Giulio Ferrari 2004: una sicurezza. Sempre

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004

All’opposto di quanto accede con lo champagne – impossibile dire quale sia il miglior vino, ma si può invece dire quale sia la miglior maison -, non riuscirei a individuare un solo produttore di bollicine italiane da mettere sul gradino più alto del podio (sono diversi a muoversi in una dimensione di eccellenza), ma posso invece sbilanciarmi e fare il nome della migliore etichetta in tal senso. Quale? Giulio Ferrari. Poi, Tom Stevenson ha anche eletto la cantina di Trento “Sparkling Wine Producer of the Year” per il 2015, ma questa è un’altra storia.

Tornando all’eccellenza di questo blanc de blancs millesimato, nasce in una terra ad altissima vocazione (ad avviso di chi scrive la più vocata per la spumantistica italiana…), coniuga alla perfezione complessità ed eleganza, non sbaglia un’annata, pur essendone naturalmente figlio, invecchia magnificamente. Basta? Direi proprio di sì, anche se mi sento di aggiungere che dal 1997 in poi questa etichetta ha infilato una serie di piccoli capolavori culminati con il Giulio 2002 e Collezione 1995 a parte. Merito della famiglia Lunelli, che ha saputo non farsi prendere la mano con questo Metodo Classico e, soprattutto, ha avuto l’intelligenza di affidare la cantina a uno chef de cave semplicemente fenomenale che risponde al nome di Ruben Larentis. Personalmente trovo che il carattere schivo di Ruben non gli permetta di porsi alle luci della ribalta come meriterebbe, evidenziando così le sue qualità, ma se continua a regalarci splendide bollicine come fa da anni, posso pure non dispiacermene troppo.

cantine Ferrari
Un secolo d’eccellenza, ecco in sintesi la Ferrari, capace di fare quantità e qualità. E che qualità!
Ruben Larentis
L’eccellenza di Ferrari è certamente merito della famiglia Lunelli, ma come non riconoscere il giusto merito al loro chef de cave Ruben Larentis?

Ma veniamo alla nuova annata di ‘Giulio’, la 2004. L’annata si è caratterizzata per l’inverno mite e la primavera giustamente piovosa, che hanno determinato un germogliamento regolare. La stagione è proseguita con un’estate in cui le precipitazioni piuttosto scarse si sono accompagnate a temperature più basse della media, il che ha permesso un’ottimale conduzione dei vigneti fino alla vendemmia, che si è svolta in bellissime giornate di sole e ha dato uve sane e di qualità. Nel caso del ‘Giulio’, le uve sono solo quelle del vigneto Maso Pianizza, cru di grande valore posto tra i 500 e i 600 m slm, sulla riva sinistra dell’Adige. Dopo l’imbottigliamento, questo ‘Giulio’ 2004 ha maturato quasi dieci anni sui lieviti prima di essere dosato da extra-brut, nello specifico a soli 2,5 g/l.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004

100% Chardonnay

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004sbocc. ott. 2014 – Naso attraente in quanto evidentemente rappresentativo di un blanc de blancs, ma ricco, quasi spesso, stratificato. È nettamente legato agli agrumi, anche in canditura, quindi floreale e minerale, con un tocco di nocciola e una nota di fondo tendente al maturo che ne esalta il fascino. Soprattutto, appare elegante e sofisticato, quindi assolutamente in linea con il blasone dell’etichetta. Bocca rotonda, ancora spessa, o meglio polposa, valorizzata da una bollicina di grande finezza, speculare con quanto riscontrato all’olfatto, giocata più sull’ampiezza che sulla profondità. Però, quello che sembra mancare in allungo viene recuperato in persistenza, ancora su note agrumate che sfiorando la canditura e di erbe aromatiche che lasciano una sensazione rinfrescante/pulente appena tendente all’amarostico. Un altro grande ‘Giulio’ che neanche sembra dosato così basso e, più d’ogni altra cosa, sembra ancora in piena fase di sviluppo…

Voto: 91/100

controetichetta Giulio Ferrari
La controetichetta ci rivela che questo ‘Giulio’ 2004 è un extra-brut ed è stato degorgiato nel 2004. Nello specifico, quest’ultima operazione è avvenuta a ottobre del 2014, quindi siamo solo a un anno dal dégorgement, mentre il dosaggio preciso è di 2,5 g/l.

Vi aspettavate di più? Forse in questo momento anch’io, ma mi spiego meglio. Di primo acchito ho ripensato a quando avevo assaggiato questo ‘Giulio’ 2004 senza dosaggio, veramente notevole, e ho pensato “Oddio, ma perché l’hanno dosato, anche se poco?”. Poi, però, mi son reso conto che come pas dosé da un lato sarebbe stato troppo elitario e dall’altro non avrebbe potuto sfidare il tempo come con la sua liqueur e allora ho ammesso con me stesso che alla fine è effettivamente meglio così. Ma non solo. Ho anche ripensato al discorso di Bruno Paillard a proposito del dégorgement, per il quale un vino spumante che ha passato una decina d’anni sui lieviti dovrebbe riposarne almeno due dopo lo stesso dégorgement. Beh, questo ‘Giulio’ ne ha uno solo sulle spalle, ecco spiegata quella sensazione di contrazione, di non completa espressività all’assaggio, nonostante la materia di prim’ordine, beninteso. Quindi, tengo questa degustazione come base di partenza e mi riprometto di riassaggiare il ‘Giulio’ 2004 nuovamente in primavera: son sicuro che sarà notevole.

5 commenti su “Giulio Ferrari 2004: una sicurezza. Sempre”

  1. Buongiorno sig. Lupetti confermo col mio semplice parere la sua affermazione sull’attesa post sboccatura. Il mese scorso abbiamo goduto io e mia Moglie dei Giulio Ferrari 2001 e quasi mi son pentito di non averlo atteso ancora un paio d’Anni… Complimenti e spero che passi presto dalle mie parti col corso sullo Champagne! Grazie

  2. Ciao Alberto,
    complimenti x le Tue interessanti recensioni!!
    Pensi di organizzare il corso a Bologna o dintorni?
    Grazie.
    Nicola

    1. Grazie!
      per le lezioni, a Carpi, martedì 20 Masterclass Bollinger, martedì 27 Dom Perignon, ma sono entrambe già sold-out. Forse Roederer a novembre…

  3. Buonasera a tutti,

    ho acquistato il 2004, ma ancora non ho stappato alcuna bottiglia perchè credo che debba trascorrere almeno un biennio prima di essere apprezzata.
    saluti
    Domenico

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