Besserat de Bellefon: ritorno alle origini?

targa maison Besserat de BellefonRicordo che il mitico Alvaro Stirpe (la persona che ha fortemente contribuito a canalizzare la mia passione per lo champagne) citava spesso Besserat de Bellefon come ottimi champagne. Per anni non sono mai riuscito ad assaggiarne, finché due anni fa mi capita di visitare la maison, a Epernay. Devo dire che, a eccezione dell’ottimo Blanc de blancs, non rimasi troppo impressionato dalla gamma, ma una seconda occasione di riassaggio dell’intera famiglia Cuvée des Moines mi ha costretto – con mia sorpresa, ma anche piacere – a cambiare idea. Segno che il “peso” del gruppo BCC, di cui Besserat fa parte, inizia a far sentire i propri effetti. Ma vediamo meglio.

sede della maison a Epernay di Besserat de Bellefon
L’attuale sede della maison a Epernay, in Rue Maurice Cerveaux, dove avviene l’intera produzione degli champagne. Gli uffici, invece, si trovano a Reims nella sede di Lanson.

Un po’ di storia

Victor Besserat
Victor Besserat, figlio del fondatore e creatore, nel 1930, della Cuvée des Moines.

La maison fu fondata ad Aÿ nel 1843 da Edmond Besserat, originario di Hautvillers, e da subito questi iniziò a produrre champagne con l’idea di riservarli esclusivamente a quello che oggi chiameremo “canale Horeca”, in quest’opera aiutato più tardi dal figlio Victor, che nel 1927 sposa Yvonne de Méric de Bellefon, aristocratica champenoise. Di lì a poco, la maison cambia denominazione in Champagne Besserat de Bellefon.

La vera svolta, comunque, arriva nel 1930, quando il titolare del ristorante parigino The Samaritane de Luxe gli chiede di andare addirittura oltre questi champagne per la ristorazione in genere e crearne uno che sia addirittura in grado di soddisfare i suoi ospiti accompagnano l’intero pasto. Anzi, costui disse a Victor: “creami uno champagne sufficientemente cremoso da accompagnare qualsiasi pietzanza e io ti ordinerò immediatamente 1.000 bottiglie invece delle consuete 100!”. Victor si mise all’opera e nacque l’etichetta di punta Cuvée des Moines.

Le cantine sotterranee dello champagne di Besserat
Le cantine sotterranee di Besserat, a Epernay, si snodano per ben 15 Km e vi sono conservati circa 3 milioni di bottiglie.

Nel 1971 la maison è acquistata dal gruppo Pernod-Ricard, sotto il quale mantiene alta la sua reputazione, ma più tardi inizia il suo periodo di oblio che si completa quando è acquisita da un altro gruppo, il Marne-Champagne. Finalmente, nel 2006, Besserat de Bellefon entra in orbita BCC, che ha la confortante idea di riportarla ai fasti di un tempo e cristallizzarne l’immagine gastronomica.

Voglia di rinascita

Piano piano l’importanza di un gruppo come il BCC e la presidenza di un uomo capace come Philippe Baijot (più noto come presidente di Lanson) stanno dando i propri frutti e, come ho detto sopra, la qualità degli champagne cresce a vista d’occhio.

chef de cave Cédric Thiébault
Il giovane chef de cave della maison Cédric Thiébault.

Nonostante la maison di fatto non possieda vigneti, l’enorme disponibilità di conferitori da parte del Gruppo e la conseguente possibilità di selezionare le uve permette comunque di poter fare discorsi qualitativi, imprescindibili quando l’obiettivo è, come abbiamo visto, la gastronomia. Attualmente la produzione si attesta intorno al milione di bottiglie annue, mentre lo stock conservato nei ben 15 Km di cantine sotterranee è di 3.000.000 di bottiglie. L’intera produzione avviene a Epernay, nell’attuale sede della maison (quindi, a differenza di molti altri brand del Gruppo BCC, Besserat mantiene indipendente la propria struttura produttiva, anzi produce addirittura conto terzi per diverse Marque d’Acheteur). Lo chef de cave è il giovane Cédric Thiébault.

Oggi Cuvée des Moines è una linea di champagne, anzi, se si eccettua il brut sans année Grande Tradition (peraltro l’unico nella classica bottiglia champagnotta), si può dire che Besserat de Bellefon sia sinonimo di Cuvée des Moines. E son ben cinque gli champagne che si fregiano di questo nome prestigioso: Brut, Extra Brut, Rosé, Blanc de blancs e Brut Vintage. La bottiglia è più panciuta rispetto alla tradizionale e dal 2009 l’etichetta è ritornata alla storica forma ovale con una trama di tela setosa; nell’occasione, e per evidenziare ancor più la natura di champagne per la gastronomia, è stato introdotto anche il summenzionato Extra Brut.

etichetta dello champagne della Cuvée des Moines
Storica etichetta della Cuvée des Moines. Notare la dicitura “crémant blanc” a indicare la minore pressione dello champagne, caratteristica tuttora conservata dall’attuale gamma in tutte le cuvée.

La caratteristica della linea Cuvée des Moines è che i vini, dopo la fermentazione in tini di acciaio, non svolgono la malolattica; inoltre, al momento dell’imbottigliamento, vengono aggiunti 18 g/l di zucchero in luogo dei consueti 24 al fine di ottenete una pressione minore, circa 4,5 atmosfere anziché le consuete 6. Gli champagne Cuvée des Moines, insomma, sono dei demi-mousse (ex crémant). Questa scelta è finalizzata all’ottenimento di una bollicina più fine e maggiore cremosità, mentre la scelta di non svolgere la malolattica va ricercata nella maggiore espressività degli aromi fruttati, nella spiccata freschezza e nella migliore capacità di invecchiamento.

Tutti gli champagne della gamma, infine, impiegano circa il 20% di vins de réserve – che sono conservati con il metodo Solera -, ovviamente a eccezione del millesimato, e maturano sui lieviti tre anni (ancora millesimato escluso…); al termine, il dosaggio è per tutti di 9 g/l fatto salvo l’Extra Brut, che invece riceve solo 3,5 g/l di zucchero. Dopo il dégorgement (la data è sempre indicata in controetichetta: bravi!) le bottiglie riposano inderogabilmente 6 mesi, ma ancora una volta l’Extra Brut fa eccezione, visto che rimane in cantina per un anno.

cosa abbinare con lo champagne: grana padano, salumi e crudi di pesce
Se tutta la gamma Cuvée des Moines è dedicata alla gastronomia, l’Extra Brut è l’estremizzazione di questa inclinazione: dai crudi di pesce fino allo spuntino gustoso a base di Grana-Padano (ci vedo bene il “grasso” 12 mesi) e salumi di qualità come la Mariola di Squisito.

La gamma Cuvée des Moines

bottiglia di brut Besserat de Bellefon
L’ingresso al mondo Cuvée des Moines è rappresentato dal Brut, classico assemblage champenoise che, però e come tutti gli altri champagne della linea, non svolge malolattica ed è un demi-mousse.

Brut
20% Pinot Noir, 35% Chardonnay, 45% Pinot Meunier; base vendemmia 2008
dég. ott. 2011
. Naso piuttosto classico, di base fruttata con sfumature di erbe aromatiche quasi balsamiche e una vena minerale. Dà sensazione di polposità ma senza risultare né materico né dolce, anzi sembra piuttosto asciutto. Bocca molto simmetrica, soprattutto per quanto riguarda la pienezza e il carattere improntato a frutto ed erbe aromatiche, queste ultime a dare freschezza. Risulta ancora asciutto e pulito, con una bella progressione gustativa e un finale di buona persistenza, stavolta sugli agrumi.

Champagne semplice ma… più che gradevole, nella guida “Grandi Champagne 2012 l’avrei messo nella categoria Per Tutti. Rispetto a due anni fa è forse quello che è cresciuto di più.
Voto: 84/100

 

Extra Brut
20% Pinot Noir, 35% Chardonnay, 45% Pinot Meunier; base vendemmia 2008
(stesso assemblaggio ma diversa selezione dei Cru rispetto al Brut)
dég. ott. 2010
. Olfatto decisamente fresco a disegnare un bell’intreccio tra frutto e mineralità. Dà sensazione di essere secco, teso, finemente agrumato. L’agrume (limone) segna l’attacco in bocca, con la sensazione di secchezza ora evidente, ma mai eccessiva o fastidiosa, anche perché il vino ha un concreto sostegno fruttato appena maturo. Finale molto sapido, addirittura gustoso, con l’agrume a sfumare con una sorprendente persistenza.

Champagne non facile, da capire, ma di certo interessante. E, come nelle intenzioni della maison, perfetto a tavola: d’estate con un plateau di crudi di mare, d’inverno al fianco di una sontuosa arista porchettata, infine, quando se ne ha semplicemente voglia, con un bel Grana-Padano 12 mesi e qualche fetta di Mariola di salame di Squisito.
Voto: 85/100

 

bottiglia di champagne Rosé Besserat de Bellefon
Per Besserat de Bellefon il Rosé è molto importante, visto che da un decennio rappresenta ben 1/3 della produzione.

Rosé
25% Pinot Noir, di cui l’11% in rosso, 30% Chardonnay, 45% Pinot Meunier; base vendemmia 2008
dég. apr. 2011
. Naso immediato e croccante nella sua trama di piccoli frutti rossi. È certamente rosé, ma senza eccessi di materia o di dolcezze. Palato piuttosto asciutto e fresco, nuovamente immediato. Conquista per questo aspetto piuttosto che per la profondità e la complessità, così alla fine finisce per farsi bere con spensieratezza complice anche il bel finale agrumato.

Sono sempre più convito della difficoltà di fare buoni rosé ma, alla fin fine, questo riesce a piacere perché è semplice, leggero e tutt’altro che dolce. Da aperitivo, dunque, ma a patto di affiancarlo a una pietanza gustosa ancorché delicata come può essere solo la oramai mitica Mortadella Favola.
Voto: 82/100

Per ora mi fermo qui. Sulla prossima puntata vedremo i due champagne più “importanti” della gamma, quindi il Blanc de Blancs e il Brut Vintage.

 

Champagne Besserat de Bellefon
www.besseratdebellefon.com

0 commenti su “Besserat de Bellefon: ritorno alle origini?”

  1. Ciao Alberto,

    Pensa che anni fa (ti parlo del 2006) ho cercato di farlo importare da un operatore italiano che l’ha snobbato perchè era sconosciuto. Sono rimasta molto delusa perchè è un vero champagne di gastronomia e secondo me incontra molto il gusto italiano. Buona giornata!

    1. Hai perfettamente ragione e considera che negli ultimi tempi è migliorato parecchio. Mi sorprende che sia stato bollato come “sconosciuto”, invece…

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