Annata 2008: è la volta del Giulio Ferrari

Recensione Giulio Ferrari 2008

Da un po’ di tempo avrete notato che la frequenza di pubblicazione di LeMieBollicine si è ridotta, passando da due a un solo articolo ogni settimana. Non me ne vogliate. La stesura finale del libro ‘La Mia Champagne’ sta prendendo tutto il mio tempo e non posso assolutamente non rispettare la data di uscita prevista, fine novembre. Anche perché moltissimi di voi mi stanno testimoniando in maniera a dir poco commovente l’attesa per questa mia prima opera omnia sullo champagne. Ce la sto mettendo veramente tutta e spero che alla fine il libro non solo non deluda le aspettative, ma piaccia. Nel frattempo, il solo articolo settimanale qui sul sito cercherò di farlo sempre molto interessante e, allo stesso tempo, cercherò anche di inserire con la medesima cadenza settimanale una nuova scheda nella sezione ‘extra’ della piattaforma ‘Club LeMieBollicine’.

Però, dopo tanto champagne, oggi parliamo di Italia, di una grandissima Italia…

Alberto Lupetti

 

Che Ferrari si fosse trovata a proprio agio con i vini del 2008, a dispetto dell’andamento sofferto dell’annata (a scanso di equivoci, diciamo subito che l’annata 2008, mitica e mitizzata in Champagne, ha ovviamente avuto andamento e risultati ben diversi in altre regioni vitivinicole, a cominciare dal Trentino), lo avevamo capito già un paio di anni fa con l’ottimo Riserva Lunelli 2008, però aspettavamo la celeberrima cantina trentina alla prova del nove con il vino di punta, il Giulio Ferrari 2008. Che non è propriamente una novità, essendo già uscito da qualche mese. Personalmente, lo avevo già assaggiato durante il confinamento forzato a casa per via del Covid, però mi aveva talmente e favorevolmente impressionato che ho voluto aspettare qualche mese e fare un secondo assaggio.

Vigneti Maso Pianizza
Il Giulio Ferrari nasce nei vigneti di proprietà di Maso Pianizza, sulle pendici dei monti che incorniciano Trento, fino a 600 metri slm.
Cantine Ferrari
Ci son voluti ben 10 anni di riposto in cantina prima che il Giulio potesse proporsi agli appassionati. Quello del lungo invecchiamento è uno dei cardini di questo vino messo a punto negli anni ‘70 da Mauro Lunelli.

A mio avviso, il Giulio Ferrari condivide il gradino più alto del podio della migliore arte spumantistica italiana insieme con la Annamaria Clementi di Ca’ del Bosco, sebbene poi siano due vini profondamente diversi, assemblaggio e provenienza a parte. Preferisco il Giulio più da giovane, mentre trovo un crimine avvicinare la ‘signora’ franciacortina a meno di parecchi anni dalla sboccatura. Questione di gusti, ma i ripetuti assaggi mi hanno convinto di questo.

Ciò premesso, il Giulio Ferrari 2008 arriva dopo due declinazioni in rosa assolutamente strepitose e perpetua ancora una volta la felice intuizione di Mauro Lunelli, quando nel 1972 fece un esperimento di nascosto dai fratelli per dimostrare l’eccellente potenziale di longevità di quel vino dopo ben 7 anni (all’epoca un periodo di tempo impensabile) sui lieviti. Oggi come allora quel vino nasce dalle uve di Maso Pianizza, un vigneto di montagna composto da 15 parcelle con età tra i 15 e i 30 anni. Queste vigne a Chardonnay hanno tra loro un dislivello di 150 metri il che, complici le diverse esposizioni (sud e ovest), riescono ad avere tanto l’ottimale maturità di frutto (a Maso Pianizza si vendemmia in media 2 settimane più tardi), quanto la giusta acidità. Ovviamente, poi, sta allo chef de cave Ruben Larentis assemblare i vini di queste diverse parcelle per ricreare ogni anno il tipico stile del Giulio nel rispetto dell’annata. Vini che in parte sono fermentati in legno (sempre a bassa temperatura, 18°C, così come quelli in acciaio) e non sempre svolgono la malolattica. Ad esempio, quelli del Maso Pianizza destinati al Giulio sotto l’egida della vendemmia 2008 hanno fermentato per il 15% in botti da 40 hl vecchie almeno 10 anni, mentre il 20% non ha svolto la malolattica. Ma non basta. Per esaltare al meglio l’annata (che, per la cronaca, è stata di grande maturità, con 11,5° alcolici potenziali, ma ottima acidità), Larentis s’è mosso già a monte, nel senso che ha voluto una resa in mosto più bassa del solito (50%) per avere meno sostanze fenoliche e migliore acidità, mentre in cantina ha ridotto pure il bâtonnage al fine di non porre eccessivamente l’accento sulla ricchezza del vino. Alla fine, il Giulio Ferrari 2008 è stato tirato a luglio 2009 e le prime sboccature sono iniziate esattamente 10 anni più tardi, mentre il dosaggio è stato definito in 2 g/l.

A proposito di annata, ecco la sintesi della 2008 secondo la stessa Ferrari:

la 2008 è stato un’annata caratterizzata da temperature e piovosità al di sopra delle medie di stagione. Le precipitazioni sono state particolarmente intense nel periodo primaverile e all’inizio dell’estate, rendendo impegnativa la campagna fitosanitaria. In agosto, il tempo stabile e soleggiato ha consentito una buona maturazione delle uve, unita a un profilo aromatico molto interessante.

Bottiglia Giulio Ferrari 2008

Giulio Ferrari 2008

100% Chardonnay
Devo confessare che il primo naso mi ha spiazzato: ricco, quasi al limite dell’opulento, denso, fitto, vinoso, con una componente agrumata, e le sue naturali dolcezze, quasi prevaricanti rispetto al frutto e al tocco floreale. Oltre questo, a dirla tutta, non è particolarmente dettagliato, è un naso che deve ancora farsi, completarsi, così passo alla bocca e… rivelazione! Ha tutt’altro passo, ben altro passo. È tonica, energica, freschissima. Si intuisce la parziale vinificazione in legno, ma questa è tutt’altro che boisé, anzi ha valorizzato la gustativa, donandole spessore, sostegno. Quella che al naso poteva sembrare opulenza, qui è diventata raffinata cremosità, con spunti burrosi ben accompagnati da una tensione che rende la gustativa mai insistente. In Ferrari hanno saputo fondere perfettamente il vino Chardonnay alla migliore tecnica spumantistica, così la parte agrumata sale piacevolmente in cattedra, sempre poggiata su questa rotondità mai protagonista, ma quasi a fare da sostegno dietro le quinte. Appagante distensione fino alla chiusura, nitida, fresca, sapida, asciutta. Senza contare la capacità di richiamare subito un nuovo sorso. Gran bel Giulio, dalla bollicina presente e fitta, ma fine, con una trama palatale succosa, luminosa, piena senza essere materica, ovvero certamente elegante. Così, alla fine, il naso particolare non fa che rendere la bocca una vera rivelazione!

Il secondo assaggio ha finalmente focalizzato il frutto e la perfetta coerenza di questo con l’annata (la 2008 in zona ha dato degli Chardonnay polposi), ma con queste caratteristiche perfettamente integrate con la raffinata tensione che caratterizza l’etichetta. Così, alla fin fine, è senza dubbio un Giulio di volume, ma è altrettanto certamente un Giulio straordinariamente ben riuscito, gustoso, coinvolgente. Una sfida ben riuscita, insomma…
Voto: 94/100

(ha partecipato alla degustazione Vania Valentini)

Tappo Giulio Ferrari

www.ferraritrento.com

13 commenti su “Annata 2008: è la volta del Giulio Ferrari”

  1. Molto interessante !! Grazie Alberto !!
    Ne ho una bottiglia che aprirò venerdì sera per cena importante con amici !
    E sarà la prima di una serie di 4 bottiglie.
    Dopo il Giulio apriremo un Bollinger L.G.A. 2012, poi una La Grande Dame 2008 e per finire ci degusteremo un Bollinger R.D. 2004.
    Che ne pensa dell’ordine in cui andremo a degustare le bottiglie a nostra disposizione ?

    P.S. Non vedo l’ora della uscita del libro che leggerò avidamente… !!

    1. Intanto grazie dell’attesa!
      Per la degustazione, invece, metterei LGA 2008 prima di LGA 2012, poi mi farà sapere com’è andata.
      Buon divertimento!

      1. Grazie Alberto ma credo che ci sia stato un fraintendimento. Non abbiamo due La Grande Annee’ (2008 e 2012). Ma bensì un la Grande Annee’ 2012 di Bollinger e una La Grande Dame 2008 di Veuve Clicot

        Quindi l’ordine di degustazione che avrei pensato è
        1 Giulio Ferrari 2008
        2 Bollinger La Grande Annee’ 2012
        3 Veuve Clicot La Grande Dame 2008
        4 Bollinger RD 2004

        Grazie ancora per la pazienza e la gentilezza che la contraddistingue sempre.

  2. Ciao Alberto,
    grazie per la bella recensione.
    Purtroppo ho notato un aumento del prezzo del Giulio del 30%…. spero di sbagliarmi….
    Tra le grandi bolle italiane, forse superiore al Giulio e AMC, collocherei la riserva del fondatore di Coppo….
    Esagero?
    A presto

    1. Sul prezzo non me n’ero accorto, accidenti!
      Coppo? Non mi permetto di dire che esagera, ci mancherebbe. Da parte mia, però, trovo Giulio e AMC il massimo della spumantistica italiana, fermo restando che il gusto personale del singolo alla fine ha sempre ragione…

      1. A dir la verità l’aumento del prezzo è stato di quasi il 200% in neanche un paio d’anni, visto che si è passati dall’acquisto, sulle enoteche online, dai circa euro 65 del 2006 agli attuali euro 120 del 2008!
        A mio avviso, un aumento esponenziale assolutamente non giustificato visto che il prodotto è rimasto il medesimo.
        Ciò mi farà propendere per il consumo ed esaurimento delle bottiglie di Giulio delle annate precedenti che ho in cantina, già acquistate a prezzi ragionevoli, ma per il futuro, l’acquisto di Giulio verrà rimpiazzato da bottiglie di champagne, visto il rapporto qualità/prezzo che non è neppure paragonabile.
        Lo stesso discorso, purtroppo, si può fare in scala ridotta anche per la riserva Lunelli, che ha subito un fortissimo rincaro, a mio avviso non giustificato.
        Lo dico con amarezza visto che, personalmente, ritenevo la cantina Ferrari la regina indiscussa in Italia, per quanto riguarda le bollicine italiane ed i loro rapporto qualità/prezzo.

        1. Appena acquistato a Zurigo da Bindella (noto importatore Svizzero di vini italiani), ca. 80€.
          Questo mi conferma che acquistare in Italia vino italiano non è conveniente. Ok l’IVA. ma da 120€ a 80€. Misteri del commercio.

  3. Ho letto con piacere la recensione sul Giulio Ferrari, purtroppo non mi è mai capitato di berlo. Sono un amante dello champagne (sebbene relativamente neofita) e gli unici Ferrari che ho assaggiato sono quello di base (da circa 15 €) e il perlè bianco che, entrambi, ritengo non siano all’altezza di qualsiasi champagne nella stessa fascia di prezzo (soprattutto il perlè).

    La domanda che le faccio è: secondo lei, dovendo paragonare il GF 2018 a champagne in versione base come Lanson Black label, Billecart S. burt reserve o, per salire, il Bollinger special cuvee, Lei cosa preferirebbe bere? Le 3 bottiglie citate costano insieme più o meno quanto una bottiglia di GF 2018.

    Essendo la spesa relativamente consistente, e potendo acquistare le 3 bottiglie summenzionate allo stesso costo, ne vale la pena “rinunciare” a 3 bottiglie di questo tipo per acquistarne 1 di GF 2018? E, inoltre, secondo Lei, prendendo singolarmente le 3 bottiglie di champagne, il GF 2018 è superiore, simile o inferiore ad esse?

    Grazie

    1. Ahia, domanda dalla risposta difficilissima, anzi impossibile. Per aiutarla a scegliere posso solo dire che il confronto con lo champagne non regge. Non solo in questo caso, ma in assoluto: altro terroir! Completamente diverso. Anzi unico.
      In più le dico che il confronto con lo champagne è anche molto difficile. Sempre.
      Ora sta al suo gusto e alla sua valutazione del rapporto prezzo/soddisfazione personale…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *