose volte, tuttavia, non abbiamo mai sottolineato a sufficienza quanto di questo successo lo si debba al talento, alla severa autocritica, all’immenso senso di responsabilità verso la cantina a cui è dedito, da più di trent’anni, lo ‘chef de caveRuben Larentis. Uomo riservato e di poche parole, amante della bici, della sua terra, il Trentino, e della Champagne, che preferisce stare tra i suoi vini, le sue cuvée e mai sul palcoscenico. Capace di portare nei calici di tutto il mondo non solo grandi spumanti, ma anche tutto quanto riconduce al concetto di terroir: clima, suolo, uomo. Difficile trovare persone simili, capaci di raccontare e valorizzare il proprio territorio, le diverse annate, senza mai perdere di vista il concetto di eleganza assoluta che, in casa Ferrari, è imprescindibile. D’altronde, l’eccellenza non può essere affidata al caso. Lo scorso 4 Novembre, Ruben Larentis ha ricevuto a Londra il ‘Lifetime Achievement Award’, un premio alla carriera e un riconoscimento significativo sia per la portata internazionale, sia perché unico italiano insignito di questo riconoscimento al fianco di Jean-Baptiste Lécaillon (Louis Roederer), Régis Camus (Rare) e Michel Fauconnet (Laurent-Perrier). “Di premi e di riconoscimenti ne ho ricevuti parecchi nei miei 37 anni di attività da enologo, ma questo ha un profumo e un senso molto particolare. E spiccherà nella galleria dei miei ricordi per più di un motivo: perché erano in lizza le migliori cantine della Champagne, perché abbiamo avuto il massimo riconoscimento su quasi tutte le etichette presentate e per nove annate!”, così lo stesso Ruben a proposito del riconoscimento, senza contare il fatto che la stessa Ferrari è stata ancora una volta premiata come ‘Sparkling Wine Producer of the Year 2019’… “Un risultato, me lo si lasci dire – ha proseguito Ruben – che ha del clamoroso e il cui significato è chiarissimo: si è voluto esaltare un sistema di lavoro che mira sempre all’eccellenza e una squadra che brilla per passione, capacità, cultura enologica. A essa, a coloro che ne fanno parte e che mi sono stati al fianco in 34 vendemmie Ferrari, va la mia riconoscenza. Dedico il premio a mia moglie e a mia madre: è il mio modo di ringraziarle per la loro silenziosa presenza”. 

Ferrari Ruben Larentis e marco Lunelli
Il creatore del Giulio Ferrari Rosé, lo ‘chef de cave’ di Ferrari Ruben Larentis (qui ritratto durante la premiazione di Londra) e Marcello Lunelli, che dopo aver tenuto a battesimo il 2006 ha voluto giustamente bissare anche con il 2007.

Gli spumanti Ferrari sono oggi patrimonio di tutti noi, un’espressione di italianità che abbraccia e qualifica la spumantistica italiana rendendole onore attraverso un prodotto unico, per certi versi inarrivabile. Che vede la sua massima espressione nella ‘cuvée de prestige’ della casa, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, un vino che si è sempre mosso su livelli di assoluta eccellenza e che deve la sua solida fama proprio a questa qualità. Da qui, probabilmente, il desiderio di esplicitarne le doti anche nella versione Rosé. Un sogno che ha genesi 50 anni prima con Mauro Lunelli, ma che si realizza definitivamente solo insieme a Ruben e che vede la sua prima uscita in rosa l’anno scorso con l’annata 2006, dopo anni di prove e ricerche. Il successo è immediato: una bottiglia maestosa, un vino esclusivo per qualità e ricercatezza, dalla tempra forgiata con un processo di definizione e affinamento identitario in cui nulla è lasciato al caso. Esaurita in pochissimo tempo, chissà se corrisponde all’idea di espressività, perfezione e raffinatezza che l’esigente Ruben aveva in mente. Conoscendolo, non lo sapremo mai.

Serata degustazione a Milano del Giulio Ferrari
La Ferrari ha lanciato la seconda annata della versione in rosa del Giulio Ferrari a Milano, in occasione di un evento di coinvolgente intensità abilmente guidato da Marcello Lunelli.

Il Giulio Ferrari Rosé, come il fratello ‘bianco’, nasce solo negli anni degni di una grande Riserva, è proposto in una tiratura limitata ed è frutto di una selezione dei più prodigiosi Pinot Noir dei vigneti di proprietà in montagna, che qui ne respirano la brezza lasciandosi, allo stesso tempo, abbracciare da un sole luminosissimo, intenso. Altitudini che generano nette escursioni termiche e che ne facilitano la maturazione ottimale. Troviamo, tuttavia, anche un saldo di Chardonnay perché, ormai lo sappiamo, i grandi Pinot Noir necessitano della luce del grande vitigno a bacca bianca, per brillare. Ma vediamo come Ruben Larentis si è approcciato con quest’ultima e nuova annata, la 2007: “A oggi, la vendemmia 2007 risulta essere stata la più precoce di tutte e questo a causa di un germogliamento anticipato in primavera e a temperature molto più fresche che in altre annate nel mese di agosto, prima della vendemmia. L’aver avuto una raccolta anticipata, ha evitato eccessi di maturità del Pinot, che avrebbe dato un carico di frutto a scapito della freschezza e della profondità. Si sono inoltre scelte porzioni di vigneto più in quota sia per questo vitigno, sia per lo Chardonnay, ottenendo così vini più rigidi e delicati. Si è deciso, infine, di raffreddare più del consueto le uve e di ridurre i tempi di contatto della buccia del Pinot con il mosto nella fase di estrazione del colore per limitarne i tannini ed evitare quell’eccessiva vinosità finale che poteva banalizzarne le sensazioni finali sul palato a discapito della freschezza e della definizione”.

Andiamo dunque a scoprirlo questo Giulio Ferrari Rosé 2007, nel quale circa la metà del Pinot Noir è vinificato in rosa e il resto in bianco. Dopo il tiraggio, lo spumante è rimasto la bellezza di 11 anni sui lieviti ed è stato poi dosato a 1,5 g/l.

Giulio Ferrari rosé 2007
Bisogna essere dei visionari per capire come, nel tempo, un vino evolverà. Il rapporto del vino con il tempo è uno degli aspetti cruciali per Ruben: “se cerchi di domare o cambiare il carattere di un’annata, questa poi ti si rivolterà contro, devi solo darle il suo tempo…”.

Giulio Ferrari Rosé 2007

Bottiglia Giulio Ferrari rosé 200765% Pinot Noir, 35% Chardonnay
sbocc. marzo 2019 – Colore magnetico, caldo e orientaleggiante con chiaroscuri che tradiscono vibrazioni più profonde, austere, scure. Il naso è semplicemente impressionante per intensità e profondità delle sensazioni aromatiche, è un Pinot Noir capace di rivelare il tratto più nobile del vitigno: kumquat, tamarindo, scorza di arancia sfumata di vaniglia, il tutto sollecitato da caratteri floreali quali la peonia, la rosa rossa, la viola. Con l’attesa, emergono suggestioni più intriganti, quindi ecco la nota balsamica, il thè nero, il tabacco, il fungo e suadenti sensazioni di cacao, spezie, grafite. Di una classe e complessità senza pari. Il sorso sublima immediatamente le sensazioni del naso: è elegante nei movimenti, con la freschezza a prendere il sopravvento in una progressione gustativa che si apre come un estuario. Il centro bocca si fa agrumato, fruttato, saporito e succoso, dalla bellissima finezza carbonica, con una sapidità che apporta spessore e un’acidità che irrompe donando vibrazione, energia. E mentre il Pinot Noir dona un’ossatura nobile e profonda, lo Chardonnay accende con slancio e luminosità, in un finale lunghissimo che vira su sensazioni di cassis e roccia. Notevole. Invecchierà straordinariamente…
Voto: 96/100

www.ferraritrento.com

1 commento su “Giulio Ferrari Rosé 2007: genio e… regolatezza”

  1. Ciao Alberto, avrei da farti vedere due kRUG 1998 che ho trovato , puoi dirmi lo stato di conservazione ? A che indirizzo devo scrivere? Grazie

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