Mumm R.Lalou, champagne da leggenda

bottiglie di champagne rene lalou

Bella visita, dopo cinque anni di assenza (troppi!), da Mumm. Accoglienza commovente alla maison Cordon Rouge e sontuosa degustazione insieme allo chef de cave Didier Mariotti, la cui riservatezza gli impedisce spesso di evidenziare la sua straordinaria preparazione. Man mano su queste pagine racconterò dei vari assaggi, nel frattempo vorrei parlare della cuvée de prestige R.Lalou, storicamente il fiore all’occhiello di Mumm, poi rinata nel 2007 al termine di 10 anni di sviluppo.

René Lalou, presidente Mumm dal ’39 al ’75.
L’avvocato René Lalou, presidente Mumm dal ’39 al ’73. In questo periodo ha fatto della maison di Reims un produttore di eccellenza partendo dai vigneti e ne ha poi sintetizzato questa eccellenza nello champagne che portava il suo nome.

René Lalou era un avvocato che ha guidato la maison come presidente dal 1939 al 1973, anno della sua morte. In questo periodo ha fatto di Mumm la prima etichetta di champagne, con una produzione che è passata dal milione di bottiglie del 1945 ai 6 milioni del 1972, ma noi preferiamo ricordarlo come l’uomo che ne ha elevato di rango i vigneti, prima riportandoli in vita dopo le tragedie della fillossera e della guerra, poi valorizzando i singoli Cru. L’idea di Lalou, infatti, era di racchiudere in bottiglia il “gusto” del terroir di Mumm, il suo DNA, e, per farlo, volle porre l’accento sull’origine del vini. L’anima dello champagne è racchiusa nell’arte dell’assemblaggio, che se da un lato permette lo sviluppo di vini complessi, dall’altro finisce per generalizzare il terroir. René Lalou, invece, aveva capito l’importanza dei terreni e per questo voleva farli esprimere in armonia, come le note che compongono un’opera magistrale. Giornalmente e instancabilmente ha percorso i vigneti di proprietà Mumm, tra l’altro cresciuti da 50 a 96 ettari sotto la sua guida (oggi sono 220, di cui 160 Grand Cru, N.d.A.), assaggiando, ripiantando, reinnestando, operando selezioni, riorganizzando. Un vero e proprio incontro tra l’uomo e la terra, che portò all’individuazione dei migliori Cru. Quindi, insieme allo chef de cave Jacques Barrot, li racchiuse con la vendemmia 1966 in una cuvée esclusiva già a partire dalla bottiglia. La cuvée portava il suo nome e rappresentava il coronamento di un sogno.

Didier Mariotto dietro la bottiglia René Lalou
L’ultima annata di René Lalou è stata la 1985, che ho avuto l’onore di assaggiare insieme allo chef de cave di Mumm, Didier Mariotti.

Purtroppo l’opera non giunse a pieno compimento: con la scomparsa di Lalou, il progetto non raggiunse quella profondità che il grande uomo avrebbe voluto, arrivando a un’ulteriore valorizzare a livello non solo dei migliori Cru, ma addirittura delle migliori parcelle. Ironia della sorte, negli anni a seguire la cuvée ha conquistato appassionati e grandi chef, ma è stata prodotta solo in nove annate, l’ultima è la 1985.

Cambio nome, da René Lalou a R.Lalou

Però, grazie all’ingresso di Mumm in orbita Pernod-Ricard e dopo un periodo oggettivamente non facile, è iniziato un rilancio volto a riportare la maison sui livelli di eccellenza che le erano propri sin dalla fondazione (il motto di Georges Hermann Mumm era “soltanto il meglio”). E con questo nuovo corso è stato anche riportato in vita il progetto R.Lalou (il nome è cambiato per questioni di copyright con gli eredi, purtroppo…). Così iniziano piccole vinificazioni mirate all’individuazione di eccezionali parcelle dei Cru selezionati a suo tempo da Lalou. Il meglio del meglio, parcelle selezionate per esposizione ed età dei vigneti. Dodici in tutto, con estensioni da 0,13 a 4,3 ettari, collocate nella parte nord (Mailly, Verzenay e Verzy) e sud (Aÿ, Ambonnay e Bouzy) della Montagne de Reims per il Pinot Noir e nella Côte des Blancs (Avize e Cramant) per lo Chardonnay.

220 ettari di vigneti di Mumm
Mumm possiede 220 ettari di vigneti, di cui 160 classificati Grand Cru. L’idea di Lalou era racchiudere l’essenza dei migliori nello champagne con il suo nome.

 

nuova cuvée de prestige R.Lalou
Il progetto di Lalou, interrottosi nel 1985, è tornato in vita nel 1998 con un’attenta selezione dei vini delle sole migliori parcelle, che hanno dato vita alla nuova cuvée de prestige R.Lalou.

Il 1998 è l’anno buono per concretizzare il progetto. È stata un’annata dall’andamento contrastato che ha avuto uno splendido svolgimento a ridosso della vendemmia, il che portato a una perfetta maturità. La vendemmia è iniziata il 18 settembre per lo Chardonnay e il 19 per il Pinot Noir, con una resa di 140 q/ha. L’analisi ha rivelato un ottimo bilanciamento tra grado zuccherino e acidità, simile al 1985. Ogni parcella è stata vinificata separatamente e la selezione ha portato a scegliere Les Rochelles (Verzenay), Les Houles (Verzy) e Les Hannepés (Bouzy) per il Pinot Noir e Les Briquettes e Les Bionnes (Avize) oltre a La Croix de Cramant per lo Chardonnay. L’assemblaggio è 50/50, come la cuvée storica.

Dopo otto anni di maturazione sui lieviti, Didier Mariotti è stato chiamato al difficile compito di dare il tocco finale allo champagne Rene Lalou attraverso lo sviluppo del dosaggio: un momento critico che può compromettere anni di intenso lavoro. È la liquer de expedition, infatti, a fissare l’identità dello champagne. Insieme allo chef de cave ebbi modo di testare, al momento del lancio nel 2007, quattro versioni della cuvée, corrispondenti ad altrettanti dosaggi. Alla fine Mariotti optò per vino di Cramant affinato in barrique usate in Borgogna e 6 g/l di residuo zuccherino. Ma riparlerò dei dosaggi in Mumm in seguito, perché anche stavolta Mariotti mi ha fatto assaggiare le quattro liquer allo studio per la prossima R.Lalou 2002

Già, perché nel frattempo è uscita la Cuvée R.Lalou 1999 (recensita nella guida “Grandi Champagne 2012”), ma è stata da poco lanciata anche la 1998 in magnum, che sembra avere non una ma due marce in più rispetto alla bottiglia.

Didier Mariotti e champagne Rene Lalou
L’opera di restauro della qualità degli champagne Mumm da parte di Didier Mariotti sta facendo sentire i suoi effetti già a partire dal Cordon Rouge. In quest’ottica, la R.Lalou rappresenta la punta di diamante del suo lavoro.

 

Mumm R.Lalou 1999, è la seconda annata per quanto riguarda il formato bottiglia
La 1999, da poco sul mercato, rappresenta la seconda annata di R.Lalou per quanto riguarda il formato bottiglia. Per la magnum, invece, ha appena debuttato la 1998, dimostrando una stoffa superba.

R.Lalou 1998
50% Pinot noir, 50% Chardonnay
Bottiglia: naso intrigante e complesso, anche maturo, giocato su netti toni di miele e di frutta secca. Man mano si fa sempre più fitto e profondo, così l’assaggio si apre con una splendida polpa levigata che stavolta vira su registri agrumati e minerali. La maturità sembra farsi soffusa, quindi il vino è tutt’altro che pesante, anzi molto raffinato. Poi una bollicina fine e vivace esalta i ritorni fruttati, ancora con una trama setosa, affascinante. Rispetto a tre anni fa (mio ultimo assaggio) questo champagne è migliorato e, considerando che la 1998 è un’annata da invecchiamento, ne vedremo delle belle.
Voto: 93/100

Magnum: già alla prima olfazione questo champagne è più fresco, più complesso, più profondo, ma anche talmente elegante da essere nobile. Esalta lo Chardonnay e la vena minerale, al fianco di un frutto levigato e succoso. La bocca è una sorta di lente d’ingrandimento di quanto riscontrato con la bottiglia, per questo risulta talmente coinvolgente, talmente gustoso che – permettetemelo – se ne berrebbe a secchi! Lunghissimo finale fruttato.
Voto: 95/100

 

René Lalou
50% Pinot noir, 50% Chardonnay; dégorgement 15 gen. 2012
1985: naso freschissimo, ricco di mineralità e note di torrefazione su un fondo di erbe aromatiche e fini dolcezze che ricordano la meringa. È un vino sofisticato, attraente, importante. Bocca succosa, tattile, ancora freschissima per via di un’acidità travolgente – ma mai sgraziata, beninteso – che porta con pienezza di gusto a una chiusura prima sul frutto e poi su una splendida sapidità. Eccellente.
Voto: 97/100

1982: l’approccio olfattivo è simile al precedente, a cominciare dalla grande freschezza, anche se la mineralità ricorda chiaramente la pietra focaia e le dolcezze virano al toffee. L’attacco in bocca esalta nuovamente la freschezza (nonostante sia un vino di trent’anni…), ma poi ecco emergere una certa diluizione che lascia interdetti. Per fortuna è solo un momento di incertezza, perché sul finale il vino recupera con una fine fruttosità e sfumature minerali di bella persistenza. Onestamente mi aspettavo di più e, come accaduto con la Belle Èpoque, il 1985 si dimostra superiore nonostante i più osannino l’annata 1982. Ma sto spaccando il capello in quattro: è comunque un signor champagne. Ad averne di bottiglie così…
Voto: 92/100

Gli champagne Mumm sono distribuiti in esclusiva da:
Pernod-Ricard Italia – tel. 02/205671 – www.pernod-ricard-italia.com

22 commenti su “Mumm R.Lalou, champagne da leggenda”

    1. Mumm è stata una grande maison che poi, soprattutto negli anni ’90, ha vissuto un periodo non proprio brillante. Ma, sotto la proprietà di Pernod-Ricard (che ha costituito uno staff davvero in gamba), sta risaelndo la china e riconquistando a suon di ottimi champagne il posto che le compete.

  1. Degustata ieri una bottiglia di Lalou 1998…..
    Sontuoso, ricco, fine.
    Decisamente straordinario.
    Un grandissimo prodotto per una Maison che pochi apprezzano, mal pensando a un prodotto da supermercato…

    1. Esatto, Saverio, oggi la Lalou 1998 sta rivelando tutto il suo potenziale e… il nuovo corso della maison. Dice bene a proposito dell’apprezzamento e della visione distorta da parte di molti e, in proposito, a breve dedicherò un lungo post sull’argomento.
      Auguri!

    1. Abbia pazienza, ma la prima annata di Cuvée René Lalou è stata la 1966. E non fu certo prodotta in oltre 300.000 bottiglie…

  2. ho una bottiglia Cuvèe Renè Lalou del 1966 mi sa dire a quanto la posso vendere ? La bottiglia è ben conservata . il numero è 490 745

    1. La prima annata prodotta di questo grande champagne è un pezzo raro, anche, curiosamente, sul mercato questo champagne ancora non spunta prezzi degni del suo blasone. A ogni modo, si tratta di una bottiglia che vale almeno 300-350 euro, ma con un potenziale ben superiore…

    1. Grandissimo champagne, riassaggiato in magnum una ventina di giorni fa e… fantastico. Purtroppo, nel mercato del vintage non riesce ancora a spuntare prezzi degni di nota e la cosa mi dispiace molto. Ma tant’è. Diciamo 250-300 euro, come quotazione minima.

    1. Il fatto che sia buona o meno dipende dalla conservazione: se ben conservata sarà eccellente!
      Dando per buono questa corretta conservazione, il valore non è, purtroppo e ingiustamente, elevato: entro i 200 euro.

  3. Buongiorno.
    Mi è stata regalata una bottiglia di Champagne René Lalou del 1973 trovata durante lo sgombero di una cantina. Il numero della bottiglia credo sia N. M. 3921422 e sul retro porta un’etichetta aggiunta (ma creata con lo stesso stile grafico) recante la scritta “Importatori Barone Amerigo Sagna & figli – Torino: la dovrei considerare una bottiglia di valore o mi conviene buttarla? Grazie

    1. Buttarla proprio no, scherza?!?
      Non si tratta di una bottiglia numerata, perché NM 392… è la ‘targa’ del produttore Mumm. E di questo, è la cuvée de prestige, la storica cuvée de prestige, poi rinata nel 1998. All’epoca, comunque, Mumm era importa in Italia da Sagna.
      Della serie René Lalou la 1973 è una delle migliori annate in assoluto e, più, è lo stesso anno in cui è morto l’ideatore di questo champagne. Quindi ha anche un certo valore (tra i 300 e i 380 euro nel mercato del collezionismo, un po’ meno nella vendita tra privati), ma a patto che sia perfettamente conservata. Invece, lei non fa alcuna menzione sullo stato di conservazione…

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