Moët e la sorpresa del 1996

Moët & Chandon Grand Vintage Collection 1996

Non sono un fan sfegatato dell’annata 1996 in Champagne e, come oramai saprete, gli stessi champenois non la trovano un’annata eccezionale, bensì “estrema”. Ne ho parlato più volte, ma questo estremismo significa oggi che la maggior parte degli champagne di quest’annata sono finiti. Sì, proprio così: il vino è chiaramente ossidato e, paradossalmente, accompagnato da una netta acidità che corre per conto suo. D’altronde, gli champenois non erano abituati a simili valori (oltre 10° di alcol potenziale e oltre 10 g/l di acidità), per questo hanno gestito i vini con non poche difficoltà, perfino in fase di rifermentazione. Però, chi l’ha saputo fare ha dato invece vita a champagne a dir poco straordinari. Pochi purtroppo, solo una decina a mio avviso, e tra questi figura senza dubbio Moët.

Benoît Gouez, chef de cave di Moët & Chandon
Benoît Gouez, chef de cave di Moët & Chandon dal 2005: è il custode dello stile di una maison che vanta la bellezza di 275 anni di storia e lo sta facendo con un’abilità veramente non comune. Bravo!

Prima di entrare nel dettaglio, però, sento la necessità di dover fare un discorso su Moët. Personalmente trovo sia veramente da sciocchi scansare questa maison come il male assoluto e trovo ancor più disdicevole bollare i suoi champagne come cattivi… scherziamo? Smettiamola con questa mania che ‘piccolo ed estremo’ (dove estremo in molti casi significa improbabile) è buono e giusto! Basta con l’obbligo di bere etichette sconosciute, magari perché fa figo o, peggio, perché bisogna essere diversi a tutti i costi e ricordiamoci che il bere è piacere, a prescindere dall’etichetta, suvvia! Comunque, gli champagne Moët proprio non vi piacciono? Va bene, ma è gusto personale, pertanto non ci si può azzardare a dire che siano cattivi o fatti male. D’altronde, provino i ‘talebani’ del vino a fare più di 35 milioni di bottiglie su questo livello e poi ne riparliamo. Senza considerare il fatto che gli champenois, ben più intelligenti, possono pure non amare lo stile degli champagne Moët, ma riconoscono apertamente quanto la maison abbia fatto e stia facendo per lo champagne e la Champagne tutta. Vabbè.

A ogni modo, non piace il Brut Impérial? Beh, riassaggiatelo oggi per scoprire che razza di lavoro ha fatto lo chef de cave Benoît Gouez negli ultimi 3-4 anni e poi ne riparliamo. Gusto personale a parte, ovviamente, altrimenti… non vale! Non basta? Ok, passiamo al Grand Vintage, il millesimato. Molto buono già al debutto, cresce anno dopo anno in maniera impressionante perché ha una a dir poco straordinaria capacità di invecchiare! Per non parlare della sua declinazione come dégorgement tardif, certamente più rara, ma di un valore assoluto notevole.

Nel corso dell’ultima visita, per portare personalmente la nuova edizione della guida Grandi Champagne 2018-19 a Benoît, una piccola degustazione c’è scappata, ovviamente. Abbiamo riassaggiato il Brut Impérial, e sono sempre più convinto della sua attuale bontà, e non solo in chiave universale, poi abbiamo assaggiato il Grand Vintage 2009, ottimo, forse in questo momento addirittura superiore al 2008 che l’ha preceduto, infine abbiamo scoperto un’anteprima di cui ora è prematuro parlare. Ma non basta, perché, per concludere degnamente la degustazione, lo chef de cave ci ha servito una bottiglia coperta. Una bottiglia a dir poco notevole, che solo dopo abbiamo scoperto essere il Grand Vintage Collection 1996

Questo champagne è stato commercializzato in sordina qualche anno fa (con dégorgement febbraio 2012) e non è escluso che lo rivedremo in futuro in maniera maggiormente apprezzabile, anche perché non è stato ancora ‘abbinato’ dallo chef de cave a un Grand Vintage più recente: non a caso, quello assaggiato nel corso della visita aveva un dégorgement ancora più recente. Vedremo. Comunque, nonostante qui su LeMieBollicine abbia parlato più volte dei Grand Vintage Collection, vorrei ricordare che si tratta di bottiglie tirate con il tappo di sughero (bouchon liège) rimaste molto più a lungo sui lieviti. Per la cronaca, il Vintage 1996 è stato il 64° millesimato della storia di Moët.

Moet & Chandon 1996
Il Vintage 1996 in versione ‘originale’, quindi quando debuttò per la prima volta sul mercato nel 2003. Ma una parte di bottiglie, chiuse con il sughero già in fase di tiraggio, rimase nelle cantine di Epernay…

Grand Vintage Collection 1996

Bottiglia Moët & Chandon Grand Vintage Collection 199650% Pinot Noir, 45% Chardonnay, 5% Meunier
dég. 2017 – Naso a dir poco avvincente e coinvolgente, espresso innanzitutto da note tostate e di agrumi, poi di frutto, capace di dare una netta sensazione di cremosità e, soprattutto, di spiccata eleganza. Ha, ovviamente, una gran bella mineralità accompagnata da leggeri spunti fumé. Bocca perfetta per freschezza, succosità, tensione, profondità, equilibrio. Però, quando poi scopri che si tratta di un 1996 (lo chef de cave ce lo ha rivelato solo alla fine…) stenti a crederci, proprio perché l’acidità, solitamente netta, scalpitante, tagliente, qui è perfettamente integrata e il vino sfodera un bilanciamento veramente ideale. Sviluppo teso, levigato, solido e finale mai scomposto, elegantissimo. Champagne notevole che esalta l’annata nella maniera più positiva possibile e denota una simmetria naso-bocca a dir poco ideale. Ma la cosa più sorprendente è che… ne berresti una bottiglia dietro l’altra! La perfezione? Grazie Benoît…
Voto: 99/100

(ha collaborato alla degustazione Vania Valentini)

Gli champagne Moët & Chandon sono distribuiti in esclusiva da:
Moët Hennessy Italia – tel. 02/6714111 – www.moethennessy.it

17 commenti su “Moët e la sorpresa del 1996”

  1. Beh che dire i 99/100 li da sempre ai dei mostri sacri ma sacri e mostri anche nel prezzo e a dire il vero mica a tutti anzi……. che sia un punteggio visto nell’ottica di una categoria ben precisa e non assoluta ? Apprezzo molto la vintage di moet perché a mio parere c’è tanta qualità ad un prezzo che ritengo giusto ma soprattutto stabile e non soggetto alle bizze dei listini degli champenois che cercano la fortuna loro e degli importatori , quindi le ribadisco la mia domanda stiamo parlando di una valutazione assoluta o in una scala particolare.Cordiali saluti.

    1. No, i miei punteggi sono sempre assoluti. O, quantomeno, cerco di fare in modo che sia così. Quindi, questo GVC 1996 è in assoluto uno champagne prossima alla perfezione. È stato una piacevolissima sorpresa, insomma. O… no?

  2. Buonasera Alberto,
    del Vintage Collection 1998 cosa ne pensa? E che punteggio gli darebbe?
    Ne ho sentito parlare un gran bene, ma non vedo recensioni…

    1. Accidenti, è vero! Lo assaggiai insieme al Grand Vintage 2008 ma poi non ne ho mai parlato e la stessa cosa ha fatto Vania! Rimedieremo presto…

        1. Buonasera Alberto,
          Le chiedo scusa se ritorno sull’argomento, ma devo operare una scelta d’acquisto tra alcune bottiglie di Moet Chandon Grand Vintage 1998 o di Diebolt Vallois Fleur De Passion 2008. Per quest’ultimo ho diversi parametri di valutazione, peraltro piuttosto lusinghieri, per il primo non ho alcun riferimento, nè suo nè di altri specialisti del settore. Il che potrebbe indurmi a pensare che la 1998 del Grand Vintage non sia un’annata particolarmente degna di menzione…Le chiedo la cortesia di darmi un consiglio ed un termine di paragone per il 1998, posto che non si tratta esattamente di bottiglie a buon mercato…
          La ringrazio in anticipo.

          1. Difficile rispondere, anche perché parliamo di stili completamente diversi (grande maison, solo acciaio, malo contro piccolo RM, legno e no malo) e di annate ben diverse tra loro. Inoltre non ho capito se il Moet è il Vintage 1998 o il Grand Vintage Collection 1998.
            Invece, spero abbia letto del FdP 2008 sulla guida…
            Mi spiace, ma ributto la palla nel suo campo, se me lo permette, e le dico: mi faccia sapere lei!

  3. Buonasera Alberto.
    Ho due curiosità.
    1- aveva avuto modo di assaggiare il vintage ’96 quando uscì illo tempore? Se si che evoluzione ha visto rispetto al GVC ’96?
    2- questo GVC ha “strappato” un punteggio inaspettato (forse), ma ricalca il punteggio del DP vintage nonché del fratello OE / P2 del medesimo anno…..casualità? Ovvero questi due vini sono cugini stretti? In fin dei conti all’epoca le due maison erano ancora molto legate, e se non sbaglio era il primo anno che avevano due Chef de Cave differenti, sbaglio?
    Gabriele

    1. Eccoci! Per la prima sì, anche se credo che ‘l’originale’ lasciato maturare avrebbe potuto sorprendere ugualmente… Venendo alla seconda domanda, sì, punteggio inaspettato. Non mi aspettavo proprio un Vintage di Moët – con tutto il rispetto – così buono. Certamente hanno pesato i 20 anni sui lieviti, ma anche la bontà della ‘base’ non va certo trascurata.
      Parentela con DP? Beh, la parrocchia è quella e, in effetti, ufficialmente fu il primo anno degli chef de cave separati, bravo! Anche se Richard operava come tale su DP dal 1990…

  4. Grazie della celere ed esaustiva risposta.
    A questo punto mi viene da girarle una riflessione: dopo aver letto questo articolo la voglia di prendere (e di bere!) una bottiglia di GVC ’96 non sarà venuta solo a me. Peccato che non mi sembra di vederne poi così tante, per lo meno sui canali ortodossi che tutti conosciamo.
    Ecco quindi che se nei primi anni del 2000 quando usci la prima release si avesse avuto il sentore che questa bottiglia sarebbe diventata un capolavoro dopo 15 anni, sarebbe stato sufficiente prenderne qualcuna e dimenticarla in cantina per avere oggi un piccolo tesoro da bere. Visto che ancora la macchina del tempo non la vendono e tornare indietro non si può non ci resta che guardare il presente.
    Ed ecco la domanda che le pongo: lei oggi, che di bottiglie né ha assaggiate direi molte e di buone, su quali scommetterebbe, fra quelle di facile reperibilità in commercio ora, di avere fra 10\15 anni una evoluzione favorevole come quella del GVC ’96? Quali bottiglie lei metterebbe in cantina per aprirle fra 15 anni con la convinzione di trovare un capolavoro?
    So che nemmeno lei ha il dono della preveggenza (almeno credo!) però un’idea di sicuro se la sarà fatta, sia fra le top cuvée che fra i vintage più a buon mercato.
    Grazie mille e buona domenica

    Gabriele

    1. A proposito del Vintage 1996 ‘originale’ di Moët, credo fu un problema di marchio. Infatti, in diversi hanno acquistato dei 1996 targati Krug, Dom Pérognon, Roederer e così via, ma quasi nessuno il ‘semplice’ millesimato di Moët. Siamo alle solite, come ho detto nell’articolo: si snobba questa maison in quanto ‘grande’, ma si commette un errore clamoroso. Mah…
      Venendo alla sua domanda, subito, su die piedi, le risponderei Dom Pérignon (ovviamente…) e Veuve Clicquot (anche il semplice Vintage). Invecchiano magnificamente. Ma come omettere i millesimati di Lanson, i Roederer (Cristal e Vintage) e il Comtes de Champagne? Per non parlare del ‘semplice’ Brut Réserve in magnum di Charles Heidsieck e di Vilmart tra i piccoli… Ecco fatto qualche nome, di getto. Forse ne dimentico qualcuno, ma questi quando invecchiano sono stupefacenti.

  5. Salve Alberto,
    ho bevuto qualche sera fa un Laurent Perrier 1996 ed era in ottima forma, decisamente bilanciato ed elegante, certamente giocato molto più sull’acidità che su altro, ma insomma lontano anni luce dall’essere ossidato.
    Tra l’altro l’ho assaggiato dopo un Cuvee Louise 1989 che aveva ben altre note (oro puro, naso tutto sui terziari, noce e vaniglia, in bocca comunque ancora una sorprendente “lama” acida)…

    1. I suoi due assaggi non mi sorprendono affatto. L-P, con il suo millesimato, dà sempre vita a vini eleganti e molto piacevoli che sono figli dell’annata, ma senza mai subirla. E le sue giuste osservazioni sul 1996 ne sono la conferma…
      La 1989 è stata, invece, un’annata eccellente che, nonostante calda, ha dato vini oggi al top e lontani da stanchezze o eccessi di calore. All’epoca, inoltre, la Louise era quelle ‘originale’, nel senso che era prodotta con i tre vigneti selezionati a suo tempo dal Principe de Polignac, poi persi dalla maison con la vendita del 2002… Quindi all’epoca la Louise era un grandissimo champagne e questo, sommato, all’annata porta a quell’esperienza affascinante che mi sembra di capire abbia vissuto.
      Saluti

      1. Grazie Alberto, le sue risposte non sono mai banali. Della Louise ho bevuto il 1999 (mi ha lasciato interdetto, come è successo a lei se non sbaglio), il 2002 e appunto il 1989. Questi ultimi due sono stati veramente ottimi. Interessantissima la storia della Louise, dove posso leggere un po’ più di storia su questa Cuvèe? Proverò sul sito di Pommery…

  6. Salve Alberto,
    All’incirca quante bottiglie sono state prodotte di Grand Vintage Collection 96?
    Secondo lei qual è il migliore Grand Vintage Collection? Potrebbe essere questa annata la migliore mai prodotta?
    Grazie anticipatamente e tanti complimenti,
    Saluti

    1. Non credo più di qualche migliaio: già il Grand Vintage rappresenta una produzione relativamente di nicchia, figuriamoci il Collection!
      Il migliore? Finora 1959 e 1990, entrambi in magnum, sono quelli che mi hanno emozionato di più!

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