Brut Classic, uno champagne di grande successo (anche se a me continua a non convincere…)

bottiglie di champagne deutz

Ritengo che da qualche anno Deutz stia vivendo un periodo di autentico splendore. Per carità, non che in passato sia stata sottotono (fu fondata da William in nome della massima qualità e ha sempre lavorato molto bene), ma credo che da quanto sia entrata in orbita Roederer abbia compiuto un netto passo in avanti. O meglio, una serie di passi in avanti anno dopo anno e oggi, dopo esattamente due decadi di straordinaria gestione con Fabrice Rosset al timone, sia una maison d’eccellenza.

Fabrice Rosset presidente Deutz
Fabrice Rosset, presidente di Deutz. Dopo essere stato il braccio destro di Jean-Claude Rouzaud in Roederer, è stato messo da questi a capo di Deutz, dove ha svolto e sta svolgendo un lavoro a dir poco eccezionale.

Ce ne siamo resi conto una volta per tutti con gli assaggi di champagne della seconda edizione della guida Grandi Champagne, ma prima ancora le anteprime dell’Extra Brut, dell’Amour 2003 e dell’Extra Aged e infine dello squisito William Deutz Rosé 2002 mi avevano già pienamente convinto di quest’ultimo, importante incremento qualitativo. Il tutto, beninteso (e non è affatto cosa di poco conto…), incrementando pure la quantità, ovvero il numero di bottiglie prodotto ogni anno. Nel 1993, quando Deutz fu acquistata da Roederer, era poco sopra il milione di bottiglie, ora è a circa 1 milione e 900mila e l’obiettivo è di superare i 2 milioni tra qualche anno ancora. Altre maison hanno tentato questo incremento, ma senza successo; una soprattutto, tra l’altro molto apprezzata, è passata da 650.000 a circa 2 milioni in poco tempo, dopo l’ingresso di un nuovo socio, un finanziere molto noto in Champagne, ma la qualità ne ha risentito in maniera drammatica, proprio sugli apprezzatissimi brut e rosé sans année. Insomma, far andare d’accordo qualità e quantità è molto difficile, ma in Deutz ci sono riusciti grazie a un’intelligente politica dei piccoli passi fondati rigorosamente sulla qualità.

Morale della favola: da diverso Deutz è ritenuta in Francia “tra le sei maison più serie”, inoltre, quando chiedo a uno champenoisa casa, quale champagne bevi oltre al tuo?”, la risposta è incredibilmente spesso “Deutz!”. E, come in tutte le maison, anche in Deutz la bandiera è rappresentata dal non millesimato, ovvero dal Brut Classic. È uno champagne molto noto, molto apprezzato e molto bevuto che rappresenta praticamente l’80% della produzione.

cantina Deutz con bottiglie di champagne
La cantine di Deutz, fatte scavare nel 1840 dentro la collina di Aÿ da René, il figlio del fondatore, che aveva capito che per ottenere una bella mousse servivano temperatura e umidità costanti. Hanno una profondità che va dai 20 ai 55 metri, con una temperatura costante di 11°C.

Le uve sono selezionate di anno in anno tra i 20 e i 30 Crus, tutti della Champagne “classica” (quindi niente Aube, Sezannes o altro), anzi distanti al massimo 30 Km da Aÿ, sede della maison, e l’ultima vendemmia, la base, è arricchita da una quota di vins de réserve che va dal 25 al 40% a seconda dell’annata. I mosti sono fermentati in acciaio, i vini svolgono sempre la malolattica, lo champagne matura 36 mesi sui lieviti e, infine, rémuage (più lungo della media a causa della forma della bottiglia) e dégorgement sono meccanizzati.

champagne deutz brut classic

Brut Classic
34% Pinot Noir, 33% Chardonnay, 33% Pinot Meunier; dosage 10 g/l
L’approccio olfattivo non è molto evidente, anzi sembra quasi delicato, ciò nonostante denota una confortante impostazione classica. È giocato innanzitutto sulla florealità, quindi sulle morbide dolcezze di frutto (sia giallo sia rosso) che si muovono su una vena minerale che esalta certamente la freschezza. Non punta alla complessità, ma è sicuramente piacevole, anzi sembra che sia proprio “fatto” per piacere. L’attacco in bocca è nuovamente segnato dalle dolcezze di frutto, ma anche da una bollicina abbondante ancorché fine e piacevole, poi, però, lo sviluppo gustativo sembra arroccarsi su una marcata freschezza e finezza. Pertanto, si rimane con una bocca estremamente pulita, al punto che si vorrebbe un po’ più di polpa, un po’ più di articolazione, soprattutto alla luce di quanto riscontrato al naso.
Voto: 83/100

Per alcuni il punteggio che ho assegnato a questo champagne sarà troppo basso, sia perché il Brut Classic piace molto, come detto, sia perché altre pubblicazioni lo premiano. Forse sarebbe più equilibrato il rating che gli assegna Richard Juhlin (85/100), però a me questa bocca molto, molto semplice, improntata fin troppo alla freschezza e alla pulizia, non convince. Soprattutto alla luce delle buone aspettative create dal naso. L’amico Fabrice Rosset non me ne voglia…

La medesima impressione, però, l’ha avuta chi assaggia con me, da Federico Angelini a Daniele Tagliaferri, da Luca Boccoli ad Alessandro Scorsone, per questo nelle degustazioni della seconda edizione della guida Grandi Champagne gli abbiamo preferito – e di parecchio – l’Extra Brut. Che è assolutamente lo stesso champagne, eccezion fatta per il solo dosaggio: dopo il dégorgement, la liquer contiene 3 g/l di zucchero contro i 10 del Classic.

Il dosaggio, dunque, fa la differenza e questo argomento lo approfondirò prossimamente su questo sito perché è davvero molto interessante. Ne avevo già parlato con Didier Mariotti, che mi aveva evidenziato il fatto di come questa piccolissima parte di vino (neanche lo 0,8% della bottiglia) potesse cambiare radicalmente il carattere di quello champagne, ma qui nel non millesimato Deutz sembra acuire questo cambio di personalità.

A questo punto, mi piacerebbe sapere da chi segue questo sito e ha avuto modo di assaggiare il Brut Classic cosa ne pensa…

Gli champagne Deutz sono distribuiti in esclusiva da:
FB-Trading, Tel. 0565/829894, info@fb-trading.com

 

0 commenti su “Brut Classic, uno champagne di grande successo (anche se a me continua a non convincere…)”

  1. Gli champagne importanti li sanno fare bene, questo brut è proprio uno champagne facile da bere, molto fresco e fine, è uno stile per lo champagne da aprire quando arriva un’amico/a e finire la bottiglia spensieratamente, oppure per un bar elegante da servire come aperitivo.
    A me personalmente è uno stile che piace molto, amo diversi champagne molto freschi e fini, mi vengono in mente il brut excellence di Gosset, il brut di Delamotte e Pierre Gimonnet bdb premier cru.

    1. Sono anche migliorati tantissimo sui rosé, Vittorio, tutti e tre. A ogni modo, il Brut Classic, come dicevo, può conquistare proprio con la sua freschezza e la sua leggerezza, caratteristiche che vedo apprezzate da te. In questo caso, concordo con la facilità di finire la bottiglia…
      Metto, però, su un altro livello il Brut di Delamotte, almeno l’ultimo, quello con il nuovo habillage: in guida ci ha letteralmente stupito!

  2. Concordo, non ho mai trovato piena soddisfazione, al contrario di alcuni amici che lo amano appunto per la delicatezza del gusto. Mi hai incuriosito a proposito dell’Extra Brut…

  3. E’ vero si fa bere bene il Deutz,ma non ci si tira fuori piu’ di tanto da questo champagne.
    Secondo la Mia opinione e’ troppo corto e non ben bilanciato.
    Volevo sapere sig Lupetti cosa me pensava de Amour de Deutz,io bevvi il 2005 non piu’ di 3 mesi…
    Molto femminile se cosi’ si puo’ dire.. Troppo gentile in bocca.
    Niente di eccezzionale per me (ovviamente secondo il mio palato).
    Comunque gusti sono gusti.
    Complimenti per il sito!

    1. Innanzitutto, caro sig. Giusti, grazie per i complimenti. Che non solo fanno piacere, ma spingono anche a fare sempre meglio.
      Bene, veniamo a Deutz. Sul Brut Classic vedo che siamo d’accordo; se le capita, però, assaggi il fratello Extra Brut, che a me è piaciuto molto di più.
      Amour: è un ottimo champagne, fatto per piacere. Forse anche troppo. Il che riporta esattamente alle sue sensazioni. È un’impostazione voluta, che privilegia la cremosità e porta in secondo piano mineralità e acidità, ma la materia prima utilizzata è senza dubbio di prim’ordine. Insomma, uno champagne da 90-93/100 a seconda dell’annata.
      Paradossalmente, mi ha sorpreso il 2003, di cui parlai qui: https://www.lemiebollicine.com/1494-champagne-deutz/
      Alla fine, dice bene lei: i gusti son gusti.
      A presto

  4. il Brut classic e’ stata la prima bottiglia Deutz da me provata e sono rimasto molto colpito dalla qualità e dalla freschezza ma concordo col dire che l’extra brut e’ superiore e diverso ,anche se io sono un amante dei poco dosati , il Jacquesson Dizy Corne Bautray e’ tra i miei top five!

    1. Il Corne Bautray è un grande e a fine anno debuterrà il 2004 che le anticipo non essere da meno del 2002. Però, fa storia a sé…
      Tornando con i piedi per terra, direi che ha perfettamente sintetizzato: l’Extra Brut di Deutz è superiore al Brut Classic da cui deriva (c’è solo una differenza di dosaggio tra i due, ciò nonostante sono ben “diversi”) e piace anche se gli champagne poco dosati il più delle volte possano apparire troppo asciutto o duri.

  5. Del brut classic, ho bevuto, l’anno passato, una bottiglia e una magnum; è uno champagne fine,

    ben fatto, soprattutto di beva appagante (non si ha difficoltà a finire la bottiglia), ma per me

    troppo dosato, sono ansioso di assaggiare l’extra, amo i pas dosè e i nature, sono sicuro che lo
    apprezzerò molto di più.

    Ciò detto, nella stessa fascia di prezzo (35 euro), trovo più interessanti per es. i vini di ingresso di

    Gimonnet, Collard-Chardelle e soprattutto il brut reserve di Charles Heidsieck, ho bevuto

    l’ultimo nella nuova veste e devo dire che mi colpito particolarmente.., come del resto mi confermate voi negli assaggi per la nuova guida.

    1. Sì, penso che sia volutamente voluto così facile, ma per noi appassionati troppo…
      Una cosa sola, se mi permette. Le piacciono gli extra brut e i nature, ma Collard-Chardelle e CH, pur essendo ottimi champagne, soprattutto l’ultimo, sono davvero molto dosati, ben oltre i 10 g/l… Anche se, eveidentemente, alla fine il vino sembra assorbirlo perfettamente.
      Santè

  6. Non immaginavo…..in alcuni si avverte di più, in altri di meno; nel CH bilancia una bella acidità, a mio parere fondamentale, in tutto il vino.
    Comunque, in presenza di una materia importante, la quasi o totale assenza di dosaggio non disturba, anzi consente di percepire le sottigliezze che innervano il vino.
    Per es. tra il Philipponat brut e il non dosè c’è una sostanziale differenza di espressività a favore di quest’ultimo…. e, andando col suo permesso fuori territorio, il top di Barone Pizzini Bagnadore, ora 2005, non dosato, è davvero splendido per rigore espressivo, gusto articolato, non esito a dire che non sfigura di fronte a molti champagne, anzi….
    Cordialità

    1. Il dosaggio è un po’ un discorso da impallinati, neanche da appassionati… Personalmente, credo che, al di fuori di improbabili paragoni, gli zero dosage funzionino più in Franciacorta che in Champagne, dove, salvo rari casi, i vini risultano poi troppo asciutti e duri. Nella Champagne, dosaggi di 11-14 g/l sono stati la norma negli ultimi 50 anni e solo recentemente si è iniziato a guardare alla fascia dei 6-8 g/l. Però, come abbiamo visto, c’è ancora chi sta sopra i 10 grammi e non lo fa certo per tradizione, almeno non solo. Ricordo che quando espressi a Regis Camus, chef de cave di Charles Heidsieck, le mie perplessita sul dosaggio di 11 g/l, lui mi rispose: “com’è il vino? Buono? Allora vedi che ho ragione io?”. Insomma, forse alla fine dovremmo bere di più e parlare di meno, accidenti…

  7. Bevuto l’altra sera subito prima di Vinitaly. Una serata-aperitivo all’Osteria Sotto Riva, in cui ci siamo misurati con alcuni brut Maison. Devo dire che non avevo grandi aspettative sul Brut Deutz ma per soddisfare un fan abbiamo ordinato questo al posto di bissare una Speciale Cuvée Bollinger.
    Beh, sono rimasta molto colpita anch’io dalla purezza e dalla piacevolezza, dall’agilità senza spigoli ma mai pesante. Uno champagne ben fatto! Ora non mi resta che assaggiare l’Extra Brut..

  8. Alberto anche a me manca l’extra brut nel carnet di assaggi…!
    Il Brut l’ho provato, ma non è fra quelli che scelgo abitualmente e di cui ho particolari ricordi. Fresco, bevibile, easy….

    L’Amour (io ho bevuto il 1999) l’ho trovato troppo piacione, troppo ingentilito.
    Sarà anche uno stile della Maison e quindi non mi permetto di criticare.
    Ma non è nelle mie corde.
    Sono curiosa davvero per l’extra Brut.

    Ma la cosa su cui sono assolutamente d’accordo è che bisognerebbe bere di piu’, e scriverne di meno 🙂
    Un abbraccio a tutti i lettori della tua pagina.

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