Parosé: l’esempio più evidente della bravura de Il Mosnel

Mosnel Parosé 2012 Rosé

Se seguite questo sito oramai lo sapete: tra le varie bollicine ‘extra champagne’ quelle de Il Mosnel sono tra le poche ad essere recensite e, tra l’altro, pure con una certa regolarità. Merito sicuramente della bravura di Giulio e Lucia Barzanò, che hanno saputo esaltare l’opera cominciata dalla mamma, Emanuela Barboglio Barzanò. Esaltarla perché i loro Franciacorta sanno andare ben oltre la Denominazione, superandone i limiti e proponendosi sempre come ‘una bollicina’ coinvolgente. O, se preferite, estremamente piacevole, anche per l’appassionato esigente. Ma non basta, perché i due fratelli hanno saputo fare tutto questo anche con il rosato, tipologia notoriamente molto critica.

Giulio e Lucia Barzanò
Giulio e Lucia Barzanò, anima appassionata e rigorosa di questa bella realtà franciacortina che, proprio grazie a loro, è emersa nettamente nel panorama della Denominazione.

Infatti, oltre all’ottima cuvée de prestige EBB, l’etichetta più solida per regolarità e qualità assoluta è il Parosé, il loro rosato millesimato il cui nome nasce dalla contrazione della negazione francese pas e della parola rosé a indicare che si tratta di un rosato non dosato. Ed è sempre stato così dal 2001, prima vendemmia di questi Franciacorta. Oggi come allora, le uve sono state selezionate nei vigneti di proprietà a Passirano, sulle colline di Monterotondo e Fantecolo con esposizione Est-Sud/Est. Solo il mosto fiore (circa il 30% della pressatura) è destinato a questa etichetta, ma, prima della fermentazione (in barrique da 225 l con 6 mesi di élevage), il Pinot Noir è fatto brevemente macerare sulle bucce. Tirato nella primavera del 2013, ha maturato esattamente 36 mesi sui lieviti e, al termine, non è stato dosato. Quest’annata 2012 è stata tirata in sole 5.000 bottiglie, 600 magnum e 50 jéroboam.

Controetichetta
Bravi Giulio e Lucia, che hanno preferito abbreviare la parola ‘dégorgement’ invece della terribile (a mio avviso) ‘sboccatura’. Un altro tocco di Francia, presa a giusto esempio senza scimmiottarla (bravi bis), è pure il nuovo simbolo che li identifica come ‘Vignaioli Indipendenti’.

 

Parosé 2012

Mosnel Parosé 2012 Rosé70% Pinot Noir, 30% Chardonnay
dég. mar. 2017 – Questo rosé non ha sbagliato un colpo e anche stavolta promette bene. Anche se con quest’annata sembra giocare più su una certa vinosità (d’altronde la vendemmia fu piuttosto precoce, tra il 10 e il 20 agosto…) che su una scattante freschezza. Ma è pur sempre un naso affascinante, carnoso, fruttato a sfiorare il selvatico, per certi versi grasso, ma poi arricchito da spunti silvestri, quindi ecco gli agrumi dolci e le spezie anch’esse dolci. Bocca rotonda al limite del morbido, la cui impostazione vinosa è però ‘tenuta a bada’ da una bollicina vivace, così la gustativa si sviluppa quasi cambiando faccia, facendosi più levigata per chiudere profonda e persistente (molto persistente, accidenti: forse è questa il suo asso nella manica) sui ritorni fruttati e di pompelmo rosa. A fronte di una sensazione di pulizia, più che di asciuttezza vera e propria, il che non fa sospettare l’assenza del dosaggio. Ma questa, a pensarci bene, è pur sempre una caratteristica della Denominazione…
Voto: 88/100

Un Parosé giustamente figlio della sua annata (calda), forse meno scattante di altri, meno energico, ma sempre molto buono. Soprattutto se portato a tavola, dove la sua vinosità e la sua assenza di dosaggio gli permetteranno di accostarsi molto bene a diversi piatti. Insomma, anche nel suo rispettare giustamente l’annata, rimane una delle bollicine in rosa più interessanti del panorama italiano, collocandosi agevolmente sul podio. Senza dimenticare quanto è difficile fare una buona bollicina in rosa, Oltralpe e, soprattutto, qui da noi…

www.mosnel.com

5 commenti su “Parosé: l’esempio più evidente della bravura de Il Mosnel”

  1. Ah, ecco, mi sembrava che avesse un nuovo habillage, sono andato a leggermi la recensione del Parosè 2008 e….meglio decisamente questa, elegantemente anticata.
    Il vino l’ho provato tempo fa, dopo l’EBB e devo dire che concordo in toto, buonissime bollicine entrambi e di rosè così ce ne sono davvero pochini.
    Posso dire che secondo me da dei punti al Laurent Perrier rosè, bevuto di recente e che tra l’altro costa più de doppio ?
    Saluti e con l’occasione Buone Feste

    1. Sulla bontà del Parosé siamo d’accordo, sul fatto che ‘dia dei punti’ all’L-P non credo. Almeno in termini oggettivi e con tutto il rispetto per i Barzanò. Se però entriamo nel soggettivo, beh… ci può stare!

  2. Buonasera Lupetti,
    tralascio i complimenti meritati e vado diretto al punto: concordo nell’affermare che i nostri metodi classici stanno facendo passi da gigante e i cugini francesi dovrebbero preoccuparsi; mi piacerebbe sapere cosa ne pensa del metodo classico altalanga Marclberto millesato 2mila12…personalmente lo trovo grandioso.
    Grazie ancora e in bocca al lupo per il libro.
    Barrese Yuri

    1. Se me lo permette, nonostante i nostri passi da gigante, non credo proprio che gli amici champenois debbano preoccuparsi. 300 anni di storia e un terroir unico non temono confronti. Almeno io la vedo così…
      Ciò premesso, in Italia, nonostante tante (troppe) forzature nella spumantizzazione, ci sono ottime bottiglie, anche da parte di nome meno conosciuti. Probabilmente anche questo da lei segnato, che, però, non conosco proprio…

      Grazie per i complimenti e… crepi!

      1. Mi perdoni, ho scritto male, trattasi di Marcalberto millesimato 2mila12, ha vinto il premio come migliore bollicina italiana 2017 del Gambero Rosso.
        Grazie ancora per la risposta e chiedo venia per l’errata scrittura.
        Barrese Yuri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *